giovedì 3 dicembre 2015

Recensione: I miei genitori non hanno figli di Marco Marsullo

Buongiorno, amanti delle lettura.
I genitori spesso sono severi con se stessi e. quando ci sono situazioni spiacevoli riguardanti i figli, sono i primi che si incolpano per queste, i primi che ne soffrono. I primi ma non gli unici, dimenticando che sono umani.


Titolo: I miei genitori non hanno figli
Autore: Marco Marsullo
Editore: Einaudi

Trama:
"Ci sono figli di colleghi di mia mamma più bravi di me in qualsiasi cosa, più educati, meglio pettinati, meglio vestiti, più svegli, affettuosi. Ci sono figli di colleghi di mia mamma che, forse, sono anche più figli di mia mamma rispetto a me". Un diciottenne prende la parola e fa a pezzi il mondo degli adulti, e i propri genitori, smascherando la fragilità di una generazione che non è mai davvero cresciuta. Del resto i genitori sono uguali ai bambini, bisogna prenderli come vengono. Una commedia divertente, corrosiva e tenera, sghemba come tutte le famiglie, dove bisogna adattarsi "l'uno alla forma sbagliata dell'altro per non sparire del tutto".


Recensione:
In un giorno pienissimo decido di leggere un libro breve, ironico e senza trama. La scelta cade su I miei genitori non hanno figli perché sembra ironico e in qualche modo mi ricorda un po' Gli sdraiati di Michele Serra, dove i figli sono tutti sul divano con la Tv accesa, il portatile sulle gambe, le cuffie nelle orecchie, e il telefono in una mano. Un visione generale dei ragazzi da parte di un genitore che pensa che la genitorialità sia fallita, perdendo il suo potere.
Questa volta abbiamo Marco Marsullo che attraverso gli occhi di un figlio osserva i genitori e mette in risalto le loro debolezze e fragilità, il loro impegno e il come i figli siano l'essere dei genitori, il loro riflesso. Questo non è un romanzo, è una specie di saggio, e di conseguenza io non so come recensirlo. Per questo motivo vorrei utilizzare alcuni passaggi del libro e alcune parole del protagonista che non ha un nome, ma che possiamo chiamare il Figlio, dato che rappresenta tutti noi che siamo figli, al di là delle generazioni, noi parliamo dei figli e di conseguenza dei genitori di questi.

Diciamo che ormai ci ho fatto l'abitudine e ho capito una grande verità: non per forza le cose dolorose nascondono conseguenze negative.

Se prima essere figli di divorziati o separati era un grande tabù, un dolore inimmaginabile che si preferiva tacere o non ascoltare, ora l'argomento sembra essere di tutti giorni. Del resto la percentuale delle persone che si sposano è pochissima, come se non si credesse più nel valore della famiglia su carta, e la percentuale dei divorzi è altissima, tanto da scoraggiare la prima categoria. Dunque i figli dei divorziati non sono più dei poveracci da etichettare come orfani della genitorialità. Il Figlio quindi pensa che il divorzio non sia una cosa negativa, in fondo. I suoi genitori non erano più felici e sarebbe stato più doloroso vivere con loro due e le loro accuse reciproche.

Ci sono figli di collegi di mia mamma più bravi di me a fare qualsiasi cosa. Dal tradurre le versioni di Latino al pisciare centrando la tazza, dall'andare a dormire presto al risolvere le equazioni di secondo grado. Figli di colleghi di mia mamma più educati di me, meglio pettinati di me, meglio vestiti, più sorridenti, più seri, più diligenti, svegli, affettuosi. Ci sono figli di colleghi si mia mamma che, forse, sono anche più figlia di mia mamma rispetto a me.

Il Figlio del 2016 è il figlio nullafacente, il disoccupato non dal punto di vista del lavoro, ma da quello della vita. A chi non è mai capitato che i genitori gli dicessero che gli altri sono migliori? I figli delle amiche, ad esempio. Il Figlio si vede presentare a queste da sua madre con un "Lui è mio figlio, è stato bocciato al primo esame universitario". Come se volesse liberarsi dalle responsabilità dei fallimenti dei figli, e invece di spronarlo, gli parla del figlio dell'amica X che fa questo e quello e che lui deve darsi una svegliata.

Il silenzio è la peggiore arma di distruzione (familiare) di massa mai inventata.

Il Figlio deve decidere l'università da cui dipende, molto probabilmente, il suo futuro. Una scelta che, a meno che uno non sia sicuri da tempo di cosa si vuole fare, ha bisogno di essere presa con il dialogo con i genitori. Eppure siamo agli inizi dei settembre e la madre mentre cerca le chiavi dell'auto in borsa gli chiede se ha deciso, senza realmente interessarsi alla risposta del figlio, perché è sempre stato così per loro: prendere le decisioni alla scadenza per evitare lunghe conversazioni e confronti.
Il padre invece, più o meno, dà attenzioni alla risposta del figlio: "se fai giurisprudenza conosco qualcuno nell'ambiente, anche se fai veterinaria. Però sbrigati a laurearti, eh", o qualcosa del genere.
Il silenzio non è solo meccanismo di difesa, ma anche d'attacco, e infatti quando il Figlio viene bocciato al primo esame universitario la madre non gli parla per giorni, come per punirlo.

Le intenzioni dei genitori sarebbero favolose, se non fossero le loro. Alla fine sono esseri umani come noi; deve essere spiazzante smettere di esistere solo come essere umano e diventare a un certo punto genitore. Per questo fanno errori che agli esseri umani comuni, di norma, vengono perdonati, e a loro no. Perché, qualsiasi cosa ti succeda dal giorno in cui sei nato,bella o brutta, è soltanto a causa loro.

Inutile parlare delle intenzioni dei genitori, che sono anche loro essere umani e come tali meritano il perdono e la comprensione che si dà anche ai non genitori. La madre che cerca di colmare i suoi vuoi interiori con viaggi spirituali con degli pseudo sciamani e con uomini che che non la meritano. E poi il padre, che colma il silenzio che cade tra di lui e il Figlio iniziando monologhi sulla caccia e sui cani che sembra amare più del figlio.
Il libretto di Marco Marsullo è un gioiellino che fa sorridere e pensare, nella sua semplicità. E proprio questa fa apprezzare la propria famiglia che, nonostante tutto, è pur sempre la famiglia.

2 commenti:

  1. Un saggio strano questo. Sono indeciso, potrebbe fare per me, ma anche no.
    Odio questi dubbi :(

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    Risposte
    1. L'unico modo per saperlo è dargli una possibilità :)
      Ciao!

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