giovedì 30 giugno 2016

Recensione: Il paese dell'acqua di Graham Swift

Buon pomeriggio, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia recensione di Il paese dell'acqua, un libro che che mi ha stupito per tantissimi motivi: la narrazione, la storia, i temi trattati, l'idea della Storia, la sua tragicità e il tempo che non ha più uno schema.


Titolo: Il paese dell'acqua
Autore: Graham Swift
Editore: Beat Edizioni
Data di uscita: 9 giugno 2016
Prezzo: €13,90

Trama:
Thomas Crick vive nei Fens, le terre bonificate e "sottratte all'acqua" dell'Inghilterra orientale: "un paesaggio che, tra tutti i paesaggi, è quello che più si avvicina al Nulla", un luogo in cui le azioni degli uomini sembrano costantemente soccombere alle forze elementari della natura. Insegnante di storia che per trentadue anni ha svelato ai suoi allievi i misteri del passato, Crick si trova ora costretto a mettere in discussione "sostanza e scopo" della sua professione e della sua vita. Alla scuola in cui lavora è stato "imposto di fare economie", e davanti ai suoi occhi aleggia lo spettro della "pensione anticipata". Il "vecchio Cricky" decide allora di non insegnare più la Storia con la s maiuscola nelle sue ultime lezioni. Cessa di parlare dello spargimento di sangue che, a Parigi alla fine del Settecento, ha dato il via al mondo moderno, e inizia a narrare del mistero del suo passato e delle sue storie. Storie della vita su un fiume, di un padre che catturava anguille, del cadavere di un annegato trovato nel fiume anni prima. Storie del mondo dei Fens, dove la terra è d'una piattezza così uniforme da spingere gli uomini a pensieri insonni e inquieti. La presente edizione è accompagnata da una postfazione in cui Graham Swift si sofferma su genesi e procedimento del romanzo.


Recensione:
Che cos'è la storia? Perché la studiamo? La storia è dentro di noi, tutti quanti. La storia viene vissuta da tutti noi ogni giorno. Come quella del professore Thomas Crick che, prossimo alla pensione anticipata a cui è costretto, con la scusa del dare un taglio al corso di storia, il professore Crick decide di spiegare ai suoi alunni la sua storia. Non quella del programma, ma quella della memoria, rendendo le sue lezioni un viaggio nel tempo.

Realismo, fatalismo, flemma. Vivere nei Fens vuol dire imparare la realtà a forti dosi. La grande, piatta monotonia della realtà, il vasto spazio vuoto della realtà.

Il romanzo ambientato nel Fens, dove l'acqua straripa dal terreno e dà la vita a ciò che le sta attorno, vede un Thomas crescere senza madre e un padre invece presente ma dimesso, seguendo il suo ordine di non insegnare a leggere e scrivere al fratello Dick, la testa di patata, l'handicappato; un ordine che Tom non comprende, ma che rispetta. Ancora non sa che il padre vuole evitare che il fratello maggiore legga la lettera nascosta nel baule, quella che la madre gli ha lasciato in fin di vita. Anche Mary è cresciuta senza una figura materna e con un padre religioso che è orgoglioso di lei, perché ancora non sa che Mary, con Tom, si incontra al mulino diroccato lontano da tutti, e danno sfogo al loro desiderio di scoprire la sessualità: i cosi e i buchi, così li chiamano, e tra i due quella che più è affascinata da questi è Mary. Un fame che la porta alla consapevolezza di avere un potere, non solo su Tom, ma anche su suoi amici, compreso Dick, il fratello che non riesce a formare una frase compiuta ma che attira la sua attenzione, e lui si scopre essere geloso della relazione che lei ha con Tom. Una gelosia che fa tenerezza ma che allo stesso tempo inquieta, un bambino nel corpo di un ragazzo che parla di amore e di paternità come se fossero il suo desiderio più intimo.

Niente dura a lungo in questo mondo. E ciò che va avanti, torna anche indietro. E' una legge della natura, e una legge, anche, nel cuore umano.

Ma una presunta paternità aleggia nell'aria, ad un certo punto, quando la vivace Mary rimane incinta e si crea confusione su chi sia il padre, e anche quando basta una piccola bugia e, anche da chi non ce lo aspettiamo, una vita viene strappata via e buttata in acqua. Come per purificare i peccati dell'uomo, e la sua anima, il fiume si fa prima addomesticare e poi trascina via i corpi senza rispetto. Ma quando una vita cessa ci esistere, un'altra minaccia di venire al mondo. Poi ci sono dei salti sulla collina, Mary si fa forza nelle gambe e dalla disperazione e salta; sempre vicino a quel mulino c'è un Tom confuso e desideroso di riavere la sua Mary senza più quell'espressione seria e quella luce spenta negli occhi, un Dio che li osserva da un cielo piatto, del sangue che scende per le gambe di Mary. Lo stesso Dio che tornerà nel futuro, quando la mente di lei inizierà a tremare per poi crollare, e le parlerà un'ultima volta per poi tacere per sempre.

Ma Dio non parla più, Mary, non lo sapevi? Ha smesso di parlare molto tempo fa. Non guarda nemmeno più, là dall'alto del cielo.

Il paese dell'acqua racconta la storia da ogni prospettiva, una storia che viene vivisezionata e sviscerata. Il tempo non ha più una direzione ed un confine, e ogni tanto torniamo in quell'aula dove il professore racconta la storia ai suoi studenti. Perché, gli chiedono, perché studiamo la storia. E lui racconta la sua di storia, quella della sua famiglia, quella della famiglia si tutti i personaggi: il passato e il presente diventano una cosa sola e arriviamo al punto finale, quando anni dopo si è persa la traccia di Dick, quando il vaso di Pandora è stato ormai scoperchiato e il temuto e grandissimo segreto è venuto a galla, perché la storia con il tempo erode la segretezza  e le promesse che si fanno, sembra confortare i personaggi quando invece aspetta la sua svolta e di dar loro il colpo di grazia.

Sì, il passato è un ostacolo, tende trabocchetti, impantana, complica tutto e lo rende difficile. Ma ignorarlo è follia, perché, soprattutto, la storia ci insegna a evitare le illusioni, le finzioni, a mettere da parte i sogni, i chiari di luna, le panacee, le mirabolanti imprese, la luna nel pozzo: ci insegna a essere realistici.

Il paese dell'acqua è un romanzo che mi ha stupita, in cui gli intrecci e la miseria umana assumono un fascino quasi ipnotico, tanto da tenere il lettore incollato alle pagine per poter scoprire la storia di ciascun personaggio, la sua famiglia, sfogliare l'album di famiglia di questa nel tempo. Un libro che, nonostante la pesantezza che può trasmettere, per via del modo di scrivere di Graham Swift così british, consiglio perché è uno di quelli che una volta riposti in libreria ricordiamo con nostalgia e, in cui, i personaggi diventano parte di noi.
Un libro tragico, che tratta temi importanti con la dovuta freddezza ma senza gelo, che grida dalla cima della narrativa dove la ricerca del senso di vita e l'affermazione del senso della storia incorniciano al meglio Il paese dell'acqua.

Ma rimaniamo lì distesi in attesa, in quella dorata sera di agosto, come se quello fosse l'ultimo posto rimasto sulla terra. Perché è questo che pensavo, nonostante i campi di frumento, i papaveri e il cielo color fiordaliso: tutto sta arrivando alla fine.

venerdì 24 giugno 2016

Blogtour: Fotografie in Re Maggiore di Claudia Bresolin - Donne, libri e blog

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi sono felice di ospitare e chiudere qui, su Uno Scaffale di libri, il Blogtour dedicato a Fotografie in Re maggiore di Claudia Bresolin. E poteva mica non conquistarmi un titolo così? Così poetico e profondo, di un libro che parla di emozioni e di donne. E, a proposto di questo, la tappa di oggi parla proprio di noi: le donne. Le donne che amano la cultura, la letteratura, che in questa trovano una sensibilità diversa e unica.
Di seguito vi riporto tutte le tappe ospitate dagli altri blog, le informazioni generali sul romanzo, Claudia ci parla delle donne e della lettura e, infine, vi spiego come fare a vincere i segnalibri creati dall'autrice e ispirati al romanzo. Ci tengo inoltre a dire, con grande piacere, che avete ancora la possibilità di scaricare gratuitamente il romanzo.

Chi ha partecipato al Blogtour?
Presentazione - ... il piacere della lettura
Intervista - Peccati di penna
Estratto - il cuore in un libro
Cinema e TV - Il cibo della mente
Ricetta letteraria - La Fenice Book
Cover - Desperate Bookswife
Aforismi e pillole - Words of books
Estratto - Alla scoperta dei libri
Done, libri e blog - Uno Scaffale di libri


Di cosa parla il libro?

Titolo: Fotografie in Re Maggiore
Autore: Claudia Bresolin
Editore: Lettere Animate Editore
Prezzo: 1,49 (Ebook gratuito durante il blogtour!)
Pagine: 415
Data uscita: 02 Marzo 2016
Dove comprarlo o scaricarlo gratis: Amazon, Ibs, Feltrinelli, Kobo

Cos’è la felicità? È questo che si chiedono Elisa e Livia. Due giovani donne che condividono una profonda amicizia. Due anime perfettamente in sintonia, eppure agli antipodi.
Livia è una ragazza a cui non interessa il “tutti vissero felici e contenti”. La felicità è un istante perfetto che dura quanto lo scatto di una fotografia. Le giornate di Livia trascorrono movimentate tra gli incontri semplici e appassionati con Mattia... e tra quelli irrinunciabili con Leo, un uomo ermetico che comunica con la sua musica, con i suoi gesti.
Elisa è è una fanciulla da romanzo inglese dell’Ottocento, ma nata nel secolo sbagliato. È una cantante classica che ricerca la poesia nella quotidianità. La sua vita scorre tra un lavoro in nero in un negozio di musica e la storia con Andrea; il grande amore, non quello delle fiabe, ma quello fatto di lacrime, baci, sorrisi e incomprensioni. Elisa vuole raggiungere una felicità pura, perfetta; è annoiata delle sue giornate ripetitive... fino a quando inizia la sua odissea alla ricerca di un nuovo impiego e di maggiore stabilità nel rapporto con Andrea.
Tra le strade di Roma le voci di Elisa e Livia s’intrecciano, alternandosi e raccontandosi in un continuo confronto a due con la realtà.

Donne, libri e blog.
L’organizzazione di questo blogtour ha fatto nascere questo post di chiusura, che non riguarda solo il mio romanzo, ma soprattutto i blog, le blogger coinvolte e quello che ci lega: i libri e l’amore per la lettura.
La lettura e i libri è quello che noi abbiamo in comune, e per noi intendo io, le blogger, voi che state leggendo e in fondo anche le protagoniste di “Fotografie in Re Maggiore”.
Elisa e Livia amano ( e citano) i classici come Jane Austen, Virginia Woolf, Fitzgerald, Hemingway, le sorelle Bronte (soprattutto Elisa), Oscar Wilde (maggiormente Livia) e adorano Mira Graz, una scrittrice di mia invenzione, che immagino un po’ come Banana Yoshimoto e un po’ come Elsa Morante (chissà cosa ne uscirebbe fuori!).
Ecco un piccolo estratto, dove Elisa (chiusa fuori di casa per sbaglio) esprime il suo amore per i libri:

Con le mani nei meandri della borsa.
L’agenda, un pacchetto di fazzoletti, il lucidalabbra, un libro, uno specchietto, la spazzola, un coprispalle, un biglietto della metro di almeno un anno fa. Una caramella mou, gnammy!
Niente chiavi.
Mi sedetti a terra davanti alla porta e svuotai con ferocia la borsa sul pianerottolo.
Fra i vari rumori della cascata di oggetti non ci fu quello metallico delle chiavi. Frugai ancora un po’, rivoltai la borsa portando il lato interno all’esterno, ma scoprii solo che dovevo davvero pulire la borsa, trovando polvere, briciole e affini.
Niente.
Mi arresi. Mi appoggiai con la schiena al muro, ma la parete era ruvida e granulosa e i miei capelli ci rimanevano attaccati. Stupido muro!
Guardai l’orologio, Livia non sarebbe tornata prima di un’altra ora.
Quante volte avevamo detto di fare una terza copia delle chiavi e di nasconderle fuori della porta da qualche parte o di darle a qualcuno in caso d’emergenza.
Evidentemente troppo tardi.
Ma avevo il mio libro. Il nuovo libro di Mira Graz, una copia illegale, di contrabbando avuta da Livia, ovviamente avrei comprato il mio bel libro, perché i libri sono sacri e quelli di Mira Graz ancora di più.
Le pagine erano un po’ stropicciate, ma non importava, Livia mi aveva assicurato che avrei adorato l’edizione in arrivo e io la pregustavo già, la vedevo nella nostra libreria, in ordine alfabetico e in gradazione di colore tra gli altri di Mira Graz.
Avevo sete, ma non avevo voglia di uscire di nuovo per comprare qualcosa da bere. Avevo voglia di qualcosa di dolce. Non avrei dovuto mangiare quella caramella con tanta leggerezza… o forse era stata quella a mettermi sete?
Tornai a concentrarmi sulla mia lettura.
Volevo baciare quel libro, ma sarebbe stato troppo anche per me, forse già con l’annusare le pagine mi ero spinta oltre, ma adoravo il profumo dei libri e non avrei potuto farne a meno. Il suono di una pagina voltata lentamente, il profumo di carta, piena, densa. Prima di iniziare a leggere un libro, sbirciarne l’ultima parola e rubargli l’anima.

Penso alle autrici dei blog che molto gentilmente mi hanno permesso di parlarvi di “Fotografie in Re Maggiore”, ognuna di loro non solo dedica il proprio tempo libero alla lettura, ma anche moltissimo impegno a parlare di libri nei loro blog, a recensirli, a consigliarli, a far nascere confronti su letture comuni.

“Non ci sono amicizie più rapide di quelle tra persone che amano gli stessi libri” (Irving Stone)

Questi blog in qualche modo rappresentano un legame tra blogger e follower, perché la lettura può accomunare persone lontane, che nella realtà non si sono mai incontrate; quando si trova qualcuno con la stessa opinione su un libro, sembra di aver ritrovato un vecchio amico.

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro” (Umberto Eco)

Spero che abbiate trovato piacevole seguire questo blogtour, che siate forse un po’ curiose di cosa succede a Elisa e Livia visto che ora le conoscete un po’ meglio; che vogliate vivere un po’ delle loro vite.
Quindi, ancora un grazie speciale ai blog che hanno ospitato questo blogtour, grazie a Siham, a Salvia, a Silvia, a Francesca, a Pamela, a Rosa, a Ornella, a Clarissa, a Ilaria, a Clarissa e tutte le lettrici (e lettori) che l’hanno seguito.
Vi auguro una buona lettura... di “Fotografie in Re Maggiore”, dei blog letterari e di mille altri libri.

“Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.”   (Virginia Woolf)


Si vince qualcosa?
Sì, oltre ad avere ancora la possibilità di scaricare gratuitamente il libro, l'autrice ha creato degli adorabili segnalibri ispirati al romanzo e le piacerebbe regalarli ai lettori.
Ci sono, però, delle semplici regole per partecipare:
- Iscrivetevi come lettori fissi (colonna a destra cliccando su "Unisciti a questo sito")
- Commentate il post
- Mettete like alla pagina Facebook del romanzo
- Condividere il post (facoltativo, ma vi permetterà di guadagnare punti extra)
- Compilate il form di  Rafflecopter.


Grazie a te, Claudia, e a tutte le mie colleghe blogger, ai lettori che hanno seguito con entusiasmo il blogtour, ai lettori in generale; e buona lettura!

giovedì 23 giugno 2016

Recensione: Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mio opinione non entusiastica riguardo l'ormai classico moderno italiano, Ti prendo e ti porto via, dell'amatissimo Niccolò Ammaniti.


Titolo: Ti prendo e ti porto via
Autore: Niccolò Ammaniti
Editore: Mondadori

Trama:
A Ischiano Scalo il mare c'è ma non si vede. In questa periferica maremma di paludi e zanzare, di bar e casette affacciate sul nulla di una strada provinciale si svolgono due storie d'amore. Pietro e Gloria sono due ragazzini. Lei è figlia di un direttore di banca, è sveglia, bella e sicura di sé. Lui è figlio di un pastore psicopatico, è introverso, sognatore, e la vittima preferita dei bulli del paese. Graziano Biglia è tornato a Ischiano, con la sua fama di chitarrista sciupafemmine e il cuore spezzato da una cubista. Qui conosce la professoressa Flora Palmieri, una donna sola e misteriosa che ha rinunciato alla propria vita per prendersi cura della madre. E tra i due, in apparenza lontani come i pianeti di due galassie, nasce un'attrazione. Una folla di creature strambe e grottesche si muove attorno ai protagonisti, come nella scia di un vento elettrico e vorticoso.


Recensione:
Ci sono quegli autori che sono considerati dei must, quelli che se ci mettiamo un attimo a riflettere, sappiamo che tra un bel po' di tempo e di compleanni, diventeranno dei classici. I classici raccontano la vita di tutti noi, della società, in ogni tempo e luogo. I classici rappresentano la società.

Qui non c'è da divertirsi, non ci sono case da affittare, non ci sono alberghi con piscina e aria condizionata, non c'è un lungomare su cui passeggiare, non ci sono locali dove andare a bere la sera, qui d'estate la pianura si infuoca come una graticola e d'inverno ci soffia un ventaccio che taglia le orecchie.

Esiste qualcos'altro di più vero de Ti prendo e ti porto via? Un romanzo che sembra essere stato scritto per strada per la gente di strada, raccogliendo la vita di strada. Camminiamo per il marciapiede semi distrutto e vediamo Gloria, la bellissima ragazzina figlia del banchiere, determinata e decisa. Quel genere di ragazzina che sai che ogni volta che cadrà si rialzerà con il sorriso, più forte di prima, niente può distruggerla, sempre in marcia.
Accanto a lei c'è lui, Pietro. Un ragazzino impacciato, timido, introverso, figlio di un pastore violento e di una madre caduta in depressione. Un sognatore, uno che sogna di fare il liceo e poi l'università, allontanarsi dalla miseria e dalla sua famiglia, sempre accanto a Gloria che sarà sempre il suo primo amore.

Era come un cespuglio di rose canine nato spontaneo fra i sassi di una pietraia e cresciuto senza che nessuno se ne prendesse cura, senza un giardiniere che lo annaffiasse, lo fertilizzazze e lo cospargesse di antiparassitari.

Al bar c'è Graziano, con i suoi lunghi capelli sciupati e i suoi quarant'anni portati come se fossero dei venti, tanto da sembrare patetico, tanto che noi che stiamo camminando in quella via e lo vediamo penseremmo "cresci un po', sistemati". E' che Graziano vorrebbe farlo, vorrebbe trovare la donna della sua vita, aprire la jeanseria e fare dei figli. Lo vorrebbe, davvero, però è a quel bar perché il primo passo è andato male: la donna con cui voleva sistemarsi aveva altre ambizioni e lo ha lasciato.

Un dolore diffuso lo afferrò allo stomaco e gli fece spalancare la bocca e tirare un sospiro faticoso. Si sentì debole e moscio e abbattuto e senza una lira e con le mani bucate. In poche parole, un fallito.

Sta passando una Y10. La riconosciamo, è la professoressa Flora che torna a casa ad accudire la madre attaccata alla vita come una cozza allo scoglio, anche se forse vita non è. Sempre così trasandata e trascurata, così intimidita dal suo stesso corpo e da quello che scatena, la reietta di Ischiano Scalo sempre sul punto di crollare, di scuotere le mura di casa con un urlo lacerante, sempre così infelice nella sua vita abitudinaria ma inconsapevole di esserlo.


Un venticello, un desiderio di vento, smuoveva un poco l'aria arroventata. Si annunciava una notte di sonni difficili. Afosa. Stellata.

Che cosa hanno in comune tutti questi personaggi? Tutti quanti, almeno una volta, si sono affacciati al destino degli altri. Personaggi che, per carità, ben definiti tanto che sembra di conoscerli da una vita, come tutte le persone comuni e di strada. Eppure, non sono proprio riuscita a entrare in empatia con loro. Perché alla fine, se ci penso, non leghiamo mai davvero con le persone che conosciamo per strada; ci unisce l'educazione, sappiamo tutto l'uno dell'altro per sentito dire, ma c'è sempre una distanza emotiva che viene mantenuta. Empatia zero, quindi, con questi personaggi di Ammaniti così verghiani con cui, forse, anche se volessimo legare non potremmo perché sappiamo che sarà effimero. Personaggi come quelli di Ammaniti sono destinati a soffrire e ad essere infelici, a non vedere mai un raggio di felicità, a essere puniti ingiustamente. Ecco qua, l'ingiustizia regna in Ti prendo e ti porto via, e il lettore neanche si indegna, si rassegna e aspetta un finale che sarà tutto tranne che lieto.

Nessuno lo avrebbe mai scoperto.
E un pensiero da adulto, da chi ha esperienza e non da ragazzino, gli attraversò il cervello.
La cosa, si disse, sarebbe passata perché nella vita le cose passano sempre, come in un fiume. Anche le più difficili che ti sembra impossibile superare le superi, e in un attimo te le trovi dietri alle spalle e devi andare avanti.
Ti aspettano cose nuove.

Ti prendo e ti porto via prende la polvere sul mio scaffale da tanti anni, perché iniziato più volte e mai finito, perché le aspettative nonostante tutto non sono mai scemate. Tutte deluse, finalmente. Posso mettermi l'anima in pace e dire che Ammaniti potrà anche essere uno dei futuri "classici" della nostra letteratura, e potrò anche sembrare un'eretica a dirlo, ma a me non piace proprio. Non mi piacciono i suoi personaggi, non mi piace il suo stile così prolisso, così introspettivo tanto da far sentire il lettore a disagio nella testa dei personaggi. Penso che io e Ammaniti non ci rincontreremo molto presto. Quindi vado via da Gloria, Pietro, Flora, Graziano; volto le spalle a Ischiano Scalo e li lascio combattere contro un destino spregevole, ma lontano da me.

Ma col tempo s'impara a vivere lo stesso.

lunedì 20 giugno 2016

Recensione: Cercando l'onda di Christopher Vick

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia recensione di Cercando l'onda, in uscita il 22 di giugno, che mi ha tenuto compagnia durante le mie pause dallo studio e che consiglio, appunto, come lettura scacciapensieri per staccare e rilassarsi.


Titolo: Cercando l'onda
Autore: Christopher Vick
Editore: Giunti Editore
Data uscita: 22 giugno 2016
Prezzo: €14.00

Trama:
È Sam, appena arrivato dall'immensa Londra in un cottage sulle scogliere selvagge e meravigliose della Cornovaglia, a raccontarci la storia. L'ultima volta che era stato lì aveva quattro anni, il giorno in cui suo padre aveva perso la vita in una tempesta. Sam è esperto di fisica e meteorologia, sa bene come si forma un'onda, ma niente può prepararlo a ciò che la vita gli riserva nei prossimi mesi, all'attrazione irresistibile per Jade, l'inquieta e spericolata surfista sua vicina di casa, alla passione per il surf che travolgerà lui stesso. Jade insegue un'ossessione: quella di trovare e cavalcare un'onda enorme, come quella leggendaria immortalata in una cartolina del 1916, tra un gruppo di scogli che nessuno ha saputo più trovare. E mentre l'autunno foriero di tempeste si avvicina, la storia monta come un'onda profonda verso un finale mozzafiato. Non manca niente nell'orizzonte di crescita di Sam: l'amore, l'amicizia, il sesso, un rapporto forte ma conflittuale con la famiglia, il rapporto con la natura, l'incontro inaspettato con la morte. Un romanzo di formazione che recupera la dimensione del rito di passaggio, della sfida, dell'affrontare le proprie paure e conoscere i propri limiti, dell'allontanarsi da casa per entrare a far parte della tribù.


Recensione:
Sam è, apparentemente, un ragazzino come tanti: schivo, riservato, mingherlino, timido e di poche parole. E' di poche parole anche quando incontra per la prima volta Jade, con quel cappuccio in testa e gli occhi che traboccano di ribellione. Gli stessi occhi che brillano e sembrano racchiudere il segreto dell'oceano quando Jade cavalca un'onda, lei che vive per il surf.
La vita vissuta come il surf, vivere per il surf: questa è l'atmosfera che si sente nella Cornovaglia. E Sam non può che sentirsi un pesce fuor d'acqua, lui che a malapena sa nuotare, che un po' teme l'acqua e il mare, perché ha inghiottito il suo papà anni fa. La madre, poi, è come ogni madre preoccupata per i suoi figli: lo vuole controllare, senza però soffocare, vuole che si apra con lei, senza che si ferisca troppo; e in fondo alla fine sa che in parte quel dialogo che non riesce ad allacciare con Sam è dovuto alla sua incapacità di parlare dell'ultima volta che ha visto il marito, come per celare o affogare una colpa che forse nemmeno ha. Ma ad allacciare il loro legame, seppur in maniere flebile, è quella trottola di Teg, la sorellina, che delle volte li spinge a doversi parlare, o a non parlare per evitare di dire cose di cui si potrebbero pentire.

Non ho pianto. Non ho urlato. Ero semplicemente anestetizzato.

Sam non è come Jade, Sam vive l'adolescenza facendosi vivere; si fa trascinare da lei, si fa dominare e traghettare. Jade, invece, l'adolescenza e la vita le vive cavalcandole, come quando è sulla tavola da surf in mare aperto, come quando sembra guardare nel vuoto più assoluto oppure come quando fissa le onde, come per farle ritirare, o come per farle intestardire di più e quindi farle scatenare.
E anche Jade non è come Sam, quel che uno ha l'altro ne è privo. Troppo ferita, troppo peso per le spalle di una ragazza della sua età, Jade non è disposta ad affezionarsi o a farsi amare facilmente da Sam, che chiama Sfigato e con cui tiene un atteggiamento distaccato e freddo.
Jade e Sam, però, non sono gli unici a fare surf: ci sono anche gli amici di lei che sfidano più volte il nostro protagonista, e il confine tra divertimento e pericolo è davvero molto sottile, davvero molto sottile. Sam, pian pianino, sembra cambiare e imparare a prendere la vita per le corna, ad affrontare la paura prima che questa si insinui dentro di lui; e si butta in mare in contro alle onde, si butta nelle esperienze che tutti abbiamo fatto prima o poi, nelle prime volte che rimangono indelebili a tutti.

Non si può sempre fuggire dalle cose, giusto? A volte, le cose che temi di più sono proprio quelle che devi affrontare.

Cercando l'onda è una storia che dona un sacco di leggerezza, nonostante si senta sempre una certa tristezza e non se ne riconosca la fonte fino alla fine, una fine che non ci si aspetta ma che è perfetta: senza essere troppo pesante dal punto di vista emotivo, ma senza essere nemmeno banale.
Una storia che scorre come le ondine in spiaggia, che non lascia il sego, ma che nella sua leggerezza tiene il lettore attaccato alle pagine. Il libro di Christopher Vick è uno di quelli che definisco perfetti per i periodi di stress e per staccare.

Non assomigliava a nessun'altra onda che avessi mai visto prima. Una montagna in movimento, una cosa solida che che non sembrava essere fatta di acqua. L'acqua era solo un rivestimento per la sua forza naturale. Un raggio di sole capriccioso l'ha illuminata. Era bellissima e terrificante, tanto da intorpidire i sensi.

venerdì 17 giugno 2016

Recensione: Lo strano viaggio di un oggetto smarrito di Salvatore Basile

Buongiorno amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia recensione di un libro che mi ha piacevolmente colpita e che consiglio come lettura leggera ma anche profonda, per riscoprire il gusto delle piccole cose della vita e per riscoprire anche la magia dei colori.


Titolo: Lo strano viaggio di un oggetto smarrito
Autore: Salvatore Basile
Editore: Garzanti
Data di uscita: 5 maggio 2016
Prezzo: €16,90

Trama:
Il mare è agitato e le bandiere rosse sventolano sulla spiaggia. Il piccolo Michele ha corso a perdifiato per tornare presto da scuola, ma quando apre la porta della sua casa, nella piccola stazione di Miniera di Mare, trova sua madre di fronte a una valigia aperta. Fra le mani tiene il diario segreto di Michele, un quaderno rosso con la copertina un po' ammaccata. Con gli occhi pieni di tristezza la donna chiede a suo figlio di poter tenere quel diario. Lo ripone nella valigia, promettendo di restituirlo. Poi, sale sul treno in partenza dalla banchina. Sono passati vent'anni da allora. Michele vive ancora nella piccola casa dentro la stazione ferroviaria. Addosso, la divisa di capostazione di suo padre. Negli occhi, una tristezza assoluta, profonda e lontana. Perché sua madre non è mai più tornata. Michele vuole stare solo, con l'unica compagnia degli oggetti smarriti che ritrova ogni giorno nell'unico treno che passa da Miniera di Mare. Perché gli oggetti non se ne vanno, mantengono le promesse, non ti abbandonano. Finché un giorno, sullo stesso treno che aveva portato via sua madre, Michele ritrova il suo diario, incastrato tra due sedili. Non sa come sia possibile, ma sente che è sua madre che l'ha lasciato lì. Per lui. Ora c'è solo una persona che può aiutarlo: Elena, una ragazza folle e imprevedibile come la vita, che lo spinge a salire su quel treno e ad andare a cercare la verità. E, forse, anche una cura per il suo cuore smarrito.


Recensione:
Tu di che colore sei?

Michele è un uomo trentenne che si aggrappa ad un ricordo doloroso quanto confortante, quello della madre che sin da piccolo ricorda aspettare il treno con un valigia al fianco, lo ascolta distratta mentre lui le chiede dove sta andando, le parla del suo quadernino rosso segreto e, come atto di fiducia, glielo affida. Le affida i suoi sogni di bambino, le sue storie di bambino, la sua infanzia. Mai avrebbe pensato che sua mamma non sarebbe più tornata a casa, che quella volta sarebbe stata l'ultima in cui l'avrebbe vista, che quel quadernino probabilmente sarebbe stato perso.

La felicità fa paura perché la puoi perdere da un momento all'altro.

Da quel giorno, infatti, vivrà con il padre capostazione che, alzando spesso il gomito, gli ricorderà di non fidarsi delle persone, di non fidarsi mai delle donne, di non fidarsi per evitare di soffrire. Un'infanzia fatti di silenzi, di silenzi ad una tavola che pare essersi ancorata al suolo, una vita fatta di poche certezze, solide ed essenziali nella vita di Michele. Il tempo passa, Michele si ritrova solo in quella casa in stazione, nel ruolo di capostazione ereditato dal padre, come è stata ereditata anche la diffidenza e la sfiducia nelle persone.
A trent'anni suonati Michele non sa cosa sia la vita se non quella routine quotidiana che porta avanti giorno e notte, adattando le proprie esigenze al tempo, il tempo che detta i suoi ordini e lo piega con un atteggiamento da ossessivo compulsivo. Una vita relegato in casa e nel treno, a raccogliere gli oggetti smarriti altrui e ad affezionarsi a questi, forse perché in fondo avrebbe voluto che lui e il suo quadernino non fossero abbandonati e dimenticati, forse perché c'è una grandissima voglia di sentirsi amato.

Precipitare è un fatto che confina con la vita e rispetta la frontiera. Dove inizia l'uno, si sospende l'altra. E mentre tu pensi, precipitando, a come mai sia potuto accadere e a cosa mai accadrà, la vita discute col destino per decidere di te. Nel frattempo, tu non respiri. E solo all'ultimo istante ti penti di non averlo fatto.

Uno di quegli oggetti smarriti, però, verrà reclamato dal suo legittimo proprietario. Elena irrompe nella vita di Michele, con la sua parlantina veloce e senza filo logico, il suo fare solare e luminoso, il suo modo di abbracciare le persone così, all'improvviso, dando loro la sensazione che gli venga restituita qualcosa che gli è stata sottratta via, quel suo modo di guardare il mondo a colori, quei colori che rendono le persone compatibili, oppure no.
Sarà tutto questo di Elena a spingere Michele a uscire dalla sua ordinarietà sicura, dalla sua zona di protezione, per affrontare tutte quelle paure irrazionali che l'abbandono gli hanno causato, per imparare ad abbracciare il mondo come Elena abbraccia lui, ad abbracciare le parole delle persone, le loro storie. Le ascolterà tutte, il nostro Michele, che durante il viaggio si scontrerà anche con le cose brutte di quel mondo, le persone o le situazioni che gli faranno pentire di aver preso quel viaggio. Ma va avanti, il nostro Michele, che come in una favola moderna lo vediamo crescere e lottare, lo vediamo diventare da uomo bambino a soltanto uomo.

Immerso nell'estasi di un ispirato assolo di piano, dimenticò il motivo per cui si trovava in quel bar, le ragioni che lo avevano condotto in viaggio, la sua ricerca, il suo passato, le sue paure e la ricetta della stracciatella. E per la prima volta, dopo tanti anni, si lascio andare alla vita, come una zattera alla deriva sul mare.

Un viaggio che vola, in cui con Michele si riscoprono le piccole cose della vita che diamo per scontate, le persone che diamo per scontate. Tifiamo per lui, affinché trovi le risposte alle sue domande, affinché stenda i fantasmi del suo passato, finisca per gridare a voce altissima la tristezza che mai ha voluto riconoscere e accettare. Lo vediamo perdere la sua ingenuità, smarrire gli occhi da bambino che si sorprendono per un non nulla per irrigidire le spalle e accendersi una sigaretta.

Capì che le stanze d'albergo hanno qualcosa in comune con i vagoni dei treni: sono parentesi della vita concesse in prestito, luoghi di transito per identità diverse e sconosciute che si danno il cambio tra una partenza e un ritorno, giorno per giorno, in attesa di un risveglio o di un arrivo. Appartengono a tutti e a nessuno, come il caso. O il destino.

Lo strano viaggio di un oggetto smarrito pare essere una storia scacciapensieri che sfiora la banalità, quando invece si tratta di una storia profonda e che fa riflettere, che si divora, dove la trama originale e ricca di colpi di scena, il tutto corredato da una prosa che non può non piacere. Un storia dove aleggiano sentimenti come nostalgia, malinconia, ma anche speranza e tantissima voglia di vivere. Un libro pieno di magia. che emoziona nonostante la scorrevolezza, dove ci si sente coinvolti come se Michele o Elena fossero nostri amici. Quei due che ci fanno così tanta tenerezza, Elena che chiede a Michele: Tu di che colore sei?

E che la vita non è una bilancia che pesa i torti e le ragioni, ma un fluire di eventi che molto spesso non hanno spiegazione, oppure ne hanno troppe perché si possa individuare, alla fine, quella vera.

mercoledì 15 giugno 2016

Recensione: Scomparsi di Caroline Eriksson

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia opinione su Scomparsi. Ma come si fa a recensire questo libro? Perché a me viene da scrivere proprio questo: non ci ho capito un'acca. Ma, in compenso, ho capito che rientra tra i libri più brutti che abbia mai letto.


Titolo: Scomparsi
Autore: Caroline Eriksson
Editore: Editrice Nord

Trama:
Intorno a lei c'è solo silenzio. Greta si sveglia e si rende conto che Alex e Smilla non sono ancora tornati. Erano scesi dalla barca per fare una passeggiata sull'isola che si erge in mezzo al lago Maran, mentre lei era rimasta a bordo a riposare. Ormai però il sole sta sparendo dietro gli alberi, disegnando lingue color sangue nel cielo, l'acqua è fredda e immobile come pietra e Greta non sente né la voce rassicurante di Alex né la risata argentina di Smilla. Scende a terra per cercarli ma, poco dopo, capisce che non sono più su quell’isoletta. Sono svaniti nel nulla. Greta allora torna indietro, nella casa in riva al lago dove stanno trascorrendo qualche giorno di vacanza. Niente neanche lì. E al cellulare di Alex scatta inesorabile la segreteria telefonica. A Greta non rimane quindi che rassegnarsi, raccogliere tutto il suo coraggio e andare alla polizia per denunciare la scomparsa del marito e della figlia. Alla piccola centrale del paesino più vicino, l'accoglie una giovane agente. L'ascolta, fa qualche verifica al computer. E le annuncia che lei non è sposata e che non ha mai avuto figli…
Chi sono allora Alex e Smilla? Perché sono scomparsi? E cosa nasconde Greta? Qual è la sua storia? Sta mentendo o è proprio lei l’unica a dire la verità?
Grazie allo stile intenso e alla storia spiazzante, in cui niente è come sembra, Scomparsi è stato tra i romanzi più richiesti dell'ultima fiera di Francoforte ed è diventato un caso editoriale ancora prima della pubblicazione in Svezia, coi diritti di traduzione venduti in 22 Paesi nell’arco di una settimana.


Recensione:
Greta, su un barca in attesa di suo marito e la figlia Smilla, si addormenta risvegliandosi più tardi con una strana sensazione nel petto e l'assoluta certezza di aver visto qualcosa di paranormale sotto le acque del lago Marhem. Quel che davvero conta, però, è che il marito e la figlia non sono ancora tornati, ed è così che si mette a cercarli per la foresta. Senza chiamarli, senza troppa corsa, ma col cuore in gola, fino a quando la ricerca arriva alla fine e senza risultati; Greta torna a casa, coccola il gatto della figlia, e dorme. Eh sì, si mette a dormire. Si sveglia più tardi, ricomincia a cercarli, si imbatte in dei teppisti che sembrano però anche violenti, in una ragazzina che si chiama come lei e che, esattamente come lei, sembra aver bisogno di un aiuto che non riesce a chiedere. Poi torna a casa, coccola il gatto, e dorme. Di nuovo, sì. Si sveglia, cerca il telefono cellulare ovunque, lo trova, parla con la madre con cui non sembra aver un buon rapporto, esce nella foresta e cerca di nuovo figlia e marito. Poi torna a casa, coccola il gatto e.... no, non dorme questa volta.
Ma cosa fa questa benedetta donna? Che cosa mi combina? Durante la lettura ci sentiamo sballottati da una situazione all'altra, l'una completamente diversa dall'altra.

Che cosa mi sta succedendo? Sto perdendo la capacità di distinguere il sogno dalla realtà e il raziocinio dalla follia?

Ah, se non lo sai tu, cara!
Non capiamo più chi è la nostra protagonista, se è pazza o meno, se ha problemi mentali oppure no, se sogna oppure vive la realtà, se si è drogata oppure no, se ha le allucinazioni o meno. Un continuo cambiare di storia, una confusione pazzesca, dove l'unica certezza è che Greta o è vittima, o è la colpevole, ma in entrambi i casi qualcosa nel suo passato l'ha resa quella che è oggi.

Sul fondo della barca più moderna c'è un sottile strato d'acqua, probabilmente piovana, caduta stanotte. Ma non è limpida: è piena di striature rosse. Sotto la panchetta c'è un grumo dall'aria appiccicosa, come sangue rappreso, delle dimensioni di un feto.

Sapeste quante volte ho avuto la tentazione di interrompere la lettura perché proprio non sopportavo più né la storia né i personaggi. Sapeste quanto sono state deluse le mie aspettative verso un libro che mi incuriosiva tantissimo, come ogni volta che ci dicono "thriller mozzafiato".
La cosa che ho davvero odiato in Scomparsi, è la confusione. E mettiamoci pure che era voluta, che è l'ingrediente principale della storia, ma le dosi dove le abbiamo lasciate? No, perché un conto è una confusione voluta ma ordinata, come quella de La ragazza del treno - altro thriller, per dire, che ho bocciato -, dove davvero il confine tra realtà e non realtà è labile; un conto è una confusione che è un minestrone. Un conto è il lettore che cerca di capire, indaga, raccoglie i tasselli improvvisandosi uno Sherlock; un conto è un lettore che impreca e continua a leggere la stessa pagina chiedendosi se ne ha saltata qualcuna prima per errore, perché non ci capisce niente.

Ora vado alla deriva. La terraferma su cui poggiava la mia vita non esiste più. Le parole che mi risuonano in testa sono più vere che mai. Senza di me non sei niente.

Scomparsi è una storia dalla scrittura apatica che si può leggere per cercare un pretesto per litigare con qualcuno che quel pretesto non ve lo dà, ma avete proprio bisogno di sfogarvi; ché fa venire il nervoso. Se non ne avete bisogno, invece, lo sconsiglio vivamente. Ma proprio di cuore.

Dei pensiero non c'è da fidarsi. Se mi lasco governare da solo, piombo nell'oscurità.

lunedì 13 giugno 2016

Un salto in libreria #29


Buon pomeriggio, amanti della lettura.
Il nostro salto in libreria è saltato ieri, ma nessun problema: si rimedia oggi.
Questa settimana ci aspetta una storia russa ambientata a nella ville lumière, con Ritrovarsi a Parigi.
La vita dorata di Matilda Duplaine, una storia che sembra che ci farà mancare l'atmosfera de Il grande Gatsby.
Emancipated: l'altra faccia della libertà sembra invece pieno di colpi di scena e di troppi intrighi.
Pieno di intrighi e colpi di scena è anche il thriller A mosca cieca.
E, infine, leggeremo anche l'inconfondibile stile di Swift con Un giorno di festa.


Titolo: Ritrovarsi a Parigi
Autore: Gajto Gazdanov
Editore: Fazi Editore
Prezzo: €12.00
Uscita: 16 giugno 2016

Dopo la morte della madre, Pierre Fauré lascia Parigi per trascorrere il mese d’agosto in Provenza da François, un vecchio amico ritrovato per caso. L’incontro con la foresta, i suoi sentieri, la sua luce, la sua immutabilità e il suo silenzio fa intuire a Pierre – un uomo semplice, contabile di una piccola impresa – l’esistenza di un regno insospettato dove il tempo, lo spazio e le sensazioni sembrano essersi immobilizzati in bilico fra sogno e realtà. Ma c’è un altro incontro ad attenderlo: è Marie, che un giorno appare sulla soglia della stanza che lo ospita, un «povero animale malato» che François ha trovato sul ciglio della strada nell’estate del 1940 e ha salvato dall’internamento in manicomio. È lei a innescare in Pierre un moto di rivolta per l’inutilità della propria vita. Contro il parere di tutti decide di portarla con sé a Parigi, dove per mesi si ostina a cercare di far uscire la giovane donna dal limbo dell’inconsapevolezza e dell’oblio nel quale è sprofondata. Solo un miracolo potrebbe salvarla. E così accade: grazie alla dedizione a alla pazienza di Pierre, Marie riuscirà a ritrovare la sua umanità, la sua memoria, il suo passato. E a uscire dall’oblio saranno in due: Pierre scoprirà il senso della vita e deciderà di ricominciare, salvato dal suo stesso miracolo.


Titolo: La vita dorata di Matilda Duplaine
Autore: Alex Brunkhorst
Editore: HarperCollins Italia
Prezzo: €14,90
Uscita: 16 giugno 2016

Quando Thomas Cleary, un giovane giornalista che cerca di farsi strada lavorando al Los Angeles Times, riceve l'incarico di scrivere un articolo su Joel Goldman, il leggendario produttore cinematografico recentemente defunto, la figlia dell’uomo, Lily, lo invita a una cena esclusiva che gli apre le porte del jet-set di Hollywood. Ragazzo di umili origini, cresciuto in provincia, Thomas è un estraneo in questo mondo dorato di milionari, jet privati e dimore lussuose. 
Finché non incontra Matilda Duplaine.
Bellissima e misteriosa, Matilda non ha mai lasciato i confini della splendida proprietà di Bel Air in cui è cresciuta e Thomas finisce per innamorarsi perdutamente di lei.
Ma quella che inizia come una romantica relazione clandestina si trasforma ben presto in un’intricata ragnatela di segreti e bugie, in grado di distruggere per sempre le loro vite e quelle di chi li circonda.


Titolo: Emancipated: l'altra faccia della libertà
Autore: M.G. Reyes
Editore: HarperCollins Italia
Prezzo: €16,00
Uscita: 16 giugno 2016

Il bad boy, la brava ragazza, la diva, lo sportivo, la rocker, la nerd: sei ragazzi bellissimi e legalmente liberi dal controllo dei genitori per varie ragioni, ma con una cosa in comune: un segreto da nascondere.
Segreto nr. 1: non tutti sono ciò che sembrano
Ora vivono insieme in una casa a Venice Beach, si comportano come se appartenessero a una grande famiglia e vivono le proprie bugie. Uno ha assistito a un delitto, un altro potrebbe essere un assassino... e un terzo è lì per spiarli.
Segreto nr. 2: la libertà non è gratis
Mentre si aggrappano a un sogno di libertà e abbassano la guardia, il passato di soppiatto si avvicina. E quando uno di loro viene arrestato, la facciata accuratamente costruita degli altri si sgretola.
Segreto nr. 3: la verità prima o poi salta fuori.
Fino a che punto saranno disposti ad arrivare per nascondere il passato? E chi tradiranno per proteggere il proprio futuro?


Titolo: A mosca cieca
Autore: Faye Kellerman
Editore: HarperCollins Italia
Prezzo:€16,00
Uscita: 16 giugno 2016

Una telefonata nel cuore della notte convoca Peter Deker, detective della Omicidi di Los Angeles, sulla scena di un efferato delitto: qualcuno ha fatto irruzione nella proprietà di Guy Kaffey, ricchissimo imprenditore edile, e ha assassinato lui, sua moglie e quattro dipendenti.
Deker e i suoi non ci mettono molto a capire che Kaffey, filantropo noto per aver finanziato associazioni benefiche che operano nel recupero degli ex delinquenti – e per averne assunti alcuni come guardie del corpo – è stato ucciso in quello che ha tutte le caratteristiche di un inside job... ma si tratta di un semplice tentativo di rapina finito male o è qualcosa di più? Perché è evidente che un uomo del genere non diventa ricco senza farsi dei nemici.
Per Deker l'unica consolazione, durante le complicate indagini per risalire al mandante dell'omicidio, è sapere che sua moglie, Rina Lazarus, è stata scelta come membro della giuria in un processo e quindi è al sicuro. Poi l'incontro casuale con un interprete che lavora in tribunale trascina Rina nel cuore delle indagini del marito e sulla strada di una gang di killer spietati. E a quel punto Deker non ha alternative: se vuole salvarla deve scoprire il colpevole.


Titolo: Un giorno di festa
Autore: Graham Swift
Editore: Neri Pozza
Prezzo:  €16,00
Uscita: 16 giugno 2016

È il Mothering Sunday, la Festa della Mamma, del 1924 in Inghilterra. La guerra è alle spalle e un’altra è all’orizzonte. Ma è una bella domenica di fine marzo, perfetta per rimuovere i lutti e celebrare in allegria la speciale ricorrenza del giorno. Il rituale della festa prevede visite di cortesia, picnic all’aperto e inviti a pranzo in compagnia di amici e familiari. Un rituale già quasi in disuso, ma che i Niven e gli Sheringham, due delle famiglie più in vista del Berkshire, si tengono ben stretto, come se appartenessero ormai a un’unica famiglia dopo aver perso dei figli in guerra.
Su invito degli Hobday, un altro illustre casato delle verdi contee che circondano Londra, si vedranno a pranzo per brindare e parlare dell’evento ormai imminente: le nozze tra Paul, il giovane rampollo degli Sheringham scampato alla guerra, ed Emma Hobday.
Per la servitù dei Niven, com’è consuetudine, il Mothering Sunday è una «giornata libera» da trascorrere con i propri cari. Per tutti, eccetto che per Jane Fairchild. Giovane orfana che presta ormai da qualche tempo servizio presso i Niven, Jane si appresta a trascorrere la domenica di festa su una panchina in giardino, tra il ronzio dei fuchi e il profumo della magnolia già carica di boccioli, quando squilla il telefono. Si affretta all’apparecchio e il suo cuore si libra in cielo allorché riconosce la voce all’altro capo del telefono: Paul Sheringham, il giovane rampollo di cui da sette anni, con gioia e senza alcun pudore, è l’amante, la invita per la prima volta a casa sua.
La telefonata di Paul, e le ore poi trascorse con lui, faranno di quel Mothering Sundaydel 1924 una data incancellabile nel ricordo di Jane negli anni a venire, un giorno di festa cominciato nella luce più pura e terminato nel buio di un’oscura notte della vita e dell’anima.

venerdì 10 giugno 2016

Recensione: Mandami un messaggio di Arianna Vetere

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo una lettura molto leggera, ma che purtroppo non mi è piaciuta. Ho trovato, infatti, Mandami un messaggio un romanzo piatto, caratterizzato da una scrittura poco matura.


Titolo: Mandami un messaggio
Autore: Arianna Vetere
Editore: Parallelo45 Edizioni

Trama:
Anna è una giovane sposa, ma è ancora vergine. La sua mente la imprigiona in una paura folle della prima volta, che cerca di superare sfogandosi con uno ragazzo conosciuto su internet, Alessandro. Un giorno lo incontra, e tra loro scoppia una relazione ossessiva nella quale lei, pur di vincere le sue angosce, decide di prestarsi ai suoi giochi erotici. Ma la vita di entrambi cambierà per sempre quando scopriranno che il vero amore è più forte di qualsiasi ossessione.


Recensione:
Anna è ormai sposata da due anni con suo marito e entrambi sono infelici. Un matrimonio che è stato dato per scontato dopo che, da giovanissimi, si sono conosciuti e poi scelti. Una vita coniugale fatta di "ti voglio bene", di baci a stampo sulla soglia di casa, di cene silenziose e di occhi dolci. Un matrimonio non consumato che rende i coniugi inermi davanti a una decisione da prendere. Il problema, se così si può chiamare, è nella testa di Anna, che proprio non riesce a lasciarsi andare e che è terrorizzata all'idea di provare dolore nel momento in cui perderà la verginità, una paura irrazionale che la blocca e che blocca la sua vita.

L'aspetto più devastante, per me, è questo dolore che cresce continuamente. Il dolore di non averlo vicino, di non sapere cosa fa, soprattutto di non capire se conto qualcosa per lui. Il dolore di mentire a tutti quelli che mi vogliono bene e non immaginano affatto cosa mi stia accadendo.

Come ci ha insegnato Freud, ad ogni paura c'è una causa; anche in questo caso. Può essere, infatti, che sia dovuto al modo in cui Anna è stata cresciuta ed educata: sotto una campana di vetro, protetta dall'effetto famigliare e senza mai doversi trovare in una situazione spiacevole o problematica. Ed è proprio per questo motivo che, ad ogni emozione diversa da quelle che lei prova nella sua vita ordinaria, si sente sopraffare dalle sue conseguenze; si sente soffocare come se la sua testa fosse immersa nell'acqua e non sa più come affrontare gli imprevisti. Come le è successo appena ha conosciuto Alessandro tramite chat e lo ha desiderato, lo ha desiderato come mai ha desiderato suo marito.

Mi sono sentita l'unica responsabile del fallimento della nostra unione, avrei voluto sprofondare in me stessa, isolarmi, escludere il mondo, e col mondo lui.

Anna, alla fin fine, è una donna bambina, una donna immatura, che non ho sopportato per neanche una riga; perché si atteggia e pensa come una ragazzina di quindici anni che si fa travolgere dall'emozione della prima volta, in tutti i sensi. Subito si fa un'idea di Alessandro di principe azzurro, e subito desidera costruire una relazione che nasce dagli scarti di tutte le relazioni disastrose e suicide. Lui, menefreghista e freddo, che si prende gioco di lei. Lei che gli muore dietro e finisce per far usare il suo corpo senza un minimo di amor proprio. La Anastasia Steele dei poveri, per capirci.

Sì, mi sono innamorata. Sarà questa la prima volta? Quella vera? Eppure so di essere stata innamorata di Marco, quando avevo sedici anni. E anche di mio marito. Ma non riesco proprio a ricordarmi di come mi sia sentita. Ci sto pensando, e mi appare tutto lontanissimo, nebuloso, difficile da rievocare, appunto.

Anna che ci racconta e si racconta in un diario quei mesi di tira e molla con Alessandro, del loro sesso - e dico sesso, non amore - che non lascia nulla nell'anima se non disperazione in lei. In poco tempo, una donna fatta, si ritrova ad essere dipendente da un ragazzo che in lei non vede altro che un corpo da usare. E con il trascorrere della storia anche lei usa lui, per recuperare tempo e esperienze che non ha mai vissuto.

Forse amare troppo può ferire una persona, renderla insicura. Ma è una ferita che non fa male sul serio, che viene dalle migliori intenzioni.

Mandami un messaggio è un libro breve ma senza spessore di alcun tipo. Dove la trama trae in inganno perché l'eros è poco, mentre i sentimenti contrastanti di questa protagonista poco stabile emotivamente prendono il sopravvento. Una protagonista che ho quasi odiato, mentre gli altri sono solo dei cartonati senza dimensione. E se avviene qualche cambiamento in questi, nel loro comportamento, non sappiamo perché e com'è successo. E non è la tecnica del romanzo a permettere ciò, perché di romanzi in forma di diario ne ho letti davvero tanti, ma lo è la scrittura dell'autrice. L'ho trovata infatti molto piatta, senza alcuna profondità, come se davvero il diario fosse stato scritto da una ragazzina di quindici anni.

C'è sempre una prima volta, no? In tutto.

mercoledì 8 giugno 2016

Recensione: Il cuore buio di Pina Varriale

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia opinione su Il cuore buio, che purtroppo non mi è piaciuto. Il motivo è dovuto al carico di temi, pesanti ed importanti, che lo caratterizzano. L'ho trovato, inoltre, decisamente anche non in linea con la fascia d'età a cui è rivolta la storia.


Titolo: Il cuore buio
Autore: Pina Varriale
Editore: Edizioni Cento Autori

Trama:
Dopo la morte del nonno, la diciassettenne Alice decide di restare a Montelupo da sola. Non ha nessuna intenzione di seguire la madre a Milano né di andare a stabilirsi dal padre che ormai vive con un'altra donna. Alice è una ragazza introversa, a scuola non ottiene risultati brillanti e se non fosse per l'aiuto del prof. Giorgio Tancredi, spesso si metterebbe a rischio di essere allontanata. Durante il suo solitario soggiorno, Alice conosce Roby, un ventenne che suona in un pub a Montelupo. Roby alza spesso il gomito, si comporta da ribelle ma esercita una forte fascino sulla ragazza. Alice pensa di esserne innamorata ma non è certa di essere ricambiata. Il prof. Tancredi, con cui la ragazza si confida, non approva quell'amicizia perché pensa che Roby abbia una cattiva influenza su di lei. Roby, infatti, trascina Alice in un grosso guaio. Alla fine la ragazza riuscirà ad uscirne fuori e sarà per lei il momento di seppellire alcuni mostri del suo passato e voltare pagina, guardando al futuro con occhi nuovi.


Recensione:
Alice è un po' come tutte le ragazzine del giorno d'oggi, che si credono grandi e che iniziano a volere la loro indipendenza senza neanche sapere cosa questa significhi per davvero. Alice, infatti, vuole vivere da sola e allontanarsi dalla madre, a cui non sembra perdonare il fatto che lavori troppi, e anche dal padre con cui sembra non avere nessun tipo di legame.
Con la scuola da gestire, e anche male, delle compagne cattivelle a cui tenere testa, e un frigo da riempire, si ritrova a vivere una situazione che non la mette assolutamente a disagio, né le fa venire dubbi sulla sue scelta; pare sia una ragazza di ferro questa Alice. Anche quando rientrando a casa trova sempre un biglietto scritto, con la stessa calligrafia, che la minaccia di morte. Lei semplicemente lo appallottola e non ci pensa più, non sa cosa sia la paura, la titubanza, cosa sia il senno o il buon senso.

Appoggio i gomiti sul tavolo e socchiudo gli occhi, lasciandomi catturare dalla magia di quella musica che vibra con le stesse frequenze del mio cuore.

Ma nonostante tutto Alice rimane una brava ragazza chiusa a riccio che beve la cioccolata calda per scaldarsi, fino a quando non inizia a bere alcolici per avere lo stesse effetto, spinta dalle insistenze di Roberto: il bad boy con i capelli scuri, la musica nelle vene e il piercing al sopracciglio. Senza volerlo Alice si infatua di lui e inizia nella sua mente quella che è una storia d'amore inesistente, complici gli atteggiamenti ambigui di lui.

Mi sono voltata e sono scappata via, con le guance in fiamme e il buio nel cuore.

A notare per primo questo cambiamento in lei è il prof Tancerdi, con cui instaura un rapporto quasi di amicizia, e il quale cerca di far ragionare la nostra protagonista per cambiare compagnia prima che sia troppo tardi. Un rapporto inverosimile, il loro, dove la figura di prof autoritario come giustamente deve essere, viene rimpiazzata da quella di prof amico da chiamare se si ha bisogno di qualcosa.
Il prof, come ultima spiaggia, cerca di coinvolgere la ragazzina a fare volontariato presso una casa di riposo, dove Alice inizierà a mettere insieme i tasselli del suo passato, degli incubi che le fanno mancare il respiro, dove inizierà a diradarsi anche quella nebbia che avvolge l'idea di amore che ha nei confronti del tormentato e impenetrabile Roby, dove pian pianino inizierà a fare un po' di luce nel suo cuore buio.

Tacere diventava ogni giorno più facile, mi pareva di mettere uno sull'altro i mattoni di un muro invisibile che avrebbe nascosto a tutti chi ero davvero.

Il libro di Pina Varriale, che lancia la nuova collana - Storie per crescere - anche se breve, lascia un senso di pesantezza completamente spiacevole. La storia, che nasce da una trama semplice ma funzionante, viene caricata di temi forti che, tutti insieme come sono proposti, non sono adatti per la fascia di lettori - dagli undici anni - per cui è indicata la collana. Incubi, abbandono di minori, divorzio, tradimenti, dipendenze, una vita solitaria e priva di affetti, e altro ancora: è un mix di temi che, oltre a non essere compatibile con i bambini - perché bambini sono - sono tutti buttati lì tra una pagina e l'altra come collante per la storia, come con lo sforzo di renderla il più drammatica possibile. Tutti temi che non possono essere solo citati e non approfonditi, e se approfonditi non possono essere così tanti senza un minimo di coinvolgimento emotivo.
Il cuore buio è un libriccino che si legge in poche ore ma che lascia l'amaro in bocca, misto a un senso di disapprovazione e delusione.

E' finita. Ora che ho ritrovato la voce, non voglio più smettere. Voglio gridare quando ne ho motivo e piangere se ne ho voglia.
Se è vero che il passato non posso cambiarlo, il futuro però dipende ancora da me,

lunedì 6 giugno 2016

Recensione: La ragazza delle fragole di Lisa Strømme

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia opinione su La ragazza delle fragole, un libro bellissimo, dall'ambientazione tangibile e dalla prosa superba.


Titolo: La ragazza delle fragole
Autore: Lisa Strømme
Editore: Giunti

Trama:
Norvegia, 1893. Nel pittoresco villaggio di Åsgårdstrand, che si affaccia sui fiordi del Mare del Nord, a qualche chilometro da Oslo, molti artisti trascorrono le vacanze estive. A pochi passi dal mare c’è anche la piccola casa di Edvard Munch, il pittore “malato” che la comunità locale guarda con grande sospetto. Nonostante il divieto di rivolgergli la parola e di contemplare le sue tele, la piccola Johanne non resiste, e ogni volta che viene mandata a raccogliere le fragole da vendere ai turisti, si intrattiene con il giovane artista. È proprio la pittura e il mondo dell’arte ad affascinarla e Munch sembra l’unico ad averlo intuito e a incoraggiarla in quella direzione. L’estate di libertà di Johanne finisce però quando sua madre la manda a servizio da una delle famiglie più in vista del luogo, per tenere compagnia a Tullik, una ragazza di qualche anno più grande di lei. Ed è così che Johanne sarà testimone di un evento sconcertante: tra Tullik e Munch scoppia una passione febbrile e pericolosa. Un sentimento tanto impetuoso quanto osteggiato che sconvolgerà la vita delle due ragazze fino a mettere in pericolo le stesse opere di Munch.
Liberamente ispirato a un episodio poco noto della vita dell’artista, "La ragazza delle fragole" è un romanzo appassionante, suggestivo e pieno di romanticismo nella sua forma più coinvolgente e travagliata.


Recensione:
Åsgårdstrand è un piccolo villaggio la cui bellezza estiva attrae numerosi pittori alla ricerca delle luci e dei panorami perfetti per riportarli su tela. Uno di questi è il signor Heyerdahl che, una volta vista una piccola ragazzina raccogliere le fragole, ha deciso di dipingerla spinto dall'ispirazione, portando conseguenze quasi invisibili dovute alla creazione del mito de "La ragazza delle fragole". Questa non è altri che la dolce e ribelle Johanne, con la sua passione per la ricerca delle fragole e quella segreta e clandestina per la pittura.

Circondata dal rigoglio della natura, avvolta dal sole, dalla luna e dal mare, quella non era una danza di distruzione, bensì di vita. Volevo partecipare alla danza della vita.

Entrambe le cose la porteranno a superare la staccionata che non bisogna oltrepassare, mentre la voce severa della madre le tuona nell'orecchio con le sue raccomandazioni simili a minacce, con la paura che batte nel petto e la voglia di scoprire di più. Un giorno Johanne finisce nel giardino di Munch, il pittore da tutti temuto che viene accostato alla figura di Satana, per i suoi quadri cupi, sconci, senza pudore, che sembrano racchiudere e personificare la disperazione umana. La stessa che quindi crea disagio in tutte le persone del villaggio e che li spinge ad escluderlo dalla loro comunità.
Eppure Much è una persona gentile e cortese, che aiuta Johanne nella sua ricerca delle fragole e anche a lasciarsi andare alla pittura, a vedere il mondo a colori secondo quello che viene trasmesso, secondo quello che si vuole vedere e come lo si vede.

- Cos'è che la spinge a dipingere così? - chiese.
- Mi sforzo di ritrarre gli enigmi insolubili dell'esistenza, le cose che ci lasciano perplessi. Cerco di rappresentare la vita, così come viene vissuta. -

La madre di Johanne però, come tutte le madri, vorrebbe proteggere la figlia e la sue reputazione, tant'è che la manda a lavorare a casa degli Ihlen. Ed è qui che la sua vita inizia a cambiare, tra le pulizie da fare e il legame che si instaura con la più giovane delle padroncine, Tullik, un legame quasi di sorellanza. Quest'ultima è inesperta nella vita e un po' ripudia la sua posizione sociale, curiosa come i bambini, attratta dal proibito e dall'intoccabile e ancora più tentata da questo, perché raggiungibile: Tullik perde la testa per Munch. Se all'inizio sembra accada per la sua figura di pittore e per quei quadri che la affascinano e non la fanno rabbrividire, come invece accade con gli altri, alla fine per Tullik il tormentato pittore diventa la sua ragione di vita, un'ossessione che sfiora la follia.

Quando Tullik si accorse della mia presenza la foresta aveva lanciato un altro incantesimo, le cui conseguenze non ero ancora in grado di prevedere, ma il cui potere immenso era subito percepibile. Il cielo estivo, incapace di assumere le tonalità scure di un manto di tenebra in cui potessero brillare le stelle, diventò di un insipido color lavanda.

Johanne, per amor di Tullik, risponde agli ordini di questa e cerca di proteggerla, di aiutarla a vivere quel loro amore proibito e devastante. Una devastazione che deriva dall'animo di lui: solitario, disperato, malato, naufragato, totalmente dipendente dalla sua arte. Mentre invece Tullik diventa sempre più dipendente da lui e dal suo carattere bipolare, smettendo di illuminarsi per la sua personalità solare e giocosa, spegnendosi sempre di più, come se lui fosse la sua linfa vitale. Una linfa vitale che scoppia da un bacio al chiaro di luna, da una passione delicata, dai pennelli che non trovano tregua su quelle tele di Munch, da qualcosa che è quasi peccaminoso e dall'idea di salvare il pittore da se stesso.

Intontita dal vino, Tullik non si rendeva conto del guaio in cui si era cacciata. Si era allontanata fluttuando nel suo mondo, senza curarsi minimamente della realtà che si era lasciata alle spalle. Aveva dilatato il tempo, smussato le asperità. Che importanza aveva, se si trattava di seguire la passione?

Una storia, quella di La ragazza delle fragole, che nasce da un episodio poco noto della vita del famoso pittore norvegese, che durante la lettura rivoluziona il nostro modo di guardarlo e di studiarlo. Con una prosa bellissima, infatti, l'autrice crea un'ambientazione d'altri tempi, dove gli unici colori che rimbalzano e che si soffermano sono quelli delle emozioni che Johanne e i tutti personaggi sprizzano dalla loro personalità. Tutte personalità ben definite, dunque, tant'è che alcuni personaggi diventano nostri amici, altri meritano un atteggiamento da parte nostra più distaccato, altri ci fanno rabbia, e altri ancora per cui sentiamo il desiderio di accarezzarli e consolarli, come Johanne ha voluto fare con Tullik, come Tullik ha voluto fare con Munch.

I fiori avrebbero perso i petali e gli alberi si sarebbero spogliati delle proprie foglie, ma solo così avrebbero potuto tornare più floridi e rigogliosi di prima, all'arrivo della prossima estate.

La ragazza delle fragole è un romanzo in cui, seppur in secondo piano, l'arte di Munch rimane ben visibile e iniziamo a guardare ciascuna opera d'arte con occhi diversi, anche se è una visione marginale e non veritiera, lasciandoci con il desiderio di riscoprire i suoi dipinti e di dedicare maggior tempo e uno di loro, L'urlo, che nel romanzo squarcia le pagine.
Il romanzo di Lisa Strømme è bellissimo, coinvolgente, colorato, dal sapore di classico e dal profumo di gelo.

- Il cielo è in fiamme. Abbiamo paura... Di tutto ciò che ci circonda, di questo mondo. Perché se ci separano, non c'è nient'altro che dolore. Le nostre anime urlano. E' un urlo immenso, interminabile. -

domenica 5 giugno 2016

Un salto in libreria #28


Buongiorno, amanti della lettura.
Le recenti e prossime uscite sono tante, e tutte interessanti.
Come Il piccolo albergo delle felicità, che ispira un sacco di tenerezza, e Raccontami dei fiori di gelso, che mi ha già rapito il cuore con la sua trama.
Il cuore, sì, di cui parliamo tanto ma conosciamo poco. La Sonzogno ci dà l'occasione di rimediare con Batti cuore.
Non conosciamo bene neanche alcune realtà lontane da noi, come quella di Il segreto di Leila, che so potrebbe sconvolgerci, mentalmente parlando.
Per la Fazi esce anche un classico che sembra bellissimo: Bruges la morta.
Infine, per Parallelo45 Edizioni, escono due libri diversi tra di loro ma con un unico comune denominatore: la passione. Si tratta di Mandami un messaggio e E poi venne Lorenzo.
Io ho già adocchiato le letture che più mi piacerebbe fare. E voi?


Titolo: Il piccolo albergo delle felicità
Autore: Lucy Dillon
Editore: Garzanti Libri
Prezzo: €18.60
Uscita: 9 giugno 2016

Il piccolo albergo ricoperto di edera domina il giardino. Il futuro di Libby riparte da lì. Trasferirsi a Longhampton per gestire la nuova attività non è stato facile, e i lavori di ristrutturazione sono sempre più complicati. E poi c’è un ospite di cui è impossibile liberarsi. Un ospite con due orecchie pelose e un muso sempre in cerca di carezze: è Bob, il cane della suocera. Libby non ha tempo per occuparsi di lui e vorrebbe non averlo sempre tra i piedi. Ma presto scopre che Bob ha una dote speciale: attraverso la pet therapy, aiuta le persone a ritrovare il sorriso. Da allora Libby non può più fare a meno di quegli occhi capaci di leggere nel profondo della sua anima. E tutto all’improvviso appare più semplice. Un giorno, davanti all’albergo, un’auto investe una donna che rimane ferita e perde la memoria. Libby decide di ospitarla, sperando che la vicinanza di Bob possa aiutarla come ha fatto con lei. E la magia si compie. Tra quelle stanze calde e rassicuranti, piano piano i ricordi riaffiorano. L’amicizia con quel cucciolo buffo e invadente dà alla sconosciuta una nuova speranza e il coraggio di rimettere insieme i pezzi della sua vita. Ma quando arriva un uomo che si presenta come il fidanzato della giovane, Bob non si fida di lui. Libby non ha dubbi: il fiuto del suo caro amico non sbaglia mai. Insieme devono mettere in guardia la nuova amica. Perché il passato può nascondere delle ombre. Superarle può essere difficile, ma a volte il destino regala una seconda possibilità: una seconda possibilità per amare, per ritrovare la fiducia, per lasciarsi andare. Bisogna solo avere il coraggio di coglierla. Lucy Dillon è un idolo per i suoi lettori. In Inghilterra i suoi libri volano subito in cima alle classifiche. Dopo il grande successo di Quando nascono i desideri, Piccoli passi di felicità e La libreria degli amori inattesi, l’autrice ci regala una nuova storia con protagonista un simpatico amico a quattro zampe. Quando la vita ti mette alla prova, non avere paura; c’è sempre un musetto in cerca d’affetto pronto a riportare la felicità.


Titolo: Quando finiscono le ombre
Autore: Cristina Rava
Editore: Garzanti Libri
Prezzo: €16.90
Uscita: 9 giugno 2016

Nell’affrontare l’autopsia dell’anziano Spartaco Guidi, ritrovato cadavere in aperta campagna, Ardelia Spinola sa che il suo compito è solo quello di decretare l’ora della morte e le sue cause, eppure non è facile zittire l’anima investigatrice che c’è in lei. In realtà avrebbe ben altro cui pensare: Arturo, l’affascinante apicultore (e amante dei gatti come lei) che da pochi mesi è nella sua vita, sembra nascondere qualcosa che le sfugge. Qualcosa che le fa temere di perderlo. Ma quando la casa di Spartaco Guidi viene messa sottosopra, tutta la sua attenzione torna sul caso. Scopre che l’uomo era tornato da poco ad Albenga, il suo paese d’origine, dopo anni passati in un ospedale psichiatrico per aver ucciso da giovane un amico. L’intuito di Ardelia non sbaglia mai e stavolta le dice che il passato della vittima è più intricato di quanto possa sembrare…


Titolo: Raccontami dei fiori di gelso
Autore: Aline Ohanesian
Editore: Garzanti Libri
Prezzo: €16.90
Uscita: 9 giugno 2016

Seda non vorrebbe ricordare, ma il passato è tornato a parlarle della Turchia e delle sue radici, a farle sentire il profumo delle spezie e il rumore dei telai al lavoro nell’azienda di famiglia. Da lì proviene il giovane Orhan, che vuole da lei delle risposte. Perché suo nonno, Kemal, ha lasciato la loro vecchia casa a Seda, una sconosciuta che vive in America? Seda capisce che è arrivato il momento di scendere a patti con la memoria e con una colpa che non ha mai confessato a nessuno. Decide di affidare a Orhan la sua storia. La storia di lei ancora ragazzina, che si innamora di Kemal all’ombra di un albero di gelso i cui rami parevano voler raggiungere il cielo. Un amore spezzato dalle deportazioni degli armeni, all’alba della prima guerra mondiale. Un amore che ha costretto Seda a scelte difficili i cui rimpianti non l’hanno mai abbandonata.


Titolo: Batti cuore
Autore: Johannes Hinrich Von Borstel
Editore: Sonzogno
Prezzo: €17.00
Uscita: 9 giugno 2016

Bu-bum, bu-bum, bu-bum. È questo il suono del cuore, un organo che batte senza sosta, garantendo un afflusso di sangue ricco di nutrienti e ossigeno a ogni angolo del corpo, per un totale di circa 8.500 litri pompati ogni giorno. Nel venire a sapere che il nonno era morto d’infarto dieci anni prima della sua nascita, ogni volta che guardava uno dei suoi ritratti, Johannes si chiedeva come un uomo all’apparenza tanto forte e in salute potesse essere stato stroncato da una cosa così piccola, grande quanto un pugno chiuso. Fu allora che in lui maturò l’interesse di saperne di più, affascinato com’era dai segreti del nostro organo più irrinunciabile. Da bambino, divorò tutti i libri che trovava sull’argomento, finché a quindici anni riuscì a svolgere un tirocinio presso il pronto soccorso della propria città. Più imparava, più si stupiva delle straordinarie e insospettate capacità di un organo che troppo spesso – e a torto – consideriamo scontato, noioso e privo di sorprese. Combinando un approccio scientifico ad aneddoti e spunti gustosi riguardanti la sua esperienza personale, l’autore ci accompagna in un entusiasmante viaggio alla scoperta del cuore: dalla sua formazione e anatomia, alle malattie e cattive abitudini alimentari (ma non solo) che possono indebolirlo, dall’importanza dello sport e di uno stile di vita sano, a quello che si dimostra essere un efficace sistema di prevenzione, ovvero il sesso. Tra rianimazioni, aritmie, ventricoli e valvole cardiache, alla luce dei propri studi medici e dell’esperienza maturata sul campo, Johannes Hinrich von Borstel ci introduce in modo documentato e vivace nel sistema cardiovascolare, offrendoci preziosi consigli per mantenere il nostro cuore in buona salute.


Titolo: Il segreto di Leila
Autore: Kooshyar Karimi
Editore: Giunti Editore
Prezzo: €18.00
Uscita: 8 giugno 2016

Leila arriva dal dottore quando nascondersi non è più possibile. A Kooshyar basta uno sguardo per decidere: la ragazza è all'ottavo mese, l'unica via per salvarla è indurre il parto subito, sul lettino dell'ambulatorio. non è la prima volta che il dottore aiuta le donne del suo paese a salvarsi dalla lapidazione, lo fa mettendo a rischio se stesso e la propria famiglia. lo fa perché antepone la vita all'onore, perché ha imparato dalla strada in cui è cresciuto a occuparsi del prossimo. con ferrea volontà è diventato medico, ha scoperto la cultura e ha imparato ad amare i libri. Anche Leila è una lettrice accanita. Sognava l'università, non voleva arrendersi al destino già scritto per lei, e ora chiede disperatamente aiuto. Mentre aspettano che inizi il travaglio, il dottore e la ragazza si raccontano, scoprono un'affinità, stringono un legame rituale che renderà Leila indimenticabile per Kooshyar: anni dopo, rifugiato politico dall'altra parte del mondo, decide di unire la propria storia e quella di Leila in questo libro a due voci.


Titolo: Bruges la morta
Autore: Georges Rodenbach
Editore: Fazi Editore
Prezzo: €15.00
Uscita: 9 giugno 2016

Incapace di superare il lutto per la morte della giovane e bellissima moglie Ofelia, Hugues Viane si trasferisce, insieme ai cimeli della defunta, a Bruges, dove vive nel ricordo e nella nostalgia della donna perduta. Esce di casa soltanto quando si fa buio e passeggia tra le stradine malinconiche della città, che alimentano ulteriormente la sua tenace, invincibile tristezza. Una sera, per caso, incontra una donna, Jane Scott, che sembra la copia esatta della moglie. Con il passare del tempo, però, si rivela molto diversa da lei: capricciosa, irrequieta, futile, amante del lusso e della ricchezza, Jane ha assai poco da spartire con l’anima, la grazia, la dolcezza di Ofelia. E l’insana relazione fra i due, nutrita soltanto di false illusioni, prenderà presto una piega del tutto inaspettata. Bestseller internazionale nell’Europa simbolista e decadente, Bruges la morta fu pubblicato per la prima volta nel 1892. A oltre un secolo di distanza, questa storia tragica e avvincente mantiene intatta la sua fortissima capacità di suggestione, rivelandosi una lettura indimenticabile. Un libro che sembra sostare a un crocevia, condensando l’immaginazione di un’intera epoca e nello stesso tempo lanciando verso il futuro la sua provocazione fantastica.
Il lettore di oggi, nutrito di cinema, potrà riconoscere in Bruges la morta, come sulla lastra di un vecchio dagherrotipo, la stessa atmosfera allucinata di un grande capolavoro di Hitchcock, La donna che visse due volte, che fu ispirato proprio da questo romanzo.


Titolo: Mandami un messaggio
Autore: Arianna Vetere
Editore: Parallelo45 Edizioni
Prezzo: €13.00
Uscita: 1 giugno 2016

Anna è una giovane sposa, ma è ancora vergine. La sua mente la imprigiona in una paura folle della prima volta, che cerca di superare sfogandosi con uno ragazzo conosciuto su internet, Alessandro. Un giorno lo incontra, e tra loro scoppia una relazione ossessiva nella quale lei, pur di vincere le sue angosce, decide di prestarsi ai suoi giochi erotici. Ma la vita di entrambi cambierà per sempre quando scopriranno che il vero amore è più forte di qualsiasi ossessione.


Titolo: E poi venne Lorenzo
Autore: Giancarlo Zambaldi
Editore: Ellade
Prezzo: €13.00
Uscita: 1 giugno 2016

Basato su fatti realmente accaduti, il libro narra la storia di una relazione passionale e tormentata, un rapporto difficile che si snoda tra la voglia di amare liberamente e l’obbligo al silenzio, alla rinuncia e alla finzione.
Giancarlo, il protagonista, è un giovane consulente vendite nel settore automobilistico. Vive due vite parallelamente: in pubblico, con amici, familiari e colleghi, è brillante, divertente, un uomo riservato e apparentemente privo di una vita sentimentale. Nell’intimo, Giancarlo nasconde al mondo la sua omosessualità, come se si trattasse di una vergogna da celare, un segreto da custodire per essere amato e accettato. Il doppio binario della sua vita finisce per incrociarsi e collidere quando incontra Lorenzo, un ragazzo di cui si innamora perdutamente. Quella passione, che diviene quasi ossessione, porta Giancarlo a rimettere in discussione se stesso, le sue scelte, il suo modo di vivere, fino a rendergli intollerabile il silenzio che si è imposto da anni. Sullo sfondo della vicenda, la famiglia: il rapporto del protagonista con la madre e il padre e l’assenza di dialogo tra fratelli.
Il romanzo riflette in profondità sulla condizione degli omosessuali nell’Italia di oggi: lungi dall’essere una società civile aperta e moderna, la realtà italiana è ancora profondamente intollerante nei confronti del diverso ed è questa condizione, molto più della sua storia privata e personale, ad alimentare il malessere di Giancarlo. Un dolore che solo nell’epilogo può trasformarsi in forza e in un coraggio nuovo che apriranno le porte per una nuova, più consapevole esistenza.
“E poi venne Lorenzo” è un piccolo grande contributo per ricordare che l’amore non ha corsie preferenziali e non fa differenze tra sessi: è amore e basta.
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