Recensione: Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore di Susanna Casciani

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia recensione del libro Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore, libro che ha segnato l'esordio e il successo di Susanna Casciani. Mentre la scrivevo, però, ho sentito come il bisogno di rivolgermi a una specifica categoria di donne che a suo tempo non sopportavo e che ora mi sono solo indifferenti. Questo non deve però distogliere l'attenzione dal messaggio che Susanna vuole far arrivare a tutte noi e sul quale potremmo riflettere a lungo.


Titolo: Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore
Autore: Susanna Casciani
Editore: Mondadori
Data di uscita: 22 marzo 2016
Prezzo: €15.00


Trama:
"C'erano una volta un ragazzo e una ragazza. C'erano una volta perché adesso non ci sono più. Un sabato mattina di fine aprile lui si sorprese a piangere davanti a lei. Non riusciva a parlare. Avrebbe voluto confessarle che era finita, ma sapeva che poi lei avrebbe iniziato a singhiozzare, e non ne sopportava nemmeno l'idea. Lei alzò lo sguardo dal suo libro come se avesse avvertito una forza nuova in casa, incontenibile, che l'avrebbe schiacciata contro il muro se non si fosse aggrappata a qualcosa, così si aggrappò al suo orgoglio, o a quello che ne rimaneva. Chiuse il libro, si alzò dal divano e si diresse verso di lui, si mise sulle punte e gli accarezzò la testa. Gli disse di stare tranquillo. Lui le faceva del male e lei lo consolava. Gli diede un bacio sulla guancia e uscì di casa senza voltarsi, per non essere costretta a dirgli addio. Quando, quasi tre ore dopo, tornò a casa, lui non c'era più. Sfinita, si addormentò su quello che era stato il loro letto. Più tardi, si svegliò di soprassalto e mise a fuoco nel buio quella parte di letto, così vuota, e avvertì un macigno sul petto che non la faceva respirare. Si rese conto di non essere pronta a lasciarlo andare. Si alzò per cercare un quaderno, come se improvvisamente fosse una questione di vita o di morte. Ne trovò uno. Conosceva le regole: non chiamarlo, non cercarlo, non seguirlo (!!!), non inviargli messaggi, bloccarlo su ogni social network, non giocarsi la dignità. Conosceva le regole, ma le stavano strette...


Recensione:
Un amore che comincia per caso, come tutte le storie d'amore. Un amore di due persone qualsiasi, di tutti i giorni, come tutte le persone. Lei che si siede al porto con un libro in mano, lui che gioca a fare il pescatore. Tanti sguardi abbassati, tanti incrociati, tanti che invece sfuggono. Ma un giorno smettono di scappare via e si sostengono a vicenda, una coppia che prende forma e decide di andare a vivere insieme dopo pochi mesi. Perché quando l'amore chiama, si deve rispondere tempestivamente, ci si deve far trovare preparati e farsi cogliere dal suo calore. Da tutte le sfumature del suo calore, quello delle prime mattine che iniziano con le corde della chitarra pizzicate. Lei che canticchia per lui, la felicità espressa in note musicali, un pentagramma che li abbraccia.
Non sento più niente e mi va bene così. Niente gioia e niente dolore, solo quella vaga sensazione di disagio che si prova talvolta uscendo di casa, convinti di aver dimenticato qualcosa di importante, ma cosa? Chissà che cosa. Chissà.
Fino a quando lui non dice a lei che non la ama più e che è finita. Lei, così sensibile, lo consola e lo abbraccia per fargli sentire meno male. Ma chi pensa a lei? Lei che si ritrova in quella casa vuota, senza avvisi e senza aver intuito nessuna crepa nel loro rapporto. Si sveglia ogni mattina a fatica, e sente di dovergli dire tante cose, ma sa anche che non è possibile, che parte della separazione netta è proprio non rivolgersi la parola, non cercarsi. Allora Anna scrive un diario fingendo di parlare a lui, ogni pagina comincia con i giorni che sono passati dalla separazione. Anna li conta, li somma, li accumula mentre si abbandona alle emozioni della rottura senza ripudiarle; lei non vuole evitare di soffrire, lei vuole imparare a rendere produttiva quella sofferenza. Inizia a fare tutte le cose che avrebbe voluto fare con o senza di lui, a partire da quelle piccole, quelle che fanno la differenza. E mentre i giorni passano, Anna si vede rinascere: più bella di prima, più felice di prima.
Non possiamo scegliere di rimuovere i ricordi più dolci e colorati solo perché dopo un addio diventano i più dolorosi. Non si può, ed è giusto così. Non devi dimenticare niente.
Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore segna l'esordio della giovane Susanna Casciani, notata dalla Mondadori dato che il seguito che aveva sulla sua pagina Facebook e nella quale rendeva pubblici tutti i suoi pensieri più intimi e le sue emozioni più segrete. Il suo libro altro non è che tutti quei pensieri e quelle emozioni assemblate in un centinaio di pagine che a volte sembrano poesia e altre invece cadono nella banalità positiva, quella del "è vero", quella che ci fa sorridere perché riesce ad esprimere quello che magari noi non riusciamo. Un libriccino che descrive la realtà, senza però superarla; perché Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore non ha nulla di unico o di eccelso, lo si dimentica presto e quel che si ricorda di vago fa sorridere assieme al suo messaggio finale.
Devi ricordare la differenza tra il prima e il dopo. Devi ricordare il bene perché tutte queste lacrime abbiano almeno un senso, per avere sempre presente che sei stata felice, per tenere a mente com'era, per non accontentarti - in futuro - di qualcosa in meno. Devi ricordare il bene, ma soprattutto devi ricordare il male. Per non andare a cercarlo ancora una volta. Per smettere di aspettarlo. Per non tornare indietro. Mai più.
Amata subito dal pubblico delle donne, Susanna Casciani racconta la vita di molte di noi una volta che siamo di fronte alla fine di una relazione in cui abbiamo investito e creduto fin dall'inizio. Racconta di come molte la affrontano e di come dovremmo tutte affrontarle, perché sempre più spesso l'amore ha una data di scadenza e da quella data in poi ci si sente perse. Il messaggio di Susanna Casciani è quello di accettare la fine, che ce la si aspetti oppure no, di far tesoro di tutto quello che viene dopo perché è meglio amare e soffrire che non amare affatto. Accettare le notti insonni, la tentazione di cercare lui, i ricordi che sembrano tutti bellissimi e così lontani, i pianti in qualsiasi dove e quando, la rabbia, la sensazione di sentirsi soli, il desiderio di stare soli, la promessa di non fidarsi mai più, ché tanto mica è vero.
Ci si abitua a tutto, anche alla tristezza, anche alla sofferenza, e in qualche modo continuare a provare dolore ci sembra più rassicurante di provare ad andare avanti.
Vorrei però sottolineare una cosa e rivolgermi a una determinata categoria di donne, quelle che fanno le grandi donne e che criticano tutte quelle che hanno il coraggio di mostrare i loro sentimenti, di non nasconderli come se fossero un crimine, mi rivolgo anche a tutte quelle che giocano a fare le pragmatiche e dicono "suvvia, piantala con i piagnistei e reagisci" e lo dicono seccate e nel momento sbagliato, mi rivolgo anche a tutte quelle che con finta indignazione si chiedono come sia possibile ridursi in quello stato, che soffrire per un uomo o la sue perdita equivale a perdere la dignità. Mi rivolgo a loro perché sono quelle che mettono il cuore in un ripostiglio e lo dimenticano, quello che prima poi lo dovranno tirare fuori e che stanno solo rimandano quello che è l'amore in tutto il suo complesso.
Non ti vergognare per via di tutto questo dolore che stai provando. Non sentirti fuori luogo, fuori tempo, fuori moda. Stai soffrendo per amore. Ok, c'è di peggio e lo sappiamo tutti. In ogni caso fa abbastanza male, quindi hai il sacrosanti diritto di essere triste.

Commenti

  1. Sono d'accordissimo con te su tutto!
    Perché non bisogna soffrire? Abbiamo un cuore proprio per provare dei sentimenti, belli e brutti, forti e travolgenti. Ignorarli non fa altro che farci del male.
    Che bello questo libro, l'avevo già visto da qualche parte ma non mi aveva colpita. La tua recensione invece me l'ha fatto adorare!!! :)

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    1. Esattamente, e te lo dice una che per tanto tempo ha avuto il cuore in un ripostiglio. E' tutto così bello, emotivamente parlando: piacevole o un po' meno piacevole.
      Se ti capita di leggerlo, fammi sapere che ne pensi ^^

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  2. Concordo con Nik. Questo libricino, per la sua semplicità, mi ha sempre incuriosito, ma leggere la tua recensione è stato qualcosa di più, mi ha permesso di annusarlo, di carpirne il cuore, prima ancora di averlo tra le mani. E quello che hai mostrato mi ha convinta.

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    1. Non è il libro più intenso e indimenticabile del mondo, ma fa riflettere molto e parla di molte donne ad altrettante donne :)

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