lunedì 29 febbraio 2016

Rubrica: Un buongiorno di poesia con Emily Dickinson

Buongiorno, amanti della lettura.
Iniziamo la settimana con la vecchia rubrichina che ci augura il buongiorno con una poesia di Emily Dickinson. Oggi si parla di amore, con una certa malinconia.
Vi auguro un buon inizio di settimana e di essere sereni :)


Che sempre amai...

Che sempre amai
questo ti sia di prova:
che per quanto abbia amato
non ho vissuto abbastanza.

Che amerò sempre
te lo assicuro,
l'amore è vita
e la vita è immortale.

Dubiti ancora, amore?
Ecco, allora non ho altro da mostrare
che il mio Calvario.

domenica 28 febbraio 2016

Un salto in libreria #16


Buongiorno, amanti della lettura!
Non so voi, ma da me ieri si è messo a nevicare e ora tutti i tetti sono imbiancati con la conseguenza di rendermi felicissima. Amo la neve! Però automaticamente il mio cervello mi rimanda a una copertina, alla mia immancabile camomilla e ad un libro profumato tra le mani. Ed è quello che sto facendo ultimamente, tra le tante novità.
Tra di queste abbiamo anche il profumo di passato e di amore materno, oltre alle pagine che lo racchiudono con La ricetta segreta per un sogno, che ho cominciato ieri e mi sta incuriosendo sempre di più.
Poi abbiamo un libro meraviglioso: La casa sul fiume, finito venerdì sera ma da cui non riesco ancora a staccarmi emotivamente. L'ho trovato stupendo, finora uno dei migliori libri dell'anno.
Dalla Grecia passiamo alla Russia e ai suoi classici che spaventano un po' tutti, La famiglia decaduta mi attrae moltissimo e vorrei proprio leggerlo.
E, tra gli altri, abbiamo due uscite Sonzogno che questo mese si tinge di giallo con La vita segreta e la strana morte della signorina Milne, e di rosa con Quando eravamo femmine, dove quest'ultimo attrae molto la mia attenzione.
Un sacco di nuove uscite, recenti e prossime, da non perdere!


Titolo: La ricetta segreta per un sogno
Autore: Valentina Cebeni
Editore: Garzanti Libri
Prezzo: €16,90
Uscita: 18 febbraio 2016

Il primo profumo che Elettra ricorda è quello del pane appena sfornato e dei biscotti speziati. Nella panetteria in cui è cresciuta ha imparato da sua madre che il cibo è il modo più semplice per raggiungere il cuore delle persone. Ma adesso che lei non può più occuparsi del negozio e ha lasciato tutto nelle mani di Elettra, i suoi dolci non hanno più questo potere. E tutte quelle domande rimaste in sospeso tra loro non hanno una risposta. Domande su un passato che la donna non ha rivelato a nessuno, nemmeno a lei, sua figlia. Elettra, persa e smarrita, sente di non avere altra scelta: deve fare luce su quei silenzi. Eppure in mano non ha altro che una medaglietta con inciso il nome di un'isola misteriosa, e una ricetta: quella dei pani all'anice che sua madre cucinava per sconfiggere la malinconia e tornare a sorridere. Proprio quei dolci le danno la forza per affrontare il viaggio verso l'isola del Titano, un pezzo di terra sperduto nel Mediterraneo la cui storia si perde in mille leggende. Se su un versante la vita scorre abitudinaria, sull'altro solo cortei di donne vestite di nero solcano stradine polverose che portano al mare. Un luogo in cui ogni angolo nasconde un segreto, una verità solo accennata. Un luogo in cui risuona l'eco di amori proibiti e amicizie perdute. Ma Elettra non ha paura di cercare, di sapere. Deve scoprire il legame tra la donna più importante della sua vita e quel posto. Perché solo così potrà ritrovare sé stessa.


Titolo: Una dolce ostilità
Autore: Marianne Kavanagh
Editore: Garzanti Libri
Prezzo: €16,90
Uscita: 3 marzo 2016

Kim odia Harry con tutta se stessa. Eppure è costretta ad averlo sempre tra i piedi, perché è il migliore amico di sua sorella. Tutta la famiglia lo adora, ma Kim non riesce a fidarsi di lui. Harry si occupa di finanza e la carriera sembra essere il suo unico obiettivo, mentre lei fa volontariato e lavora per un ente no profit. Sono l'uno l'opposto dell'altro e discutono in continuazione. Fino a quando il destino non interviene: devono prendersi cura insieme del nipotino di Kim. E allora tutto cambia. Giorno dopo giorno, la ragazza scopre che Harry ha sempre indossato una corazza per nascondere il suo animo ferito. L'ostilità ha diviso i loro cuori per tanto tempo, eppure quell'odio, forse, non è nient'altro che una forma di amore. Ci vuole solo coraggio. Perché a volte per trovare l'anima gemella bisogna cercare proprio lì dove meno te l'aspetti.


Titolo: La casa sul fiume
Autore: Lena Manta
Editore: Giunti Editore
Prezzo: €12,90
Uscita: 17 febbraio 2016

Quando Teodora guarda le sue figlie, non può fare a meno di pensare che per loro desidera un futuro diverso, coraggioso e libero dalle convenzioni, come ha fatto lei stessa quando, giovanissima, ha avuto l'ardire di sposare un uomo molto più grande e più ricco. Ed è per questo che una dopo l'altra le cinque ragazze della casa sul fiume, ai piedi del monte Olimpo, scelgono senza paura la loro strada. La libertà però non sempre coincide con le svolte del destino: Melissanthi finisce preda dell'ossessione per il gioco; Iulìa deve proteggere il suo matrimonio dagli spietati inganni della suocera; Aspasìa ha un marito che pensa solo alla carriera e ostacola con fermezza la sua vocazione per il canto; Polixeni è un'attrice molto corteggiata e frivola, finché sarà travolta da un amore impossibile; Magdalinì si trasferisce a Chicago e scopre ben presto che suo marito nasconde un terribile segreto... Ma anche nelle più violente tempeste della vita, ognuna sa che esiste un luogo sicuro dove fare ritorno: la vecchia casa sul fiume, protetta da enormi castagni, che da sempre le chiama e le attende.


Titolo: La famiglia decaduta
Autore: Nikolaj Leskov
Editore: Fazi Editore
Prezzo: €16,00
Uscita: 25 febbraio 2016

Uno dei vertici dell’opera narrativa di Leskov, Una famiglia decaduta racconta la storia dell’affascinante principessa Varvara Nikanorovna, costantemente in lotta contro ogni forma di ingiustizia. È la nipote Vera a ricostruire l’ascesa della nonna, che dalla piccola nobiltà di provincia entra a far parte di una delle famiglie aristocratiche più in vista di San Pietroburgo. La cronaca inizia nell’anno 1812, quando il marito della principessa resta ucciso nella guerra contro Napoleone, e termina nel 1825, con la rivolta dei decabristi. Vedova a meno di trent’anni, ma ancora giovane e bella, Varvara non è interessata a risposarsi: lei ha amato, e amerà sempre, un unico uomo nella sua vita. Si dedica invece, con grande impegno, ai suoi figli, ai quali vorrebbe impartire un’educazione genuinamente cristiana, e al benessere dei suoi contadini. La principessa agisce con una bontà fuori dal comune, che però le procura un danno dopo l’altro, specie quando dalla campagna si trasferisce a San Pietroburgo – la cui corruzione è descritta con un realismo “comico” impressionante – e si trova a frequentare i salotti dei nobili. Una fitta cronaca di eventi e personaggi che si muovono in un’atmosfera sospesa tra tragedia e commedia, dove dramma e felicità appaiono come i due volti di uno stesso sogno: la vita.
Parte di una grande trilogia che comprende anche Gli ecclesiastici e Tempi antichi nel villaggio di Plodomasovo, Una famiglia decaduta è uno dei capolavori della letteratura russa dell’Ottocento. Lo stesso Leskov lo riteneva il suo romanzo più maturo e senz’altro il più vicino al suo cuore.


Titolo: Fratelli di sangue
Autore: Ernst Haffner
Editore: Fazi Editore
Prezzo: €17,50
Uscita: 3 marzo 2016

Berlino, primi anni Trenta. La città pullula di adolescenti senzatetto. Alcuni sono orfani, altri sono stati abbandonati dalle proprie famiglie, altri ancora sono fuggiti dagli orfanotrofi e dai riformatori per trovare un senso di appartenenza in una delle molte gang di strada. Quella dei Fratelli di sangue è una di queste, formata da otto minorenni che si aggirano tra i vicoli nei dintorni di Alexanderplatz, vivendo di piccoli furti e prostituzione e costantemente in fuga dalle forze dell’ordine. Uniti da una catena invisibile fatta di regole non scritte, cercano il proprio posto nel mondo e sono avidi di libertà. Insieme a loro ci addentriamo nelle viscere dell’underworld di una Berlino gelida, disperata, affamata: bettole maleodoranti dove la musica imperversa fin dal mattino, teatri abbandonati trasformati in ospizi di fortuna, spettrali luna park dove prostitute bambine si offrono per un paio di giri di giostra. Un universo popolato da vagabondi e vecchi mendicanti, da artisti di strada e suonatori invalidi, da gigolò, borsaioli e spazzaneve, raccontato con il realismo più crudo, senza lasciare spazio a pietismi. Una storia vera e necessaria di amicizia e disperazione, ma soprattutto un profetico documento storico, una testimonianza dell’atmosfera di apocalittica decadenza che dominava la Germania alla vigilia dell’ascesa del nazionalsocialismo.
Uscito per la prima volta nel 1932, il libro fu bruciato nei roghi nazisti. Il romanzo viene oggi finalmente ripubblicato con grande successo in Europa e negli Stati Uniti.


Titolo: La vita segreta e la strana morte della signorina Milne
Autore: Andrew Nicol
Editore: Sonzogno
Prezzo: €17,50
Uscita: 25 febbraio 2016

Nulla è come sembra a Broughty Ferry, tranquillo paesino sulla costa scozzese. Jean Milne, ad esempio, è una matura zitella che vive sola in una lussuosa villa di ventitré stanze (quasi tutte chiuse) ed è, per i suoi concittadini, un modello di rispettabilità. Eppure, quando viene trovata brutalmente assassinata nella sua abitazione con i piedi legati e il cranio fracassato, l’immagine pubblica, che così a lungo ha resistito, comincia a incrinarsi. Chi può avere ucciso in maniera tanto feroce una signora così riservata? E perché, di colpo, conoscenti e testimoni diventano elusivi e reticenti? E chi è l’uomo che, su carta violetta, le ha scritto, alla vigilia dell’assassinio, una lettera a dir poco personale? La notizia del crimine si diffonde rapidamente per tutta la Gran Bretagna, suscitando nei lettori delle gazzette una curiosità così morbosa che la polizia si sente subito sotto pressione: bisogna trovare un colpevole e bisogna trovarlo in fretta, anche a costo di qualche procedura non proprio scrupolosa. A indagare, con i più moderni ritrovati della scienza investigativa (siamo nel 1912), viene chiamato da Glasgow l’ispettore Trench, un esperto per i casi più difficili, affiancato dall’attento sergente Frazer, agente della polizia locale. Man mano che i due scavano nella vita della signorina Milne, i segreti della sua esistenza vengono a galla. E alla fine sarà uno shock per tutti. Basato su una storia vera, e ricostruito grazie a una meticolosa ricerca negli archivi della polizia e nei giornali dell’epoca, questo caso viene riaperto con sapiente talento narrativo e tocchi di britannico humour.


Titolo: Quando eravamo femmine
Autore: Costanza Miriano
Editore: Sonzogno
Prezzo: €15,00
Uscita: 25 febbraio 2016

"Noi donne ci siamo, per così dire, emancipate, abbiamo conquistato la libertà di scegliere, nel lavoro, nell'amore, nella vita. Ma a che prezzo? Siamo davvero più felici? E soprattutto, rendiamo più felici le persone che ci sono affidate? Non è che per caso femminismo, rivoluzione sessuale e battaglie per la parità hanno finito per lasciarci più sole e tristi? Per rispondere a queste domande, dobbiamo liberarci dagli schemi della rivendicazione e capire quale grande privilegio sia l'essere femmine, destinate dalla natura ad accogliere la vita, chinandoci su di lei, in qualsiasi forma si presenti alla nostra porta. E quale grande avventura possa essere per noi diventare spose e madri, accanto all'uomo con cui possiamo arrivare a diventare una carne sola. Non sto mica parlando della casalinga anni Cinquanta: le tante donne che ho avuto la fortuna di incontrare - donne realizzate spesso anche nel lavoro hanno percorso strade difficili, perfino drammatiche, eppure ne sono emerse straordinariamente capaci di vita, capaci di speranza contro ogni ragione. Mi hanno insegnato che essere felici è possibile, ma richiede un lavoro; che si può pure andare dove ci porta il cuore, ma poi bisogna chiamare il cervello perché ci venga a riprendere, e ci porti in un luogo segreto, dove si mette in moto una vita più feconda e piena." (Costanza Miriano)

sabato 27 febbraio 2016

Penne tricolore: Amare in guerra, la Vita Oltre e poteri sovrannaturali.

Buongiorno, amanti della lettura.
Dopo la pausa causa studio, torna la rubrica che permette agli autori emergenti di mettere in vetrina i loro romanzi autopubblicati.
Oggi si parla di A time for love, di Chiara Mineo, dove il tempo e le circostanze in cui amare sono davvero pessime, ma si sa che l'amore è dotato di una forza incredibile: guerra o non guerra.
Ma ci sono guerre e lotte anche in Deathpoint, di Stefano Bolotta, in un tempo ancora più lontano.
Dalla vita oltre la morte passiamo alla vita sovrannaturale, grazie all'ultimo libro della saga di Francesca Pace e a L.D Blooms.


Titolo: A Time for Love. Un tempo per amare
Autrice: Chiara Mineo
Pagine: 389
Formato: ebook/cartaceo
Prezzo: 0,99/ 13,52

Quali sono tre emozioni che regalerai ai tuoi lettori?
Spero di poter regalare molte emozioni ai miei lettori, ma se devo proprio scegliere sono: amore, coraggio e speranza. Con il mio libro voglio far capire ai lettori che, non importa quale sia la difficoltà da superare, ma bisogna avere sempre amore, coraggio e speranza nel cuore.

24 Giugno 1929. Elena, una bambina dolce e spensierata, è finalmente giunta al suo decimo compleanno e non vede l’ora di festeggiarlo, ma quel giorno la sua vita è destinata a cambiare per sempre. Nei pressi del Colosseo, dove tutto sembra immortale, Elena viene rapita da due misteriosi uomini, dallo strano accento. Quella mattina Elena compiva dieci anni, ma quella stessa mattina perdeva tutto: l’amico Marco, la famiglia… la sua vita. Elena, improvvisamente, non è più una bambina, ma una detenuta del campo tedesco. Impara a lottare, ad obbedire, a sopravvivere. Dove Elena ha perso la sua identità passando a Helen Krämer, dove tutti perdono la loro umanità, lei non può far altro che sperare. Dove regna la miseria e la violenza Helen trova l’unico filo di ragnatela in grado di garantirle la libertà. Può decidere di rimanere nel campo e di morire o di diventare assistente medico per l’esercito tedesco. È il 2 Novembre 1939, la festa dei morti, quando Helen si ritrova in mezzo la guerra. Nella città di Danzica, dove tutto ha inizio e fine, Helen incontra Ethan, giovane capitano dell’esercito tedesco. Helen non sa dove ha già visto occhi tanto verdi, del colore della giada, poiché il campo le ha strappato persino i ricordi. Ogni volta che Ethan le mostra un briciolo di umanità e di sentimento, lei è costretta a fare un passo indietro. Un fardello troppo grande pesa sul suo cuore, un segreto da nascondere al bellissimo capitano: un codice di detenzione tatuato sopra il seno sinistro.
Mentre una feroce guerra investe tutto il mondo, la dolce Helen e il coraggioso Ethan non possono far altro che sperare, imparare a riconoscersi… imparare ad amarsi.
Sperare, lottare e vivere sono le tre regole fondamentali di chi vive la guerra. Sperare in un futuro migliore. Lottare per sopravvivere. Vivere per avere la pace.



Titolo: Deathpoint
Autore: Stefano Bolotta
Editore: Self publishing
Formato: E-book (€3.99) - Cartaceo (€15.99)
Caratteri (Spazi inclusi): 420.000
Dove trovarlo: Amazon

Quali sono tre emozioni che regalerai ai tuoi lettori?
Ai miei lettori, con questo romanzo, regalerò:
Curiosità nello scoprire in altre vesti personaggi conosciuti.
La suggestione di assaggiare un mondo onirico che potremmo desiderare dopo la nostra morte.
L'amore tormentato, sia esso fra uomini e donne o fra esseri umani e il proprio sofferente Paese.

Anno 2050. Jack Muffin, tennista di indubbio talento e dalla vita sregolata, disputa la finale del torneo di Wimbledon. Dopo una sconfitta inopinata, al rientro dalla Britannia, il ventiquattrenne muore in un incidente aereo a bordo di un maestoso otto motori. 
Muffin si risveglia in un mondo molto diverso dalla sua realtà, in cui l'aria è ancora respirabile e il cielo limpido, caratterizzato da isole sparse in mezzo all'oceano. Inizia un lungo viaggio scortato da un individuo misterioso, l'Uomo col coccodrillo. Lungo il cammino verso la sua destinazione finale, il giovane ha modo di incontrare grandi sportivi del passato, maturando nuove certezze sulla morte e sulla vita.
Nel mondo reale, la sua Patria affronta un pericolo imminente. L'ex Repubblica oligarchica d'America, trent'anni dopo il regime dei signori dell'idrogeno, sta cadendo inesorabilmente nelle mani degli industriali delle neurotecnologie. La popolazione, schiava dell'agio e dell'audiossia, un nuovo stupefacente, è indifferente al pericolo che grava sulla democrazia restaurata con fatica dai Circoli del libero pensiero e commercio.
Un manipolo di resistenti lotta per evitare l'ineluttabile. A Rochester, Minnesota, paese natio di Jack Muffin, Matt Porter si batte per evitare un'altra guerra civile, rischiando di perdere l'amore della figlia Miranda.
I vivi lottano per la libertà, i morti per un riscatto morale. Fino a quando... 



Titolo: Emma
Seguito: The Hybrid's Legacy Saga
Autore: Francesca Pace
Editore: Self-pulishing
Formato: E-book (€2.99)
Cartaceo a prezzo scontato e spedizione gratuita
al sito dell'autrice
Dove trovarlo: Amazon

Quali sono tre emozioni che regalerai ai tuoi lettori?
Le emozioni che spero di regalare a chi mi legge vorrei fossero pulite e intense. Questa saga parla di crescita e cambiamento, di un percorso difficoltoso intrapreso dalla protagonista per imparare ad amare e accettare se stessa inuma forma molto diversa da quella che lei aveva sempre immaginato. Il suo cammino è accompagnato dai suoi migliori amici e da un nuovo amore che le cambierà la vita.
Emma cambia e cresce affrontando le difficoltà che la vita le pone davanti, nel suo caso difficoltà sovrannaturali.
È una storia scritta da una mamma per sua figlia con la speranza che la mia Emma, mi figlia, diventi forte e determinata e coraggiosa come la Emma della storia.

Emma è una ragazza semplice dall'inconsapevole fascino magnetico. La sua vita tranquilla, al confine dell'invisibilità, verrà sconvolta da un cambiamento radicale ed improvviso che la catapulterà nel complesso e violento mondo di streghe e vampiri. Un'inaspettata e travagliata transizione ne muterà in modo definitivo la natura e l'essenza trasformandola in un essere sovrannaturale mai esistito prima. Quando la straordinaria ragazza, accompagnata dai suoi amici di sempre e da un nuovo e viscerale amore, si troverà ad affrontare con coraggio la sua nuova vita imparando ad amarla e ad amare se stessa come mai prima, scoprirà di possedere uno sconfinato ed incontrastabile potere. È, questa, una appassionante ed intensa storia di amicizia, fratellanza e amore.



Titolo: Gelodentro
Autore: L.D. Blooms
Editore: Self-publishing
Formato: E-book
Prezzo: €0.99
Dove trovarlo: Amazon

Quali sono tre emozioni che regalerai ai tuoi lettori?
Per ogni scrittore il proprio libro è una creatura unica e in grado di regalare moltissime emozioni, a volte è difficile ricordarsi che ogni persona può leggerlo su un livello diverso e trarne qualcosa di unico, o magari non trarne nulla...
Gelo dentro per me è un libro pieno di emozioni cangianti che si adatta molto ad essere interpretato a seconda della personalità di chi legge. Se dovessi scegliere tre emozioni che ho desiderato di offrire ai miei futuri lettori con questa storia, soprattutto a quelli che si possono riconoscere nel titolo del libro e pensano di "avere il gelo dentro", direi che esse sarebbero: speranza, stupore e tepore. 
Spero di esserci riuscita, ma ovviamente non sta a me giudicare.

Inghilterra, periodo della Regenza, Dedrick Calder è un giovane e ricco membro della gentry, proprietario della vasta e sontuosa tenuta di Steventon Hall nel Derbyshire; tutto ciò che gli rimane
della sua famiglia è la gemella Deidre, ma la sua vita solitaria sta per cambiare, perché il gentleman è in procinto di sposare la donna che ama.
Poi tutto precipita e la sua esistenza muta in un modo inaspettato. Il fuoco di un tradimento terribile gli brucia il cuore così tanto, da finire con il congelarlo per sempre.
Ora Ded è un uomo che ha perso tutto, anche se stesso e tutto quello che gli resta sono i ricordi.
I ricordi e il freddo.
Vaga per la Terra perpetuamente giovane e fuori dalla portata della Falce, nascondendo la sua natura glaciale ai mortali.
Il suo tocco ha il potere del ghiaccio, il suo respiro può scatenare tormente, le sue lacrime, troppo intorpidite per scendere si trasformano nella brina che imbianca i rami degli alberi; le foglie cambiano aspetto con il suo umore.
Nella pittoresca e fredda città di Sitka, in Alaska, tutti sono curiosi di sapere cosa ci sia dietro gli impenetrabili occhi color gelo del timido e scontroso insegnante di storia che risponde sempre a monosillabi a tutte le domande che gli vengono rivolte, a meno che non si trovi in classe.
Anche la spavalda e simpatica Hope Averil, giovane ricercatrice trasferitasi l’anno prima dalla California per studiare l’impatto del Riscaldamento globale sul clima e la fauna locale, si chiede chi sia il misterioso e perennemente accigliato Ded e per quale ragione la temperatura sembri sempre diventare rigida ogni volta che lui entra in una stanza, ma si rifiuta di essere invadente: dopotutto anche lei ha i suoi segreti e c’è qualcosa nel suo sguardo di neve e brividi. Qualcosa che lei conosce in prima persona.
Forse tutti avrebbero meno domande, se sapessero che Ded si porta dentro tutto il freddo del mondo da più di 200 anni, la sua anima è lo Spirito dell’Inverno, e uno dei tanti nomi con i quali è conosciuto da sempre è Jack Frost.
Un paranormal romance mitologico che può gelare e sciogliere il cuore.

giovedì 25 febbraio 2016

Recensione: Ruggine di Anna Luisa Pignatelli

Buon pomeriggio, amanti della lettura.
In questo pomeriggio grigio vi voglio parlare di un libro dello stesso colore e dello stesso spirito. Ruggine, che mi ha inizialmente folgorata con il suo titolo, mi ha infine conquistato l'anima.


Titolo: Ruggine
Autore: Anna Luisa Pignatelli
Editore: Fazi Editore


Trama:
Libro intenso, dalla lingua evocativa, "Ruggine" narra la storia di emarginazione di una donna ormai anziana in un paese di poche anime, grette e crudeli, protagoniste di vicende aspre e orizzonti senza speranza. Sullo scenario di una Toscana letteraria e allo stesso tempo autentica, gli abitanti del piccolo nucleo al centro del dramma commetteranno ogni tipo di angheria ai danni della donna, vittima suo malgrado di una vera e propria persecuzione a causa del suo passato. Il mistero di Ruggine - chiamata così per l'attaccamento a Ferro, un gatto che ora è l'unica compagnia di una vita altrimenti desolata - ruota attorno a un fatto torbido riguardante il proprio figlio, da tempo rinchiuso in una casa di cura per il suo comportamento violento. Da allora, malgrado i soprusi subiti, Ruggine è il demonio, la strega da cui guardarsi, messa al bando dalla comunità per la sua condotta illecita e punita per il suo atteggiamento schivo e fatalmente remissivo. Nonostante l'innocenza e la rassegnata accettazione di un destino avverso, la condanna sarà senza appello e a emergere sarà unicamente la grande solitudine della donna fino allo straziante, paradossale epilogo nel rovesciamento di ogni senso di pietà e di giustizia.

Recensione:
Ruggine che si attacca al ferro, lo sporca e lo imbratta. Ruggine che col passare del tempo rende quasi irriconoscibile la superficie a cui si è attaccata. Ruggine è Gina. Chiamata così perché sempre accompagnata e protetta da quel gatto grigio, libero e selvaggio, Ferro, a cui risparmia i suo dolori ricordi per mantenere la sua purezza. Gli stessi ricordi che le piegano la schiena, le hanno procurato quella gobba, e che l'hanno invecchiata in anticipo.

Le madri li abbandonano in un campo, in un fosso, i più soccombono, quelli che sopravvivono diventano randagi o si mettono in cerca d'un padrone. Lui ha scelto me.

Le sue sofferenze si manifestano sul suo corpo e si scatenano per renderle la vita ancora più difficile di quel che è, in un borgo toscano dove la signora Gina viene considerata una strega, una persona malevola da cui stare lontani, una persona che ha portato alla morte il marito e ha ammalato la mente del figlio. Ma le persone malevole per davvero sono quelle che si nascondono dietro alle tende delle finestre, di quel borgo dove di giovani non ce n'è più, e di superstizioni invece ce ne sono sempre di più. Sono quelle che con la scusa di prendere fresco si siedono sulle panchine per sentire cosa succede sotto la finestra della signora Gina, che sanno ma che non fanno niente tranne che giudicare una vecchia signora che, forse, ha l'unica colpa di essere una madre e anche una donna sola.

Incollati al passato come la loro fronte al vetro, sfuggivano un oggi che non regalava che acciacchi, fiato purulento, miseria camuffata da abitudini parche; la coscienza di Gina invece aveva preso le distanze da quel che era stato, tanto che alcuni episodi della sua vita avevano lasciato in lei non un ricordo, ma solo una vaga traccia, come un gusto amaro che resti in bocca senza che sia possibile collegarlo a un cibo. Lei avrebbe voluto che quei trascorsi risalissero in superficie, capire il perché di un vago senso di colpa che a volte la assaliva, impedire che continuassero a errare minacciosi dentro di lei nei fondali della sua anima.

La solitudine è una bestia da temere quando gli anni passato, la pelle si fa rugosa e lucida, e non ci si sente più protetti, neanche nella propria casa. Tutti che aspettano che la morte bussi alla porta del prossimo passeggero di Caronte, che sperano sia Gina perché da lì lei non vuole proprio andarsene. Ruggine è una donna forte, che nonostante la cattiveria delle persone e il figlio - carne della propria carne - le si rivolta contro, vive la giornata trascinandosi pian pianino e sopportando, in attesa di ritrovarsi col marito una volta esalato l'ultimo respiro.

La morte era una presenza costante, quasi tangibile, e loro sentivano ogni giorno il suo fiato sul collo. Ma nessuno poteva sfuggire al suo fiuto di bracco, al suo occhio di lince.

Il libro, le parole della scrittrice, sono taglienti e affilate come solo una scrittura così elegante sa essere; crude e dirette nella loro verità e realtà. Parole tra dolce poesia, significati colmi di ferocia e ostilità, ma anche un certo amore incondizionato verso chi si dimostra fedele e dove regna il desiderio di dimenticare il passato e gli abusi di questo.

Ma in quel paese incenerire i morti non era consentito. La gente la si faceva bruciare a fuoco lento durante la vita e da morta la si seppelliva.

Durante la lettura il cuore si stringe e gli occhi si fanno lucidi; si sente il bisogno di abbracciare Gina e di difenderla, proteggerla, di permetterle di riposare dopo una vita che non le ha risparmiato nulla. Un libro che tiene attaccati alle pagine, sperando che Ruggine e Ferro possano vedere un po' di luce, un po' di giustizia. Ma la vita non è sempre giusta.
Un libro che consiglio di cuore, ma che prego di leggere in momenti in cui si ha un posticino libero nel cuore, da regalare a Gina e Ferro, in modo che possano finalmente sentirsi al sicuro.

Il suo passato era un campo minato dove certi ricordi erano pronti a colpirla se avesse osato anche solo sfiorarli e, come per salvaguardare la sua incolumità, erano andati a sedimentarsi nel fondo della sua anima dove sembravano destinati a restare, senza più salire a galla.

lunedì 22 febbraio 2016

Recensione: La ragazza del treno di Paula Hawkins

Buongiorno, amanti della lettura.
Con l'inizio della settimana vi propongo la mia opinione sul caso editoriale del 2015, La ragazza del treno, che non mi è piaciuto.


Titolo: La ragazza del treno
Autore: Paula Hawkins
Editore: Piemme

Trama:
La vita di Rachel non è di quelle che vorresti spiare. Vive sola, non ha amici, e ogni mattina prende lo stesso treno, che la porta dalla periferia di Londra al suo grigio lavoro in città. Quel viaggio sempre uguale è il momento preferito della sua giornata. Seduta accanto al finestrino, può osservare, non vista, le case e le strade che scorrono fuori e, quando il treno si ferma puntualmente a uno stop, può spiare una coppia, un uomo e una donna senza nome che ogni mattina fanno colazione in veranda. Un appuntamento cui Rachel, nella sua solitudine, si è affezionata. Li osserva, immagina le loro vite, ha perfino dato loro un nome: per lei, sono Jess e Jason, la coppia perfetta dalla vita perfetta. Non come la sua. Ma una mattina Rachel, su quella veranda, vede qualcosa che non dovrebbe vedere. E da quel momento per lei cambia tutto. La rassicurante invenzione di Jess e Jason si sgretola, e la sua stessa vita diventerà inestricabilmente legata a quella della coppia. Ma che cos'ha visto davvero Rachel?


Recensione:
Ne hanno parlato tutti: il libro dell'anno, è stato definito. Tutti lo desideravano, tutti erano diffidenti, e molti lo hanno letto. Alcuni lo hanno amato, altri ne sono rimasti delusi. Poi ci sono quelli come me che aspettano che il tormentone cessi di essere tale, di vederlo un po' meno sul web, e quindi di leggerlo.
Appunto perché ha diviso l'opinione pubblica ci sono andata coi piedi di piombo, senza alte aspettative, senza pensare che potrebbe davvero essere il libro dell'anno del 2015. E che è successo? È successo che sono rimasta impassibile

La ragazza del treno è di fatto Rachel, una donna che si è abbandonata alla sua vita, all'alcool, alla depressione, dopo che il marito ha chiesto il divorzio e si è risposato per ricostruirsi una famiglia con l'amante, Anna.
Rachel però ama ancora Tom e lo assilla con telefonate e visite improvvisate perché non accetta l'abbandono e non fa niente per andare avanti. Come se fosse una scusa ammissibile per giustificare la vita che conduce dopo due anni dalla separazione. La vita che la porta a mentire a chi si preoccupa per lei, all'amica coinquilina e a una madre fin troppo assente, la vita che la porta a bere alle otto del mattino su quel treno che quando si ferma le permette di spiare nelle vite di coloro che sembrano perfetti, immagina la loro vita idilliaca, dà dei nomi a quella coppia che pare affiatata, e proprio grazie a questa sua abitudine un giorno vede quello che forse non avrebbe dovuto vedere. Non aspettatevi chissà che, eh, vi ho avvisati.
Qualche settimana dopo la donna che Rachel spiava dal treno, scompare: Megan non si trova più da nessuna parte.

Megan è forse psicopatica quanto Rachel, ma lei la scusiamo perché si è smarrita nella vita, l'eco del passato le rimbomba nella testa e non riesce a stare sola, non le basta neanche il marito. Che cosa fa Megan quando non c'è Scott? Dove va? Perché Scott la tiene sotto osservazione? Perché Megan non vuole renderlo padre?
Colui che invece diventa padre è Tom, l'ex marito di Rachel e ora marito di Anna. Un'altra psicopatica. Perché? Eh, perché è una donna che non ha neanche sentito il solletico dei sensi di colpa per essere stata complice della rovina di Rachel, e perché nonostante sia una brava madre, spesso odia avere questo ruolo per poter sentirsi libera e andare a ballare e bere nei locali.
Ma mica è l'unica psicopatica, eh. Qua sono tutti psicopatici!
Solitamente io amo i personaggi imperfetti e più incasinati sono, più entro in empatia con loro e cerco di capirli, capire le loro gesta, i loro errori, perdonarli. Ma con questi qua, non c'è niente da fare, li ho odiati tutti: dal primo all'ultimo.

Insomma, La ragazza del treno è un'intreccio di bugie, tradimenti, incoerenza e sesso, con una Londra grigia e piovosa sullo sfondo e l'esigenza di far apparire la propria vita perfetta, senza pieghe o grinze. Ciò che aiuta meglio a capire le prospettive della faccenda, durante il suo lento svolgersi, è la narrazione che viene data a ciascuna donna: Rachel, Megan e Anna. Questa, però, è una tecnica che deve essere presa con le pinze secondo me. Lo dico perché se a inizio capitolo non ci fosse stata scritto chi avrebbe raccontato la storia, probabilmente dalle prime righe non avrei fatto distinzione tra le donne: pensano tutte in ugual modo, si comportano tutte e tre in maniera identica. In pratica abbiamo un solo personaggio a cui si cambia la vita, e basta, nessuna personalità distinta.
Inoltre lo stile dell'autrice è freddo e la prima persona usata "abusa" della mente del lettore. Parole forti? Non saprei, ma decisamente la narrazione con l' "io" è forte e non per niente trascurabile, cosa che non ho sopportato.
Infine, è stato definito thriller psicologico dell'anno scorso, davvero? No, dico, so' più thriller io quando mi sveglio la mattina dopo una notte in bianco! Faccio venire proprio le palpitazioni e assicuro incubi, giuro! Adesso voglio la fascetta gialla in fronte, ci conto eh.

giovedì 18 febbraio 2016

Parole sottolineate: Mi sa che fuori è primavera di Concita De Gregorio


Buongiorno, amanti della lettura.
Da molto tempo non vi propongo questa rubrichina a cui tengo particolarmente. Come tengo, o meglio, amo da morire il libro protagonista di oggi; tanto che è finito nella lista dei Quattordici libri che ho amato, che ho abbracciato.
L'ho amato perché è pura poesia, perché nella sua brevità è meravigliosamente straziante, perché spesso le cose effimere sono anche le più intense, perché Concita De Gregorio ha un talento unico. L'ho amato, basta. Potrei dirvi mille perché, senza dirne uno! E' come quando si ama qualcuno ma non si sa di preciso perché e si dice la classica frase "mi fa stare bene", solo per dirne una. Io ci ho provato davvero, nella recensione, a giustificare il mio amore per questo libro, ma l'amore non si giustifica.


Perché gli occhi ci ciascuno sono uno specchio che riflette il dolore dell'altro e si amplifica, il dolore, cresce, alla fine resta solo lui.

Incredibile quanto male riusciamo a fare pesando di agire per il meglio.

C'è bisogno di essere felici, nonna, per tenere testa a questo dolore inconcepibile. C'è bisogno di paura per avere coraggio. E' l'assenza la vera misura della presenza. Il calibro del suo valore e del suo potere.

Il nome delle cose, signora conservatrice, è solo un titolo che noi diamo, per orientarci nei giorni al destino di cui siamo anelli: così che possa sembrarci, ogni cosa, una scelta.

Le parole a volte si ingolfano, altre si consumano. Altre volte ancora arrivano in ritardo e non servono più a dire quel che volevano. Sono meccanismi di precisione, le parole. Nella tua lingua, nella nostra lingua di quando ero bambina, sono incastri e composizioni perfette, esattissime. Ma hanno anche il loro ritmo, è molto importante trovarle a tempo.

Non ero gelosa, no. L'amore si moltiplica, non si divide.

Era molto più grande. Però chi può sapere. Le ragioni che legano gli individui, i bisogni che si incastrano gli uni negli altri, sono alchimie misteriose.

Se dovessi spiegare cos'è un amico, questo direi. Un amico è quella persona con cui anche se è cambiato tutto non è cambiato nulla.

I fatti sono semplici, terribili e noti. Una domenica di gennaio del 2011, l'ultima del mese, tuo marito Mathias.....

Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più

Tutto è proprio come deve essere. Non c'è da ostinarsi a spostare i pezzi. Bisogna solo osservarli muovere, vedere dove vanno. Questo siamo: spettatori attivi nel teatro dell'universo. E' uno spettacolo, realmente, la vita.

 comunque bisogna stare attente, sì, ecco, bisogna stare attente e non considerare normale ogni giorno qualche piccola vessazione nuova, qualche minuscola regola incomprensibile ma in fondo tollerabile bisogna stare attente a non arretrare senza accorgersene fino a trovarsi in un posto che non è più il tuo posto ma è troppo tardi, allora.

La storia grande è uno spostamento piccolo nella tua vita. E' la storia piccola della tua vita  e essere grande.

Luis non ha paura del dolore. Né del suo né di quello degli altri. Lo conosce benissimo: lo accoglie con molto amore, come un amico. Lo tratta con confidenza e con rispetto. Gli dà sempre del tu, ma con la lettera maiuscola.

La vita è molto semplice. Per essere felici non ci vuole tanto. Per essere felici non ci vuole quasi niente. Niente, comunque, che non sia già dentro di noi.

Tutti i ricordi sono qui: non è che ritornino, non sono mai andati via. Non si sono mai mossi dall'istante in cui sono arrivati al mondo. Si muovono, certo. A volte ti sorprendono per il momento in cui si manifestano. Non te li aspetti, intendo dire.

Gli attributi di possesso dovrebbero essere vitati per le persone. Quando sento dire "mia moglie", "mio figlio" sono sempre a disagio. Anche Mathias lo faceva. C'è qualcosa di bugiardo e di leggermente violento in quel "mio". Come una impercettibile sopraffazione. Un furto di identità. Nessuno è di nessuno, penso. Tutti, volendo, invece, di ciascuno.

Sono una madre, lo sarò sempre. Senza figli ma madre. Non servono figli per essere madri.

Perché il tempo non esiste. Perché la violenza, l'amore, i desideri e i bisogni, il silenzio e le parole si confondono. Si mescolano. Sempre, quasi sempre. Perché si può vivere senza. Davvero, si può. Vivere con l'assenza, convivere.

martedì 16 febbraio 2016

Recensione: Non mi sono fatto mancare niente di Piero Villaggio

Buongiorno, amanti della lettura.
Eh vabbè, io non posso farci niente: ho un debole per le copertine con un pesce rosso. Chissà perché... Ad ogni modo oggi vi parlo di una mini autobiografia di Piero Villaggio e della sua vita all'ombra del padre.
Ringrazio la Mondadori per l'omaggio in e-book del libro.


Titolo: Non mi sono fatto mancare niente
Autore: Piero Villaggio
Editore: Mondadori

Trama:
Che cosa significa essere figlio di una leggenda vivente? Certo, significa non avere problemi economici. Ma, a parte questo, può significare avere tutti gli altri, di problemi: primo fra tutti, quello di non potersi confrontare con due genitori lontani, sempre in giro per il mondo, che per farsi perdonare ti colmano di regali e non ti sgridano mai… C'è nel libro una scena memorabile, che risale all'infanzia dorata di Piero: «Una mattina di tanti anni fa mio padre mi porta all'edicola dei Parioli. Sapeva che facevo l'album dei calciatori – tutti avevamo l'album dei calciatori Panini – e così mi porta a comprare qualche pacchetto… Ho sentito dire che il desiderio muove il mondo, che non c'è cosa che accada se non la desideri. E così, quella mattina di mille anni fa, mio padre portò me, ragazzino, pieno di aspettativa innocente e febbrile, davanti all'edicola… "Che vuoi?" "Le figurine." "Buongiorno," dice Paolo all'edicolante "mi dà tutte le figurine che ha?" Fortuna vuole che era appena arrivato un carico di pacchetti. Papà li compra tutti, pensando di farmi felice… Strano, io in quel momento ho sentito come un secchio d'acqua sul mio piccolo fuoco di desiderio. Sapevo di aver completato l'album in quell'istante, con un'unica soluzione. E insieme all'album finiva anche lui: il desiderio. Celo, manca, celo, manca. Celo tutte, manca niente, addio gioco.» Questo libro racconta, con sorprendente efficacia e molta ironia, una vita che, da quella «scena primaria» delle figurine, è stata una lunga e vertiginosa discesa nell'abisso della droga. Prima assaggiata con nonchalance («tanto smetto quando voglio»), poi diventata ossessione, ragione di vita, devastante presenza fissa. Fino al bivio fatale: morire o andare in comunità, e scontare i privilegi del passato in tre anni di umiliazioni, violenze, spogliato di tutto e più di ogni altra cosa della libertà.
Non mi sono fatto mancare niente è un libro a suo modo struggente, dove i ricordi drammatici si alternano a momenti di sublime divertimento. E dove Villaggio junior pratica con assoluta padronanza l'ironia e l'autoironia, il gusto del grottesco, il senso del comico e il senso del tragico… Vi ricorda qualcuno?


Recensione:
Noi stiamo qui, sul divano, e guardiamo comodi i film, le serie tv, Sanremo e spesso invidiamo le vite di quei vip che - diciamolo perché lo abbiamo pensato tutti, eh - non fanno molto nella vita e guadagnano un tir di soldi. Poi guardiamo anche i figli di questi vip, che hanno già la strada spianata per qualsiasi cosa vogliano fare, e magari noi studiamo all'università ma non passa giorno dove temiamo di non farcela poi. Peccato che dietro quello schermo si nasconde tutt'altro, e sappiamo anche questo, solo che non vogliamo vederlo. Non mi sono fatto mancare niente di Piero Villaggio parla proprio di questo, della vita da figlio di un vip, sin dall'adolescenza. Di come il padre, il famoso e amato Fantozzi, abbia avuto quella botta di fortuna che ti cambia la vita, come nel film "Ho vinto la lotteria di Capodanno", ricordate? Improvvisamente Paolo Villaggio diventa la star comica del cinema italiano e assieme alla fama arrivano anche i soldi che non fanno mancare nulla né a lui né alla sua famiglia, economicamente parlando.

E poi, la cosa che loro non hanno mai capito, o hanno capito tardi, ossia che due erano state le precise condizioni che avevano contribuito alla mia tossicodipendenza: i soldi facili e, soprattutto, una libertà infinita e non vigilata da alcuna autorità.

Lasciato a parte il portafoglio famigliare possiamo dire che Piero, il figlio, e la sorella si sono sentiti poveri di genitorialità. Sin dall'adolescenza si ritrovano a vivere da soli, a crescere prima del tempo, a imparare l'arte dell'arrangiarsi. E se da una parte gli adolescenti farebbero carte false per vivere da soli ed essere "liberi", dall'altra Piero sente la mancanza di una figura paterna e materna nella sua vita. Gli manca essere sgridato, aiutato, consolato, avere un dialogo con chi l'ha messo al mondo, che siano le emozioni a parlare e non i soldi di papà. Senza controllo, e frustrato, Piero si lascia andare alla corrente e inizia a fare uso di droghe, senza troppi giri di parole o pensieri, tranne uno: smetto quando voglio.

L'eroina è una strada senza uscite. Un tunnel, appunto, che ha l'entrata dorata di un paradiso ma, dentro, nasconde un formidabile inferno. E poi, se ne esci, quando ne esci, ti lascia in un eterno purgatorio.

Un'illusione quasi, una consolazione per tutte quelle volte in cui fallisce la disintossicazione perché, come mi ha insegnato un anziano burbero, "nessuno può essere salvato, se non lo vuole" e forse Piero non lo vuole. Non lo vuole quando oltrepassa la dogana con una valigia piena di eroina, quando un po' di questa uccide la sua ragazza, quando il padre paga migliaia di euro in una clinica svizzera per "ripulirlo", quando è a Los Angeles e rubare diventa l'unico modo per procurarsi la droga.
Piero è completamente perso perché, è vero, gli è stata data una bussola -i genitori- ma gli è stata tolta prima che imparasse ad orientarsi. Non sa che fare nella vita, non sa che farsene della sua di vita, e si lascia andare alla vita come viene. Fortunatamente, però, quei genitori un giorno lo prendono per mano e lo lasciano a San Patrignano per poi lasciarlo nuovamente. Qui Piero, che lo voglia o meno, si disintossica. Ma forse un po' lo vuole, per questo oggi è un uomo fatto che, anche se si sente un fallito, è pulito ed è libero dalla droga.

Ho un disagio interiore che non so spiegare.

Io non sono un'amante del cinema italiano, ma chi è che non conosce Fantozzi? Solo che in questo libro è una figura fantasma e forse rispecchia lo stesso assenteismo nella vita del figlio. Piero, con questa mini autobiografia, ci parla di sé e di come alla fine ha messo al tappeto la sua dipendenza, ma lo fa come se fossimo degli amici a cena e senza farci sentire a disagio, con parole che sembrano essere lievitate dentro di lui per troppo tempo, con parole che però non nascondono tristezza ma neanche l'orgoglio di aver ripreso la sua vita in mano e di aver smesso, questa volta per davvero.

A me SanPa ha dato tutto quello che i miei non mi hanno dato, che non sono riusciti a darmi, o che io non ho imparato a ricevere: la responsabilità, il rispetto per gli altri, il rispetto delle regole, equiparabile a quello per gli altri, e un senso di appartenenza che superasse quello per il piccolo circolo malefico della sostanza.

lunedì 15 febbraio 2016

Tre libri per festeggiare San Faustino

Buongiorno, amanti della lettura.
Ieri è stata la festa degli innamorati, degli amanti, delle persone che si amano e che ci amano.
Ma lo sapete, no, quant'è bello sentirsi innamorati: il mondo che pare essere custode della felicità terrena, il cielo che ci sembra sempre primaverile, gli occhi lucidi pieni di gioia, le labbra morbide in cerca della propria metà, abbracci che si mangiano tutto il resto -i rumori, le persone, i pensieri- e fa eco solo un batticuore unico. E le mani; le mani calde che si trovano e le dita che si accarezzano. Ah, l'amour! Quante belle emozioni e, ricordi. Eh sì, miei amanti della lettura, non so voi ma per me sono solo dei ricordi. Da poco più di un anno sono single, dopo molto tempo in cui non lo sono stata.
Quando passa così tanto in una relazione, e questa un giorno scrive la sua fine, ci si dimentica di come si faccia a stare da soli. All'inizio tutto ci sembra diverso e complicato, ci si sente soli e persi; ma dopo altro tempo ancora -certo che è bastardo- ci si abitua, ché l'essere umano è così: si abitua a tutto. Così si riscoprono certi piaceri, piccole cose della vita che avevamo dimenticato e che ci rendono pian pianino felici. Io sto vivendo da un anno il mio essere nuovamente single e mi sento felice, libera. Al mattino apro gli occhietti, sorrido e penso a quanto sia bella la vita, anche la mia vita.
La felicità, come ci vogliono far credere, non è solo ed esclusivamente quella di coppia. Addormentarsi da soli nel letto non è tragico, andare al bar da soli e ordinare un cappuccino non è triste, immaginare la propria vita e volersi realizzati non è da egoisti.
La solitudine non è sinonimo di infelicità! La solitudine che si sceglie o che qualcuno sceglie per noi, dopo una rottura, è una sana terapia ed è un nuovo inizio. E' come chiudere un libro che ci ha fatto male, metabolizzarlo e iniziarne uno nuovo con la speranza e il desiderio che la prossima storia ci cambi e ci lasci anch'essa qualcosa dentro.
E a proposito di libri, passiamo a quelli che io considero libri per single, libri per ricordare come amarsi e essere felici, anche da soli.


Il bello dell'essere single è prendere un trolley, buttarci dentro l'essenziale e andare in vacanza per le mete da sogno che si vogliono; magari con delle amiche, o magari senza. Chi di noi non ha mai sognato o sogna di farlo? Partire per un week end e rilassarsi, partire per un anno intero alla ricerca di se stessi, alla ricerca di ciò che ci farebbe felici; quelle piccole cose che fanno grandi le emozioni e rendono indimenticabili le esperienze. Quelle esperienze che ci cambiano nel profondo, e cambiano il modo con cui guardiamo il mondo e la nostra vita. Ed è per questo che vi consiglio il famoso Mangia prega ama, conosciuto di più per la trasposizione cinematografico con la talentuosa Julia Roberts, dove la protagonista non si sente pronta a diventare mamma e parte per tre destinazioni alla ricerca di ciò che ha perso mentre lasciava spazio all'equilibrio quotidiano con un uomo che era perfetto, ma non per lei.

E prima ancora di essere single? Beh, c'è una rottura. Una rottura che, a seconda dell'impatto, può essere più dolorosa o meno, i cocci da raccogliere possono essere tanti o pochi, i ricordi da rivivere nella solitudine possono essere recenti o poco recenti. Poco importa tutto questo, perché tutti stiamo male. Ciò che cambia, però, è il modo con cui prendere la separazione. Sentirsi vuoti dentro è normale, ma certe volte alcune relazioni sono cancerogene e, prima che sia troppo tardi, occorre agire. Ce ne ha parlato Federica Bosco che, sì, mi ha un po' delusa con Il peso specifico dell'amore, ma il tema trattato e la sua importanza non sono da snobbare. Come re-imparare a vivere da sole, dopo anni che si vive solo in una coppia? Francesca, la protagonista, lo sa bene e ci apre gli occhi su molte cose che diamo per scontate, anche la nostra libertà individuale; e non c'è errore più grande di questo.

Non mi ritengo una femminista convinta, ma mica solo le donne stanno sole dopo una rottura! Anche gli uomini soffrono per la fine di una relazione, solamente non lo esternano come potremmo fare noi donne. Pensateci un po' su, se vi dico che due si sono lasciati, a chi pensate in prima battuta? Eh sì, noi donne monopolizziamo le emozioni, ma gli uomini non devono essere dimenticati. Certamente colui che non viene dimenticato è Charlie de Tutti mi danno del bastardo di Nick Hornby. Dopo un matrimonio fallito la moglie, o meglio ex moglie, Elaine lo mette in cattiva luce sulla rivista in cui scrive sottolineando le sue mancanze come persona nella vita coniugale e rendendo la vita quotidiana di Charlie un vero inferno. Perché è proprio vero, eh, spesso tanto amore finisce in tanta cattiveria gratuita.

Che ne pensate, amanti della lettura? Ne avete letto qualcuno o visto Mangia, prega, ama? :)
A proposito di film, spesso la lettura va a pari passo con la passione per il cinema o le serie TV e, rimanendo sempre sul nostro tema, da pochi giorni è uscito Single ma non troppo con la simpatica Rebel Wilson e Dakota Johnson. Quasi quasi vado al cinema a vederlo, per ridere un po' :)
E voi?

giovedì 11 febbraio 2016

Recensione: Chirù di Michela Murgia

Buon pomeriggio, amanti della lettura.
In questo pomeriggio soleggiato ma freddo, condivido con voi la mia opinione su Chirù. Il libriccino, che inizialmente mi ha folgorata, ha finito per deludermi.


Titolo: Chirù
Autore: Michele Murgia
Editore: Einaudi

Trama:
Quando Eleonora e Chirú s'incontrano, lui ha diciotto anni e lei venti di piú. Le loro vite sembrano non avere niente in comune. Eppure è con naturalezza che lei diventa la sua guida, e ogni esperienza che condividono - dall'arte alla cucina, dai riti affettivi al gusto estetico - li rende piú complici. Eleonora non è nuova a quell'insolito tipo di istruzione. Nel suo passato ci sono tre allievi, due dei quali hanno ora vite brillanti e grandi successi. Che ne sia stato del terzo, lei non lo racconta volentieri. Eleonora offre a Chirú tutto ciò che ha imparato e che sa, cercando in cambio la meraviglia del suo sguardo nuovo, l'energia di tutte le prime volte. È cosí che salgono a galla anche i ricordi e le scorie della sua vita, dall'infanzia all'ombra di un padre violento fino a un presente che sembra riconciliato e invece è dominato dall'ansia del controllo, proprio e altrui. Chirú, detentore di una giovinezza senza piú innocenza, farà suo ogni insegnamento in modo spietato, regalando a Eleonora una lezione difficile da dimenticare. Michela Murgia torna al romanzo, e lo fa con coraggio, raccontando la tensione alla manipolazione che si nasconde anche nel piú puro dei sentimenti. Negli occhi di Eleonora e Chirú è scritta la distanza fra quello che sentiamo di essere e ciò che pensiamo di dovere al mondo: l'amore è la piú deformante delle energie, può chiederci addirittura di sacrificare noi stessi.


Recensione:
Premetto che questo è il primo libro dell'autrice che leggo e che ad attirarmi, oltre al mio debole per la Einaudi, è stata la trama. Mi piaceva l'idea di un ragazzo quasi mio coetaneo che amava a tal punto la musica, e il suo violino, da chiedere aiuto a qualcun altro. Si sa che a farlo sono solo le persone forti. Com'è forte Eleonora, l'attrice di successo che guarda Chirù e viaggia dentro se stessa.
Quando lui le racconta dei suoi drammi d'amore, quando si tira indietro i capelli nervoso e confuso, quando le chiede esplicitamente di essere la sua maestra. Gli deve insegnare a vivere in società, non a suonare il violino, a prepararsi alla mondanità, a comportarsi come un borghese.

Insieme al suo volto mi apparve di scatto anche la parola crucùciu, passero, nemmeno un diminutivo ma piccola comunque, e rimpiansi la distanza che mi impediva di sussurrargliela per spiegargli l'emozione in viso.

E intanto Eleonora inizia questo viaggio introspettivo e ricorda un padre severissimo, bigotto, una madre sottomessa al carisma di quest'uomo e che un po' l'ha privata dell'affetto materno. La stessa madre che non le ha permesso di vederla poco prima di morire, la complice che ha fatto sì che Eleonora avesse problemi ad accettare il suo corpo, tanto da nasconderlo. Chirù però la trova sensuale con classe, come la trova infelice con classe.
Infelice per una vita condotta in solitudine ma anche perché Chirù le ricorda tutti i suoi precedenti allievi, e in particolare l'ultimo che le ha lasciato un vuoto dentro, un vuoto che pare un buco nero.

Tutta la quiete domestica della mia famiglia si reggeva sulla negazione di qualcosa di bello e la minaccia di qualcosa di brutto, al punto che la nostra buona educazione somigliava al risultato di un'estorsione, con mio  padre mandante e mia madre precisa esecutrice.

Ma perché continuo a parlare di Eleonora se il libro si chiama Chirù? Eh, bella domanda. Il libro è incentrato totalmente su questa donna che ad un certo punto sembra addirittura ingombrante, mentre il "presunto" protagonista rimane sullo sfondo, un puntino indistinto in fondo al palcoscenico mentre questo viene dominato da Eleonora. Chirù che fa parte del coro mentre l'assolo è della sua maestra.
Murgia non dà spazio neanche al legame tra i due: sono amici? Provano attrazione reciproca? È il preludio di un amore platonico? Non si capisce. Come non si capisce il finale che lascia a bocca asciutta.

Ci sono anime che hanno addosso un'incrinatura segreta, una frattura sospesa che sfugge anche a chi la porta dentro.

Ammetto che per la prima metà ero affascinata dal modo di scrivere di Michela Murgia e dalla vicenda che, seppur lentamente, procedeva -e anche bene dato il numero ridotto delle pagine-; ma dopo il fascino ha lasciato spazio alla noia e il finale è stato sostituito dal desiderio di compiere un "esperimento": vediamo se aspetto qualche giorno cosa mi dice Chirù. E di giorni ne son passati, ma il libro e Murgia, non mi dice proprio nulla.

Nessuno può sapere quanto rumore fa una certezza che si rompe.

mercoledì 10 febbraio 2016

Recensione: Supernova di Isabella Santacroce

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi vorrei parlare di un'autrice italiana di grandissimo talento e del suo libro che mi è piaciuto da morire; infatti questa è una di quelle recensioni che non hanno senso, perché scritte completamente con il cuore.


Titolo: Supernova
Autore: Isabella Santacroce
Editore: Mondadori

Trama:
Divna, Dorothy e Thomas sono tre ragazzini come tanti, che attraversano l'adolescenza, questa età di passaggio magnifica e terribile, armati dei loro sogni e circondati dai loro fantasmi. La vita, intorno, è dura, il mondo dei grandi si manifesta in tutta la sua inadeguatezza o - peggio - nella sua più depravata voracità. Gli adulti sono affascinati dalla luce che, come stelle appena nate, i tre amici sprigionano: ma faranno di tutto per spegnerla abusando della loro innocenza, del loro stupore, della loro curiosità. Isabella Santacroce ha scritto un romanzo coraggioso e struggente, che trova parole potenti per raccontare un mondo impronunciabile come quello della prostituzione minorile.


Recensione:
Supernova è il degrado, così l'ho definito nel riepilogo mensile.
Degrado emotivo, della società. Degrado della vita, delle vite. Vite che si consumano come se fossero sfregate con urgenza, con forza, con noncuranza. Come quella di genitori che mettono al mondo i figli senza rispetto per il ruolo che assumono, come la madre di Dorothy che dà alla figlia il nome di un personaggio di una fiaba, Il mago di Oz, quando nella loro vita non c'è nulla di fiabesco, nulla di magico; solo delle molestie ad un'infanzia prima accelerata e poi rubata.

Cielo e baratro. Sempre tra cielo e baratro. Sempre in equilibrio su una fune tesa tra cielo e baratro, davanti a noi nessuno.

Non c'è nulla di fiabesco e magico in quel viavài di uomini diversi che entrano nella stanza della madre. Facce diverse, odori diversi, voce diverse: la stessa depravazione. Sua madre vende il suo corpo e la sua anima svalutata dalle esperienze di vita, e ciascun acquirente è un buon affare per tenere a bada la solitudine e, forse, il disgusto che ha di sé.

Thomas, perché quella sera mi hai chiesto se sapevo nuotare? Il suono di una sirena, poi il suo respiro. Lui che dice te l'ho chiesto perché mi assomigli, lo so, come me a volte sprofondi. Abbiamo due famiglie pesanti, dobbiamo allenarci per non annegare. Pensa che bello, noi due, sospesi nell'acqua, leggeri.

Non c'è nulla di fiabesco e di magico negli occhi di Dorothy, nel suo viso che sembra quello di un maschietto, perché androgina, nell'attrazione che sin da piccola prova per le altre bambine, per La bambina. Quella che la abbandona senza una spiegazione, Veronica, e di lei rimane una piuma, leggera, candida, pura. La purezza in un.oggetto senza vita, il degrado in un'anima in cerca di vita.

Un bacio furioso sul pianerottolo. Spingerla dentro, sopra il divano, sputarle in faccia, graffiarla, e all'improvviso stringerla forte, mentre le sue mani mi spogliano. Il lampadario sopra di noi era un pianeta. Dio mio, l'amore è un volo.

Dorothy poi conosce Divna, la baby prostituta che sogna di ballare sulle punte, di far suo un palcoscenico ma che nel frattempo perde ciò che invece è già suo. Divna che fa compagnia alla piuma di Veronica nel cuore di Dorothy e che a letto si concede solo a quest'ultima come se il sesso spinto dalle emozioni fosse un lusso. E poi Thomas, cupo e infelice, farà ben presto compagnia a loro.

Tu sei l'uragano che mi ha strappata alla vita, e io volo divelta dalla tua noncuranza, verso la perdita della mia limpidezza.

Tutte e tre, poi, per esigenza di soldi, perché i soldi rendono liberi, si vendono a uomini bavosi, perversi; uomini che durante la lettura ho odiato dal profondo le mio cuore e a cui avrei voluto fosse fatto del male per ciò che stavano combinando a quei "bambini", perché bambini rimangono: nel corpo, nell'anima. E poi ci si ricorda che anche questo è sbagliato e si cerca di giustificare quel saccheggio emotivo, e giustificare anche quel pensiero che ho avuto, e penso alla droga che assumono. Ogni freno inibitore viene perso. La crudeltà umana esplode e penso alla prostituzione minorile, al turismo del sesso e mi sale la rabbia, l'odio, mi sento disgustata.

Adolescenza insidiata da adulti. Freschezza contaminata da richiami di angoscia.

Dorothy. Divna. Thomas. Tre stelle in un cielo senza luce, limpido, che diventano cadenti e, formando una scia quasi invisibile, si schiantano senza far rumore contro la realtà e la vergogna.
Non fanno rumore neanche le parole di Isabella Santacroce, potenti e con una forza senza paragoni. In un'atmosfera cupa, sporca e, qualche squarcio di luce che subito scompare, ho seguito la storia di tre "bambini" che mi hanno commossa, grazie alla scrittura della Santacroce che ho trovato poetica e con le perfette tempistiche.

Romantici come la fotografia in bianco e nero di un bacio, immortali come un film porno a colori. L'adolescenza è sdoppiarsi sopra uno specchio, rotto da un cuore.

Tempistiche? Sì, perché libri come Supernova ti fanno mancare il fiato, trattenere il respiro con le lacrime agli occhi. Ma lei, con i capitoli e i paragrafi, sembra conoscere il momento giusto in cui il lettore ha bisogno di riprendere a respirare e alzare lo sguardo in cerca di sollievo.
Ho amato tantissimo Supernova, ma me la sentirei di consigliarlo solo alle persone che conosco bene, che so che sono forti, perché un libro così lascia un alone di inquietudine. Un libro così deve essere preso di petto.

Noi siamo sulla luna, abbiamo le stelle nel cuore, e il nostro amore è una supernova, che illumina tutti i baci del mondo.

martedì 9 febbraio 2016

Libri in maschera.

Buongiorno, amanti della lettura.
Febbraio è un mese colorato, il mese del disgelo e le persone appaiono più felici e spensierate all'idea che la primavera si faccia sempre più vicina. Poi ci sono gli innamorati per i quali febbraio è solo ed esclusivamente San Valentino. Esatto, San Valentino che con prepotenza fa suo il secondo mese dell'anno.
Ma vi ricordate quando eravamo piccini? Febbraio non era solo rosa o rosso, ma multicolore. Tanti piccoli pezzettini di emozioni colorate da prendere con una manciata dal sacchetto e buttare in aria, alzare la testa e chiudere gli occhietti mentre quei coriandoli si posavano dolcemente sui capelli e sul viso.
La cucina si riempe di odori diversi: chiacchiere, castagnole, frittelle di mele e graffe. Odori che ci riportano all'infanzia, che ci ricordano sapori che vengono dedicati solo a questi giorni del mese. E, infine, ogni città vanta la sua maschera. Tante maschere diverse, di forme diverse, di storie differenti. Ad ogni maschera, infatti, è associata una storia. E se ad ogni storia fosse associata un'altra storia? Un libro?
Questa è un'idea la cui lampadina si accesa improvvisamente e nel momento meno opportuno, ma mi sono divertita moltissimo a collegare cinque delle maschere più famose e conosciute a dei libri altrettanto conosciuti -come potrebbero essere dei classici- e non.



Pulcinella è di umore mutevole e pauroso, come potrebbe essere quello di un bambino; come potrebbe essere Oliver Twist che, esattamente come la nostra maschera napoletana, cerca di uscire dai guai con qualsiasi mezzo. Perché Oliver Twist come Pulcinella deve procurarsi il cibo in qualsiasi modo. Un classico personaggio di Dickens, che ama mettere in difficoltà i suoi protagonisti ma per cui non si può non fare il tifo e per cui c'è sempre un lieto fine; mentre i lettori fanno un sospiro di sollievo tornando all'allegria.


Pantalone, al contrario di Pulcinella, piange sempre miseria nonostante la ricchezza. Ma si sa, più si è ricchi, più si desidera altro denaro, tanto da diventare avari e diffidenti. Come Scrooge ne Il canto di Natale, dove Dickens si diverte a passare dall'altra faccia della medaglia per quanto riguarda i suoi personaggi e, anche qui, trionfa l'allegria. Anche se di Natale e non di Carnevale, però sempre festività è.


Balanzone era un dottore di età avanzata, sensibile al fascino femminile ma mai ricambiato, burbero ma buono dentro, e amante della lettura. Un po' come l'ultimo protagonista del libro che ho letto: Cesare Annunziata de La tentazione di essere felici. Cesare è un uomo che ama proteggersi con una corazza per non farsi male coi rimorsi, ma ha il cuore tenero ed è di animo buono.


Colombina è furba, intelligente, ed è sempre pronta a mentire a fin di bene. Devo essere sincera: non sapevo a quale libro associarla ma ancora una volta è venuta in mio soccorso la mia amica Lou che mi dice che la nostra adorabile Colombina rispecchia la personalità di Julep de Credimi sto mentendo. Julep, infatti, usa la sua abilità di mentire per amor di suo padre trasformandosi a seconda delle circostanze in cui si trova.






Arlecchino è un burlone, credulone, dispettoso, intelligente, molto furbo, e un po' ingenuo anche. Canticchiava, per ammazzare il tempo, come il Cappellaio matto si poneva domande e indovinelli per lo stesso motivo. Chi è che non si è divertito leggendo di quest'ultimo ne Alice nel paese delle meraviglie?






E quindi, ad ogni libro una maschera e viceversa! Che ne pensate? Dite che ci stanno o ci sono altri libri che si collegano meglio ai personaggi carnevaleschi?
Ed eccoci qua, alla fine di questo post che mi ha divertita molto e che mi ha anche fatto venire una voglia matta di castagnole. A voi no?
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