Recensione: Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia recensione de Lattera a un bambino mai nato, di Oriana Fallaci, che purtroppo non ho apprezzato.


Titolo: Lettera a un bambino mai nato
Autore: Oriana Fallaci
Editore: Rizzoli

Trama:
Il libro è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l'età né l'indirizzo: l'unico riferimento che viene dato per immaginarla è che vive nel nostro tempo, sola, indipendente e lavora. Il monologo comincia nell'attimo in cui essa avverte d'essere incinta e si pone l'interrogativo angoscioso: basta volere un figlio per costringerlo alla vita? Piacerà nascere a lui? Nel tentativo di avere una risposta la donna spiega al bambino quali sono le realtà da subire entrando in un mondo dove la sopravvivenza è violenza, la libertà un sogno, l'amore una parola dal significato non chiaro.


Recensione:
Di Oriana Fallacci ormai se ne parla come se fosse una profeta e anche le persone più ignoranti estrapolano le sue parole dal contesto originario per inserirlo dove fa più comodo: Fallaci la coraggiosa, la donna con la d maiuscola, l'italianissima.
Questa è la prima opera che leggo della famosa giornalista, ma non nascondo il mio essere titubante. Sono molto informata sulla Fallaci ma ho sempre pensato che fosse un'estremista nel pensiero, proprio lei che condannava l'estremismo. Allora inizio a scoprirla pian pianino, con Lettera a un bambino mai nato.

Venire al mondo è già un rischio. Quello di pentirsi, poi, d'essere venuti.

Il tragico monologo di una donna che aspetta un bambino e inizia a riflettere se a suo figlio piacerebbe o meno vivere, se un giorno non la incolperebbe per averlo fatto nascere. Una donna che nonostante ce la metta tutta non riesce a nascondere la paura di diventare madre, una paura quasi irrazionale che va a braccetto con il suo pessimismo cupo e la sua visione del mondo grigia e priva di speranza e addirittura dell gioia di vivere. Allora mi chiedo quale sia la causa di tutto questo, se lei è la prima ad essersi pentita di essere nata, e se ci si può pentire di qualcosa che non è dipesa dalla nostra scelta. Mi chiedo se questa donna non sia stata accecata da questa paura, se quel grigio non l'ha un po' fatta sentire persa, nella nebbia dei "se" e dei "forse", se tutto questo non l'abbia portata ad essere egoista.

Cerca di capire: non è paura degli altri. Io non mi curo degli altri. Non è paura di Dio. Io non credo in Dio. Non è paura del dolore. Io non tempo il dolore.

Io te lo ripeto, non temo il dolore. Esso nasce con noi, cresce con noi, ad esso ci si abitua come al fatto d'avere due braccia e due gambe. Io, in fondo, non temo neanche di morire: perché se uno muore vuol dire che è nato, che è uscito dal niente. Io tempo il niente, il non esserci, il dover dire di non esserci stato, sia pure per caso, sia pure per sbaglio, sia pure per l'altrui distrazione.

Non voglio essere fraintesa: essere madre o potenziale madre non significa smettere di pensare a se stessi, è proprio questo il messaggio che Oriana Fallaci lancia, tra un favoletta e l'altra raccontata al bambino. Essere capace di essere madre single in un contesto storico italiano dove non era ammissibile una cosa del genere. Poter scegliere autonomamente se diventare madre o meno, senza sentirsi giudicata o messa alla gogna dalla società. E infatti, come si potrebbe immaginare, il bambino non nasce e lei in un letto d'ospedale si sente condannare colpevole per la morte del piccolo dal medico, dai genitori, dal compagno che non voleva diventare padre, dall'amica. La società ci fa da giudice in un tribunale e ci condanna. E la Fallaci vuole denunciare proprio questo: diventare madre è una propria scelta, indipendente.

La vita è una tale fatica, bambino. E' una guerra che si ripete ogni giorno, e i suoi momenti di gioia sono parentesi brevi che si pagano un prezzo crudele.

Lettera a un bambino mai nato mi ha fatta molto riflettere, perché è palese il tratto autobiografico della giornalista, e mi chiedo perché la protagonista chiami il suo futuro figlio come Bambino, a conferma del fatto che questa donna aveva paura della maternità. E la maternità è la coprotagonista di questo piccolo libriccino, dove il vero protagonista è il femminismo, a mio parere. Questa cosa che secondo me non ha molto a che fare col diventare madre e la maternità: si diventa madri dalla genesi del mondo, prima ancora che scendessero in piazza le richieste delle pari opportunità, prima ancora che Oriana Fallaci facesse di questo libro un inno al femminismo, e poco alla maternità.

Maria, Gesù, Giuseppe. Perché Giuseppe? Sta così bene Maria col suo bambino e basta.

Come si può intuire, forse sono una dei pochi che non hanno amato o apprezzato come quasi si dovrebbe questo piccolo classico che è stato tradotto in tutto il mondo, un po' per tutti i motivi su indicati, un po' per la scrittura fredda, quasi gelida, della Fallaci in un argomento che è sempre stato caldo e sempre lo sarà.

Io corro, bambino. E ti dico addio con fermezza.

Commenti

  1. Letto qualche tempo fa, quando ancora non riuscivo a capirlo. Penso che la Fallaci si sia ispirata alla propria biografia per scrivere, ha perso un bambino dal compagno e non ha più avuto figli. Dovrei rileggerlo, e anche prendere in considerazione altro di suo, Un uomo ad esempio che mi dicono essere bellissimo, ma non è ancora il momento giusto. A presto!

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    1. Ecco, Un uomo ispira anche me e, come te, non penso sia il momento giusto :)

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  2. Ho letto questo libro anni fa, quando stavo iniziando a mettere le basi del mio pensiero femminista. Ricordo che mi aveva colpito, ricordo lo stile freddo che hai citato anche tu, ma non ricordo altro. Credo che dovrei rileggerlo :)

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    1. Allora non è stata solo una mia impressione! Perché talvolta si dà per scontato qualche emozione, solo per il tema che viene trattato :)

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  3. Questo libro mi ricorda le superiori quindi oramai un pò di anni fa. Grande scrittrice e grande donna dalle posizioni spesso nette, non mi son trovato spesso a condividerne pienamente i contenuti ma è sempre stata di grande stimolo per sviluppare un punto di vista critico.

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  4. Non ho mai letto nulla della Fallaci. Desidererei leggere Un uomo, ma non sono ancora del tutto convinta..

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