lunedì 18 aprile 2016

Recensione: Quando eravamo femmine di Costanza Miriano

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi salta il nostro appuntamento poetico e vi propongo la mia opinione su un libro che su Instagram, sul mio profilo e quello della casa editrice Sonzogno, ha fatto molto discutere se non indignare. Sarò curiosa io, ma quando le reazione sono queste cerco sempre di studiare il fenomeno e trovargli un causa.
Il libro lo consiglio - adesso saprete perché -, e vi dico anche il motivo, secondo me, per cui c'è stata quella reazione da parte di molte lettrici.


Titolo: Quando eravamo femmine
Autore: Costanza Miriano
Editore: Sonzogno Editore


Trama:
"Noi donne ci siamo, per così dire, emancipate, abbiamo conquistato la libertà di scegliere, nel lavoro, nell'amore, nella vita. Ma a che prezzo? Siamo davvero più felici? E soprattutto, rendiamo più felici le persone che ci sono affidate? Non è che per caso femminismo, rivoluzione sessuale e battaglie per la parità hanno finito per lasciarci più sole e tristi? Per rispondere a queste domande, dobbiamo liberarci dagli schemi della rivendicazione e capire quale grande privilegio sia l'essere femmine, destinate dalla natura ad accogliere la vita, chinandoci su di lei, in qualsiasi forma si presenti alla nostra porta. E quale grande avventura possa essere per noi diventare spose e madri, accanto all'uomo con cui possiamo arrivare a diventare una carne sola. Non sto mica parlando della casalinga anni Cinquanta: le tante donne che ho avuto la fortuna di incontrare - donne realizzate spesso anche nel lavoro hanno percorso strade difficili, perfino drammatiche, eppure ne sono emerse straordinariamente capaci di vita, capaci di speranza contro ogni ragione. Mi hanno insegnato che essere felici è possibile, ma richiede un lavoro; che si può pure andare dove ci porta il cuore, ma poi bisogna chiamare il cervello perché ci venga a riprendere, e ci porti in un luogo segreto, dove si mette in moto una vita più feconda e piena." (Costanza Miriano)


Recensione:
Io sono una che non si fa mai ingannare dalla copertina, sebbene io possa apprezzarla o meno. Ma quello che mi attrae di un libro, solitamente, è prima di tutto il titolo e subito dopo la trama. Spesso però anche questi possono trarre in inganno, come in questo caso. Leggendo la sinossi e facendo una rapida ricerca sull'autrice dallo smartphone, si finisce per spalancare gli occhi e chiedersi: "ma è fuori?".
Costanza Miriano non è "fuori", la trama è ingannevole, il titolo attrae: perché non dire donne invece di femmine?

Perché questa è la caratteristica di noi donne: la capacità di fare comunque, in qualche modo, spazio a un altro, ascoltare, accogliere, ricevere, anche quando sembra di non avere più spazio interiore.

Quello che sembra un inno al maschilismo, alla sottomissione alla figura dell'uomo oltre a quella di Dio, è invece una preghiera alla donne di essere sia femmine che donne.
Costanza Miriano scrive una serie di lettere indirizzate alle figlie Livia e Lavinia con lo scopo di istruirle alla felicità, accompagnarle nella loro crescita, permettere loro di essere se stesse in una società e in un Io che annulla la propria identità.
L'autrice infatti ci parla delle donne che si adattano e che adattano i loro desideri a quelli degli altri, che perdono la loro personalità perché forse nella vita e nel passato sono mancate certe cose nel momento giusto e, quando non si sa chi si è, ci si lascia definire dagli altri; ci si ritrova in una relazione che non è davvero una relazione perché affinché ci sia questa bisogna sapersi reggere da soli, per avere una relazione con qualcun'altro bisogna essere qualcuno.
Il primo passo comune a molte donne per essere qualcuno è accettare la solitudine assumendosi le proprie responsabilità e la piena gestione della propria vita, abbandonare il pensiero e il desiderio di avere quella cosa mancata nel passato perché non la si avrà mai più, come non si avrà un risarcimento dalla vita.
L'autrice, però, ci fa capire anche che non ci sono solo idee agli estremi, ma anche mezze misure. Prende ad esempio la sua amica Giorgia che con la solitudine ha preso proprio confidenza, tanto da spingersi a fare tutto da sola, dal lavoro ai figli. Una donna forte, ci dice, come noi immaginiamo la forza nelle donne, ma che alla fine allontana ogni uomo perché sembra avere al collo un cartello con su scritto: ho un sacco di problemi ma me li risolvo da sola.

Insomma, il dibattito su chi, tra maschi e femmine, dovrebbe fare delle cose è noioso e molto condizionato da tanti fattori: il punto è accogliere o meno l'idea di dipendere da qualcuno nel senso di essere complementari, sì, ma anche bisognosi e monchi, se non sposi (i consacrati sono sposi anche loro).

Costanza Miriano ci parla del nostro bisogno e della nostra ossessione ad essere perfette, ipocritiche e severe con noi stessi, perfezioniste, ma insicure. Le soluzioni per la scrittrice sono due: la psicoanalisi o la contemplazione. Per l'autrice la seconda opzione è quella giusta: Dio salva e guarisce e fa nuove tutte le cose, ci fa scoprire non di essere perfette, ma imperfette e amabilissime insieme.
Secondo Costanza Miriano il motivo della nostra infelicità è la libertà, o la libertà che pensiamo di avere. Noi donne, dice, siamo schiave delle immagini e delle aspettative che da sole ci fabbrichiamo e ci imponiamo. Siamo, in poche parole, le nemiche di noi stesse. Noi siamo schiave delle emozioni.
E il passaggio dalla solitudine all'amore maturo, perché una donna che scopre la sua bellezza e la usa per fiorire tutto ciò che la circonda non ascolta le sue emozioni, non rimpiange quello che le manca, costruisce un rapporto paritario. Sono donne che vanno dove le porta il cuore, ma poi chiamano il cervello e si fanno venire a prendere.

Se a smettere è la donna, di amare, è la fine per la coppia.

Ci sono però anche le donne che non conoscono la bellezza, che sono donne bambine. Queste ultime sono quelle che non stimano i propri uomini e ridicolizzano gli attribui maschili, perché si sa che va di moda ormai fare ciò e considerare tutto quello che è virile automaticamente anche violento.
Costanza Miriano ci parla del potere che abbiamo sull'uomo, quello di essere la sua casa, accoglierlo, dargli dei figli ma dargli anche una vita permettendogli di guardare se stesso, capire chi è e chi può diventare.
Ci parla anche di come la società abbia robotizzato la figura femminile, che dice che la donna può conciliare lavoro e famiglia, che possiamo noi decidere quando e se diventare madri, che sappiamo organizzare e gestire tutto. Tutto perché il nostro sistema economico è fondato sull'industria dei bisogni, sul consumo, e per mantenere questa economia servono donne che lavorino fuori di casa, se stanno a casa, non si realizzano, che è meglio dipendere da un capoufficio che dal marito.

Questa è, mi sembra, la partenza di tutte le guarigioni dei matrimoni, dire sì alla persona che si ha vicina. Dire sì senza pretese, né attese. Probabilmente è impossibile mantenere quel sì finché si pensa che si potrebbe avere altro, finché non ci si scopre piccoli e bisognosi come bambini, bisognosi dell'altro, con tutti i suoi difetti.

Insomma, Costanza Miriano in poco più di centosessanta pagine riesce a toccare tantissimi argomenti, anche quelli più spigolosi come la contraccezione e l'aborto, riesce a parlare di Dio senza rendere la sua "presenza" troppo invasiva, che si sia credenti o meno. In maniera allegra, ironica, autoironica e sagace, Costanza scrive queste lettere alle figlie e in un certo senso si racconta al lettore con aneddoti di vita quotidiana, senza smalto o il dietro le quinte, perché la vita è e solamente il dietro le quinte. La vita è vera, la vita è verità.

Noi donne siamo complesse e ricche dentro. Abbiamo questo bisogno di amare ed essere amate. Abbiamo una parte animale molto forte che a volte ci domina completamente perché aborriamo le regole: siamo alleate della vita, noi siamo vicine alla carne, e la carne è fatta di eccezioni e particolari casi unici.

Quel che però mi preme sottolineare è la polemica, più o meno leggera, che si è creata tra le tante lettrici donne una volta che sono state al corrente della pubblicazione di questo libro (sul canale Instagram). Quel che mi preoccupa è la reticenza delle persone a non voler scoprire il libro e quindi cercare un confronto. Le lettrici si sono dette inorridite che una donna potesse dire certe cose delle donne, si è parlato di "schifo". Allora io mi chiedo, a cosa serve la letteratura? Al confronto, giustamente direste voi. Ma solo al confronto con gli altri? Perché pare che non si voglia ricercare il confronto con se stessi, che si voglia rimanere nella propria confort zone idea.
Il punto è che al mondo ci sono così tante idee, tute diverse tra di loro, che si possono condividere o meno, ma non mi sembra un motivo giustificabile per definire un libro, e di conseguenza un'idea, "schifo".
Quando eravamo femmine è un libro ricco di spunti di riflessione che mette in discussione le proprie opinioni, che apre le mente e permette di osservare certi temi da più prospettive. Ve lo dico io, che l'ho letto quattro volte per poterne scrivere.

Una donna che chiede gli stessi diritti degli uomini manca di ambizione e di fantasia. Lo dico sempre. Voi dovrete chiedere diritti diversi da quelli degli uomini, perché siete diverse, e potete dare un contributo diverso e imprescindibile alla società, anche fuori dalla famiglia, ma dovrete pretendere di farlo coi vostri modi e i vostri tempi.

10 commenti:

  1. Mi aveva già incuriosita all'uscita e adesso sono proprio sicura di voler leggere questo libro, in primis perché il tema del femminismo mi sta molto a cuore, in secundis perché, come scrivi, è giusto uscire dalla confort zone e confrontarsi. Ciao Siham!

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    1. Ottima e saggia decisione, Cecilia :)
      Un bacione :*

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  2. La Miriano è una giornalista e scrittrice di grande spessore e sicuramente leggerò il suo libro in versione ebook. Chi definisce "schifo" senza neanche leggere il libro è evidentemente una persona che vive con i paraocchi alla quale va ricordato che viviamo in un paese libero dove esiste la libertà di opinione e vanno rispettati tutti i pensieri anche quelli che discordani dal nostro! Complimenti per la recensione molto accurata! Un abbraccio Maria

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    1. Hai espresso perfettamente il mio pensiero. Detto da delle donne, poi... L'ho trovato assurdo.
      Buona lettura!

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  3. Non sapevo di tutto lo scalpore intorno a questo libro e probabilmente mai lo avrei preso in considerazione, ovviamente questo prima di leggere gli estratti che hai messo e la recensione! :*

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    1. L'ho trovato davvero interessante, nonostante lo scalpore.

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  4. A pelle questo titolo non mi aveva colpito, grazie alla tua recensione lo sto rivalutando. Interessanti le tue riflessioni in merito agli argomenti trattati! :) Un abbraccio

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  5. Non vedo l ora di leggerlo. Grazie per la recenzione.

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    1. Consigliatissimo! Grazie a te :)

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