Recensione: Mandami un messaggio di Arianna Vetere

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo una lettura molto leggera, ma che purtroppo non mi è piaciuta. Ho trovato, infatti, Mandami un messaggio un romanzo piatto, caratterizzato da una scrittura poco matura.


Titolo: Mandami un messaggio
Autore: Arianna Vetere
Editore: Parallelo45 Edizioni

Trama:
Anna è una giovane sposa, ma è ancora vergine. La sua mente la imprigiona in una paura folle della prima volta, che cerca di superare sfogandosi con uno ragazzo conosciuto su internet, Alessandro. Un giorno lo incontra, e tra loro scoppia una relazione ossessiva nella quale lei, pur di vincere le sue angosce, decide di prestarsi ai suoi giochi erotici. Ma la vita di entrambi cambierà per sempre quando scopriranno che il vero amore è più forte di qualsiasi ossessione.


Recensione:
Anna è ormai sposata da due anni con suo marito e entrambi sono infelici. Un matrimonio che è stato dato per scontato dopo che, da giovanissimi, si sono conosciuti e poi scelti. Una vita coniugale fatta di "ti voglio bene", di baci a stampo sulla soglia di casa, di cene silenziose e di occhi dolci. Un matrimonio non consumato che rende i coniugi inermi davanti a una decisione da prendere. Il problema, se così si può chiamare, è nella testa di Anna, che proprio non riesce a lasciarsi andare e che è terrorizzata all'idea di provare dolore nel momento in cui perderà la verginità, una paura irrazionale che la blocca e che blocca la sua vita.

L'aspetto più devastante, per me, è questo dolore che cresce continuamente. Il dolore di non averlo vicino, di non sapere cosa fa, soprattutto di non capire se conto qualcosa per lui. Il dolore di mentire a tutti quelli che mi vogliono bene e non immaginano affatto cosa mi stia accadendo.

Come ci ha insegnato Freud, ad ogni paura c'è una causa; anche in questo caso. Può essere, infatti, che sia dovuto al modo in cui Anna è stata cresciuta ed educata: sotto una campana di vetro, protetta dall'effetto famigliare e senza mai doversi trovare in una situazione spiacevole o problematica. Ed è proprio per questo motivo che, ad ogni emozione diversa da quelle che lei prova nella sua vita ordinaria, si sente sopraffare dalle sue conseguenze; si sente soffocare come se la sua testa fosse immersa nell'acqua e non sa più come affrontare gli imprevisti. Come le è successo appena ha conosciuto Alessandro tramite chat e lo ha desiderato, lo ha desiderato come mai ha desiderato suo marito.

Mi sono sentita l'unica responsabile del fallimento della nostra unione, avrei voluto sprofondare in me stessa, isolarmi, escludere il mondo, e col mondo lui.

Anna, alla fin fine, è una donna bambina, una donna immatura, che non ho sopportato per neanche una riga; perché si atteggia e pensa come una ragazzina di quindici anni che si fa travolgere dall'emozione della prima volta, in tutti i sensi. Subito si fa un'idea di Alessandro di principe azzurro, e subito desidera costruire una relazione che nasce dagli scarti di tutte le relazioni disastrose e suicide. Lui, menefreghista e freddo, che si prende gioco di lei. Lei che gli muore dietro e finisce per far usare il suo corpo senza un minimo di amor proprio. La Anastasia Steele dei poveri, per capirci.

Sì, mi sono innamorata. Sarà questa la prima volta? Quella vera? Eppure so di essere stata innamorata di Marco, quando avevo sedici anni. E anche di mio marito. Ma non riesco proprio a ricordarmi di come mi sia sentita. Ci sto pensando, e mi appare tutto lontanissimo, nebuloso, difficile da rievocare, appunto.

Anna che ci racconta e si racconta in un diario quei mesi di tira e molla con Alessandro, del loro sesso - e dico sesso, non amore - che non lascia nulla nell'anima se non disperazione in lei. In poco tempo, una donna fatta, si ritrova ad essere dipendente da un ragazzo che in lei non vede altro che un corpo da usare. E con il trascorrere della storia anche lei usa lui, per recuperare tempo e esperienze che non ha mai vissuto.

Forse amare troppo può ferire una persona, renderla insicura. Ma è una ferita che non fa male sul serio, che viene dalle migliori intenzioni.

Mandami un messaggio è un libro breve ma senza spessore di alcun tipo. Dove la trama trae in inganno perché l'eros è poco, mentre i sentimenti contrastanti di questa protagonista poco stabile emotivamente prendono il sopravvento. Una protagonista che ho quasi odiato, mentre gli altri sono solo dei cartonati senza dimensione. E se avviene qualche cambiamento in questi, nel loro comportamento, non sappiamo perché e com'è successo. E non è la tecnica del romanzo a permettere ciò, perché di romanzi in forma di diario ne ho letti davvero tanti, ma lo è la scrittura dell'autrice. L'ho trovata infatti molto piatta, senza alcuna profondità, come se davvero il diario fosse stato scritto da una ragazzina di quindici anni.

C'è sempre una prima volta, no? In tutto.

Commenti

  1. Mi spiace si sia rivelata non proprio una bella lettura! Eppure, dalla copertina e dalla trama sembrava davvero bello :(

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  2. Non ho letto il romanzo in questione, quindi non mi esprimo su "mandami un messaggio", però quando paragoni la protagonista ad Anastasia Steele che si fa maltrattare dall'uomo conosciuto in chat, ho avuto per l'ennesima volta l'impressione che ultimamente siamo invasi da romanzi che veicolano sempre la stessa figura della donna vittima dell'uomo forte, affascinante e un po' stronzo (sic!). La donna debole è ovviamente un topos da sempre nella letteratura, però questa moda nel 2016 è un po' avvilente.

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    1. Concordo con te, talvolta sembra che si stia tornando indietro, invece che andare avanti.
      Io non sono femminista (parola che ormai ha perso senso, per quanto viene usata anche in maniera impropria) ma sono per il rispetto dell'anima e del corpo. Per la donna che si risetti e si faccia rispettare. Nel 2016 soprattutto.

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  3. Sono l'autrice del libro, grazie per le belle parole. Il mio romanzo non c'entra nulla con 50 sfumature di grigio, non è un romanzo erotico, e il fatto di essere arrivata finalista a concorsi letterari di spessore, oltre ad aver trovato un editore che ha creduto in me - non me lo sono autopubblicato - forse potrebbe far perlomeno intuire che non è un disastro come descritto da questa critica. Non sono di certo Pirandello, o la Mazzantini, ma so che storia ho scritto, una storia di coraggio in cui una giovane donna si mette in gioco per superare le sue paure. E la storia che vive è ossessiva solo nella prima parte, poi scopre l'Amore, quello vero, in tutta la sua bellezza, e scopre pure il sesso, certo, ma non quello delle ragazzine di 15 anni, nè tantomeno quello sadomaso di "Anastasia Steele dei poveri". Sapendo a quante persone è piaciuto ciò che ho scritto, e pensando a quante ragazze/donne mi scrivono entusiaste, dispiace leggere simili parole sempre da una donna. In ogni caso ognuno ha i propri insindacabili gusti. Però chi ha commentato qui sopra dovrebbe magari prendersi la briga di leggerlo, prima di giudicare. Frose cambierá idea e non sará della stessa opinione di questa critica. Chissá.

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    1. Grazie per il tuo commento, Arianna :)
      Non so se ha avuto modo di leggere altro, qui sul blog, oltre alla recensione del suo libro. Recensione che come tutte le altre è scritta con la massima sincerità, perché se leviamo questa nei libri e nelle opinione che abbiamo di questi, non ci rimane molto.
      Fatta questa precisazione, vorrei specificare che le mie parole non avevano intenzione di screditare il suo libro, né sminuirlo di fronte ad altri, concorsi letterari di spessore o o a quelle organizzate nel paese di dieci abitanti. E non sempre le autopubblicazioni sono delle cavolate, dato che ne parla, perché delle volte queste sono quelle che hanno il nome di un editore sulla copertina. Perché poco importa se un libro è presente su Amazon o sia pubblicato dalla Mondadori se un libro non piace o invece sia osannato. Che sia criticato o acclamato dai lettori. Perché sì, lei sa che storia ha scritto, come tutti gli scrittori al mondo, ma è importante anche quello che percepisce il lettore. Che sia donna o uomo. Ed è qui che casca l'asino. Io non ho apprezzato il suo libro come non ne ho apprezzati altri e, dati che li cita, non ho amato nessuna opera di Pirandello e la Mazzantini non mi è piaciuta in nessun libro escluso il penultimo. E siccome le sue opere parlano di donne e sono destinate alle donne, io non le ho amate perché non mi piacevano come scritte o perché la trama faceva acqua da tutte la parti.
      Quello che dispiace a me, Arianna, è il suo commento al mio essere donna e non aver apprezzato la sua storia. Perché anche lei è donna e, seguendo la sua logica, le direi che a lei non è piaciuta la mia recensione ed è strano detto da una donna.
      Ultima cosa, ma non meno importante, se tutti leggessimo tutto prima di giudicare, il mercato dell'editoria non sarebbe in crisi :)
      La ringrazio ancora per il suo commento e il confronto di idee che ci è stato e le auguro buona fortuna per le prossime opere!

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  4. Io ho letto il libro ed ho conosciuto personalmente l'autrice. Penso che sia scritto molto bene e racconti in maniera cruda ma sincera i vissuti che molte tra noi vivono e se ne vergognano. Chi critica non sa quando è difficile non riuscire a lasciarsi andare col proprio partner, e se critica la scrittura allora non capisce molto nemmeno di narrazione. ...perché i brutti libri sono altri!

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    1. Sono felice che lei abbia avuto una bella esperienza con il libro. Pensi, tutti amano Harry Potter, ma poi ci sono io a cui non è mai piaciuto? Come diceva Arianna su, i gusti son gusti :) Non penso che il problema fosse nella narrazione, sa? Non lo credo proprio per niente. Ma se un libro non mi piace, non mi piace e basta. Io leggo e reputo bello ciò che è bello ai miei occhi. Ah, lungi da me affermare che dei libri sono brutti, questo lo dice lei. Ma allora smettiamola di criticare il lavoro altrui perché qua è tutto soggettivo.
      Grazie per la sua opinione e buone letture :)

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  5. Ciao a tutti. Ho appena finito di leggere il libro e sono davvero rimasta delusa. Non nego che possano presentarsi delle vicessitudini simili a quella della protagonista ma certo è difficile identificarsi con lei. I pensieri che l'autrice mette in testa alla protagonista sembrano quelli di una adolescente mai sicura di sè, che sfugge alle proprie responsabilità e del tutto incapace di guardarsi dentro. Ho trovato il finale scontato e tutto sommato forzato. Infine la scrittura, sebbene scorrevole, è effettivamente poco matura. Mi verrebbe quasi da dire che è proprio la scrittura di un'adolescente.

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    1. Ciao e grazie per il tuo bel commento :) Non possiamo che essere assolutamente d'accordo, noi due: la protagonista che sembra una quindicenne e la scrittura di una quindicenne da diario intimo.

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  6. Sono capitato qui per caso, digitando su google il romanzo appena letto e sono contento. Mi piace l’idea di essermi addentrato in un blog che parla di libri e prima di tutto mi complimento con l’autrice per l’idea. Devo però dissentire sul suo commento a questo libro. A me è piaciuto tantissimo e, dirò di più, leggerlo è stata una piacevole sorpresa, al momento uno dei migliori romanzi letti quest’anno (e credetemi ne leggo un bel po’). Una sorpresa perché di un’autrice non famosa, presumibilmente alla prima opera. Un romanzo ben scritto, che coinvolge e a tratti emoziona persino. Non è un romanzo per donne, io non lo sono, al contrario credo che debbano leggerlo anche e soprattutto gli uomini per meglio comprendere certe sensibilità che anche noi abbiamo ma che soffochiamo forse perché ci vergogniamo. Le prime esperienze e le prime paure appartengono ad ognuno di noi e riviverle, anche se in maniera diversa, a distanza di anni è piacevole come lo sono spesso le visite al proprio passato. Il sesso, anzi l’erotismo è patinato, senza mai cedere al volgare. E personalmente non trovo alcuna somiglianza (o verosimiglianza) con 50 sfumature. Ma quello che più mi ha colpito è stata la capacità di farti immedesimare in ogni personaggio principale, dalla protagonista, con le sue paure, le sue attese, le sue fragilità ed i suoi egoismi, a volte tipici di chi soffre. Nell’amante, con i suoi timori di essere coinvolto, con la sua immaturità iniziale e l’incapacità a darsi e dare totalmente e con il suo approfittare della parte più debole, e soprattutto il marito che vede, qualcosa comprende, ama e proprio per questo non riesce ad intervenire, si autoconfina in un angolo in attesa di un qualcosa a cui non sa dare nome e forma, una totale non capacità di affrontare di petto la situazione per paura di danneggiare chi ama. Insomma per me leggere questo romanzo è stato come calarmi in un pozzo, un pozzo di specchi, una sensazione che non ti aspetti da quella che probabilmente è un romanzo d’esordio. Un romanzo che mi ha lasciato qualcosa dentro e che consiglio di leggere.

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    1. Ciao e grazie per aver lasciato la tua interessante opinione :)
      Tuttavia ci troviamo in disaccordo, ma è questo il bello della letteratura: libri uguali e percezioni diverse.
      Buone letture!

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