Recensione: Il bambino indaco di Marco Franzoso

Buongiorno, amanti della lettura!
Gli ultimi giorni sono stati un tornado di emozioni e, cercando di stare dietro a molte cose, non riesco a gestire il blog come programmato da calendario. Quello che più mi preme sono le recensioni che farò fatica a scrivere, dato che i libri che le riguardano non li ho letti molto recentemente. Insomma, ce la posso fare? Sì, ce la posso fare.
Di seguito trovate la recensione di un libro che ho amato, che mi ha fatta arrabbiare e dire "quando avrò un figlio, lo farò diventare un ciccione!". A voi i motivi della mia estrema decisione.


Titolo: Il bambino indaco
Autore: Marco Franzoso
Editore: Einaudi

Trama:
Forse non è cosi vero che l'istinto materno non sbaglia mai. Carlo e Isabel stanno per avere un bambino. Un figlio voluto, desiderato, concepito per amore. Eppure, a poco a poco, Carlo osserva sua moglie sprofondare in una tristezza senza fondo e senza ragione, in lotta contro i propri demoni nell'accanito inseguimento di una purezza assoluta. Che svuota, logora, annienta. Anche il loro bambino. E sotto lo sguardo sgomento di Carlo, si compie la dissoluzione fisica della famiglia, alla quale, però, non vuole far seguito la dissoluzione della passione. Una storia di amore estremo e di estrema sofferenza, uno sguardo maschile che si inoltra con delicatezza e coraggio in quell'incredibile uragano emotivo che travolge una donna in procinto di diventare madre.


Recensione:
Ultimamente leggo molti libri sulla maternità, in tutte le sue forme, ma poche volte mi è capitato di leggere un libro sulla paternità. In effetti questi sono pochi, come se i padri fossero in qualche modo fuori dalla bolla che racchiude mamma e figlio. Come se non potessero capire... Anche se i recenti fatti di cronaca vi dimostrano il contrario: padri che prelevano i figli e fuggono, pur di stare con loro almeno 24 ore, padri sposati con straniere che vivono nel terrore di non rivedere i loro figli. Ce ne ha parlato Sara Rattaro nel suo libro Niente è come te, amato da tutti i suoi affezionati lettori.

Eccolo, il nostro bambino, un puntino azzurro, indaco per la precisione. Un puntino colorato dentro il foro di una penna di plastica bianca.

Ne Il bambino indaco abbiamo un padre che vive lo stesso terrore, e altri ancora. Un padre che sin dalla gravidanza della moglie svizzera, Isabel, ha come una sensazione che qualcosa stia prendendo una piega sbagliata, un po' come l'istinto femminile. Isabel infatti comincia a blaterare riguardo ad un mondo impuro, oppressivo, quello dove vivono e non vuole far vivere suo figlio. Parla di capitalismo, consumismo, sfruttamento, parla di inquinamento. Inquinamento dell'aria, dell'acqua, della persona, dell'umanità.

Eccolo il mondo delle cose definitive. Ecco che siamo diventati come loro, come mia madre, com'era mio padre, ecco che siamo passati dall'altra parte, dalla parte degli adulti, dei genitori, dalla parte delle cose più preziose e irreversibili.

Parla di bambini indaco. I bambini del terzo millennio che sono costretti a vivere secondo le tradizioni dei genitori, che non permettono loro di esprimersi e quindi soffocandoli li portano ad essere ribelli e aggressivi. Il suo bambino è un bambino indaco. Ed è pronta a proteggerlo da ogni elemento esterno, a partire da se stessa. Infatti già durante la gravidanza si impone una dieta salutarista, a base di cetriolini e pomodori. Il padre cerca di intervenire più volte, ma lei trova sempre il modo di farla franca. Anche quando quel bambino nasce, e Isabel non gli dà da mangiare. Per salvarlo dall'inquinamento del mondo, per far sì che rimanga indaco puro. Lucente. Limpido. Pulito.

Il mondo ha troppo sofferto per il male, e loro sono stati mandati per ristabilire l'equilibrio perduto. Sono i bambini della guarigione, capisci? Pura luce, oltre il corpo.

E intanto il piccolo non cresce, piange quando trova le forze di farlo, ha gli occhi e i dentini gialli, le ossa fragili, impara le cose in ritardo e poi smette, privo di energia e voglia di fare i suoi primi passi nella vita. Un bambino che è stato definito dallo scrittore depresso. E un padre che io definisco impotente. Che si sente impotente. Che vuole muoversi, ma non sa come. Ha paura che Isabel prenda il figlio e vada in Svizzera, ha paura di perderlo. Allora si muove cauto, così cauto che pare non si muova affatto. È spettatore della rovina della sua famiglia e dell'infelicità del suo bambino. Trova conforto in sua madre che invece decide di intervenire silenziosamente ed evitare che il piccolo muoia per denutrizione.

Il tempo si è rappreso addensando insieme ogni elemento della mia vita per spararmelo addosso ora, con tutta la violenza di cui è capace.

Dunque il libro di Marco Franzoso parla di impotenza, e in maniera toccante e forte ci mostra l'altra faccia della maternità new age e, la vera faccia, della fragilità di questa. Una storia raccontata magistralmente, un colpo al cuore e un terremoto alla coscienza.
Il bambino indaco, scritto in modo semplice e scorrevole, ci fa dare un'occhiata all'abisso in cui viene trascinato questo padre e, ancora oggi, non riesco a smettere di pensare a Pietro, il piccolo bimbo indifeso che è stato vittima della dipendenza ideologica della madre.

Se scorrono, i pensieri passano e si inabissano verso qualche mare remoto portando via con sé il dolore. Mentre scompare il dolore scompare anche un pezzo di vita, certo. Ma non esiste altra salvezza che questa.

Commenti

  1. Non avevo mai notato questo romanzo ma sembra una storia molto intensa! Bella recensione ;)

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    1. Intensissima, direi ^^
      Grazie Saretta :*

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  2. L'autore è stato molto coraggioso ad affrontare delle tematiche così forti e intense!

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  3. Non lo leggo perché mi hanno raccontato il finale :)

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Avevo già adocchiato questo libro, ma non riuscirei mai a leggerlo... Da mamma ho sofferto già nel leggere la tua recensione! Pensa che io in gravidanza, invece, ho mangiato come un bue, pensando "devo mangiare per due"...

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    1. Nuuu, non leggerlo ti prego :( Ti metterà una tristezza infinita.
      Ecco, brava, così dovremmo fare tutte ^^

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  6. Ho comprato questo romanzo quando è uscito il film di Saverio Costanzo. Non l'ho ancora letto, e credo che aspetterò ancora. Voglio beccarlo nel periodo giusto.
    Ottima recensione, come sempre :*

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    1. Sì, so del film ma non so ancora se lo guarderei o meno. Ho un po' di timore, diciamo.
      Fai bene ad aspettare il momento giusto, secondo me ^^
      Grazie :*

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