Recensione: Girl Gang di Ashley Little

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia recensione de Girl Gang, di Asley Little. Un libro forte, crudo, che toglie il velo ad una città piena di desolazione. Però la storia rimane impressa per la sua vicenda, e purtroppo poco per le emozioni e non coinvolgono.
Ne approfitto anche per segnalarvi il contest indetto dalla casa editrice, che premierà un suo lettore con una gift card Amazon.


Titolo: Girl Gang
Autore: Ashley Little
Editore: Unorosso

Trama:
Girl Gang è la storia drammatica di una banda di donne-adolescenti, ambientata nella città di Vancouver: le Black Roses, alias "il peggior incubo della città". Mac, la leader auto-nominata e mente del gruppo; Mercy, la principessa punjabi con una speciale abilità per il furto; Kayos, ragazza madre, fuggiasca dalla scuola e dalla famiglia con una figlia avuta all'età di soli tredici anni; Sly Girl, scappata dalla riserva First Nation in cerca di una vita migliore, finendo invece per trovare solo depravazione e dipendenza; Z, sedici anni, maestra di graffiti e murales, anticonformista. Persone emarginate e frutto di una società canadese degradata, le cinque ragazze si gettano nel mondo ad occhi bendati: terrorizzano Vancouver con freddezza e furiosa velocità, facendo terra bruciata attorno a loro per cercare il modo di cancellare il loro passato doloroso. Con il nome di Black Roses, rubano bancomat, cucinano metanfetamina e crack, e si battono selvaggiamente contro chiunque osi far loro del male. Decise e senza nulla da perdere, combattono contro l'oscurità, la solitudine e la violenza che le circonda. Narrato in prosa diretta, innovativo, vivace e senza pause, Girl Gang è un pugno di carta e parole in pieno volto, è un ritratto urlante dipinto con la vernice spray, che rappresenta la cultura delle bande urbane, è un racconto di ragazze perdute che lottano per il potere, per avere voce, per trovare speranza.


Recensione:
C'era quella vecchia canzone, rap penso, che diceva che un fiore può nascere anche per strada.
Girl Gang non parla di fiori qualsiasi, Girl Gang parla di rose, rose nere. Le Black Roses nascono sul marciapiede di Vancover, una dopo l'altra.

E così, in una piovosa giornata d'ottobre, le Black Roses erano sbocciate.

Tutto comincia da Mac che, stanca di essere schiavizzata dalla gang di cui fa parte, approfitta della goccia che fa traboccare il vaso, ovvero la sua migliore amica Mercy che viene picchiata dopo essersi prostituita, e insieme decidono di creare una gang tutta loro. La prima gang di donne che sfida tutte le altre e pretende uno spazio tutto loro per la strada. Mac e Mercy prendono molto seriamente la cosa del formare la gang, tanto da iniziare a pensare che una banda di gangster non può essere temuta se composta solo da due elementi.

Nel Medioevo, si diceva che chi trova una rosa nera nella foresta troverà una strada nella vita, la strada di un guerriero che combatte per la libertà.

Ed è qui che entra in scena Kayos, mamma single che sembra dolce e pacata ma che nasconde dentro di sé una belva pronta a scagliarsi contro tutto ciò che fa soffrire lei o le persone che ama.
C'è anche Sly Girl con il suo occhio tremante e quasi disgustoso, che si trova dentro fino al collo nella sua dipendenza da sostanze stupefacenti. Ma non sei un tossicomane se non lo nascondi o non lo neghi. Sly Girl, che sperava in una vita diversa e con un po' meno di violenza o ingiustizia, finisce invece in un mondo dove le due regnano sovrane e complici.
C'è poi anche Z, con gli occhi ingenui e una tale tenerezza nei suoi modi di fare che ci si chiede che diavolo faccia in questo mondo che è l'opposto del suo essere. Z con le bombolette imbratta Vancouver con lo stemma delle Black Roses, e porta un po' di colore anche nell'appartamento di questo, se non anche un po' di speranza e amore per una di loro.

Era incredibile il modo in cui la prosaica vita quotidiana si divorava il sentimento, il trasporto erotico, insomma tutta quella pallozza bollente tra lo stomaco e il cuore che metteva voglia di stringere, baciare, toccare, ascoltare una notte intera la voce amata.

Le Black Roses, che sole sono vulnerabili, insieme terrorizzano alcune delle bande più importanti di Vancouver. Mac, Mercey, Kayos, Sly Girl e Z, insieme fanno tutto ciò che è in loro potere per uscire da quel mondo privo di via d'uscita, come l'Inferno. Insieme, le ragazze adolescenti, cresciute prima del tempo perché questo le ha costrette a farlo, si vedono comportarsi da donne adulte e forti, che pur di sopravvivere sono pronte ad uccidere, che pur di sognare e di sperare in una vita migliore, sono pronte a perdere se stesse e a violare il loro patto di sangue.

E' un po' strano, sai? Essere bloccate in questa strana dimensione, tra l'essere bambina e essere un'adulta, e non capisci proprio quale delle due rappresentare.

Vancouver, come non l'ho mai incontrata nella letteratura, una città silenziosa che sembra starsene sulle sue come se volesse risolvere da sola le sue grane, ci viene descritta nel romanzo di Ashley Little come una società che non sente, non vede e non parla.
Però c'è chi come le Black Roses, non si nasconde in questo mutismo, in questa cecità, pare debba pagare un caro prezzo. Anche se le ragazze, ormai divorate dalle fiamme del loro inferno, si promettono di non morire mai: Le Black Roses non muoiono mai.

Va tutto bene, Merce. Starai bene. Come fai a saperlo? Perché le cattive ragazze non muoiono mai.

Un libro che non permette al lettore di prendere fiato, che lo trascina volente o nolente nella sua violenza, nella vita di questa ragazze, bambine quasi, per cui si prova compassione ma mai empatia purtroppo. Quel genere di emozione che esiste, ma non ti coinvolge. Questa è l'unica nota che stona in questo libro peculiare e dalle tematiche forti.

Rimasi sveglia per diverso tempo, a pensare, ascoltando i suoni che venivano da fuori, bottiglie e vetri rotti, tintinnii e rumori metallici, drogati che urlavano, scoppiettii dai tubi di scappamento delle automobili, cani che ululavano, pioggia che cadeva, altri vetri rotti, e la città che si autodistruggeva.

Commenti

  1. Siham <3 Sicuramente è un libro che fa immergere il lettore in altre prospettive, ma il fatto che tematiche simili non ti abbiano emozionata mi fa sorgere spontaneo il dubbio che magari potrebbe non piacermi. Un libro simile deve colpire, coinvolgere ed emozionare, nel bene o nel male, altrimenti è facile rimanere abbastanza distanti dalla storia.

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    1. Già, sono rimasta un po' impassibile e distaccata per quanto riguarda le emozioni, purtroppo.

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  2. La copertina non mi attira particolarmente, lo ammetto! Ma come ne parli sembra davvero bello :) Lo inserisco in wishlist :)

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