venerdì 30 settembre 2016

Riepilogo mensile di settembre

Buongiorno, amanti della lettura.
Ormai settembre ha chiuso le sue porte per quest'anno, con le sue giornate che iniziano ad accorciarsi e la giacchetta leggera sopra ai vestiti. Con le foglie che si fanno più belle e cambiano colore e quella sensazione che noi lettori amiamo tanto, quella di rifugiarci sotto il plaid con la tazza calda tra le mani e un libro sulle ginocchia. Settembre per me ha significato anche ricominciare l'università e rivedere alcune persone con cui mi trovo bene e condividere con loro risate e scherzi che si susseguono sempre con un "ah, ragazzi, ma abbiamo 22 anni! Si può?". Settembre mi ha anche fatto rivedere una zia che non vedevo da undici anni e che ho finalmente riabbracciato; ho rivisto però anche persone che temevo ma che per i quali nutro ormai solo indifferenza.
L'indifferenza che invece mai esisterà nella mia vita è quella nei confronti dei miei adorati libri, tra cui quelli di questo mese.


L'imperfetta è un romanzo brevissimo ma potente da mozzare il fiato, come la voce nuova nella letteratura nostrana di Carmela Scotti e della quale sono già innamorata. Ve ne parlo meglio nella recensione.


La vita va avanti è una lettura molto particolare, come la scrittura del giovane e frizzante Vito Ferro, tanto da essere capace di turbare il lettore. Vi dico perché nella recensione.


Con Robert Nathan vado sul sicuro dopo Ritratto di Jennie, lo so, e Viaggio sul fiume è qualcosa di simile ma anche di totalmente diverso con quegli esili personaggi ma di grande spessore. Vi dico qualcosa di più su di loro nella recensione.


Avevo altissime aspettative per il tanto amato e osannato Nessuno scompare davvero, ma molta è stata anche la delusione. Un po' per colpa della protagonista apatica e passiva che proprio non sono riuscita a reggere, un po' anche per la trama cervellotica che non rende la bellezza della penna dell'autrice. Vi dico di più nella recensione.


Io di Concita De Gregorio sono innamorata da quando ho letto Mi sa che fuori è primavera, ma con Cosa pensano le ragazze ci sono andata coi piedi di piombo perché è chiaro che un'insieme di interviste di donne non è come quella meraviglia di libro che ho citato. A presto con al recensione.


Un figlio è un romanzo breve magico, profondo, capace di commuovere far sorridere, semplicemente meraviglioso. Ve ne parlo meglio nella recensione.


Ormai sono nel web da un po' di tempo, ma non si finisce mai di imparare: la breve guida di Domitilla Ferrari è educativa, di ispirazione e chiarisce le idee su molte tematiche del blogging e del social networking. A presto con la recensione.


Mi sono presa una cotta pazzesca per Pedro con Prometto di sbagliare, abbiamo avuto una crisi con Prometto di sposarti ogni giorno, ma con Prometto di perdere la fiamma si è riaccesa. Sembra essere tornato il vecchio Pedro del primo romanzo, e vi dirò presto le mie sensazioni con la recensione.
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E voi, amanti della lettura? Come è stato il vostro settembre? Il libro migliore e quello peggiore?

mercoledì 28 settembre 2016

Recensione: Un figlio di Alejandro Palomas

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia recensione di Un figlio, un romanzo breve, profondo, singolare e indimenticabile: assolutamente consigliato!


Titolo: Un figlio
Autore: Alejandro Palomas
Editore: Neri Pozza
Data di uscita: 22 settembre 2016
Prezzo: €16.00


Trama:
Guille non ha niente in comune con i suoi compagni di quarta elementare: è taciturno, non ama il calcio e ha sempre la testa tra le nuvole. Sarà perché non si è ancora ambientato nella nuova scuola, dice suo padre, Manuel Antùnez, quando la maestra Sonia lo convoca d'urgenza in aula docenti. Sonia, però, scuote la testa. Quella mattina, prima dell'intervallo, ha chiesto agli alunni che cosa avrebbero voluto fare da grandi. C'è chi ha risposto il veterinario, chi Beyoncé, chi ancora l'astronauta, Rafael Nadal o la vincitrice di The Voice. Guille ha risposto... Mary Poppins. E ha anche motivato la sua scelta: vuole essere Mary Poppins perché è una signora simpatica che sa volare, ama gli animali e, quando non lavora, può nuotare nel mare insieme ai pesci e ai polipi. Sonia consiglia a Manuel di affiancare al bambino una psicologa scolastica che lo aiuti ad aprirsi con i compagni e a non rifugiarsi in un mondo immaginario e strampalato, e il padre si dice d'accordo. Nessuno dei due adulti ha, però, intuito il vero motivo della risposta di Guille. Avere i poteri magici di Mary Poppins significa per il bambino risolvere d'incanto tutti i suoi problemi. Gli basterebbe, infatti, cantare Supercalifragilistichespiralidoso e sua madre tornerebbe a casa, suo padre smetterebbe di passare le sere a piangere e la sua amica Nazia non sarebbe costretta ad andare in Pakistan a sposare un signore anziano che neppure conosce...


Recensione:
Ci sono libri magici, libri che ti entrano dentro l'anima e non riesci a smettere di pensarci, non riesci a dimenticarli; mai più. Certi libri sono come dei bambini, li vorresti abbracciare fortissimo, e più li abbracci più li ami. Bambini come Guille che vede il mondo con incanto, che passa il tempo immerso nei libri, a giocare con le bambine, a guardare i musical. Si aggrappa a ciò che gli rimane della madre Amanda che è andata a lavorare dall'altra parte del mondo, si aggrappa al ricordo delle sere davanti alla TV e alla sua voce che gli narra dolci e magiche storie, a Mary Poppins che con la sua parolina magica aggiusta tutto ciò che di storto c'è.

- Avevi ragione - ho detto. - C'è la punta di un iceberg e il resto sta sotto. E' come se Guille fosse il guardiano di un castello pieno di segreti che deve mantenere nascosti, ma che che sente il bisogno di condividere con qualcuno perché è una responsabilità troppo grande per lui. O come se... -

E di storto c'è quell'amica che quando ride si copre la bocca con il velo perché si fa così nelle loro tradizioni, Nazia che presto si dovrà sposare con quel cugino più vecchio e ricco. Di storto, però, c'è anche un padre consapevole di avere un figlio "speciale", ma nei termini sbagliati. Speciale non perché gli piace stare con le sue amiche o speciale perché ama Mary Poppins; Guille è speciale davvero. Speciale perché è un bambino da una forza sovrumana, perché dietro a tutta quella felicità Guille è un bambino che nasconde un mondo intero, un bambino che mentre cammina con il papà, mano nella mano, sembra trascinarsi un peso morto dietro.

Guille trascinava suo padre, ma non come fa un bambino quando trascina un adulto perché è impaziente o entusiasta di fare qualcosa, o quando ha fretta di arrivare a casa. No, non era per quello. Guille trascinava suo padre come un piccolo rimorchiatore trascina una nave stanca e alla deriva verso il porto.

E i pesi in quella famiglia a due sono ormai tantissimi: il padre che non accetta l'evidenza, che piange tutte le notti, le cui fatiche per nascondere il suo malessere sono inutili. Fatiche alleviate da Guille e la sua allegria infinita, il suo credere nel potere delle parole e nel potere di Mary Poppins. Supercalifragilistichespiralidoso e la mamma tornerà presto, Nazia rimarrà la sua vicina di banco, e papà smetterà di piangere. Con l'aiuto della maestra Sonia e e la psicologa infantile Maria, il pozzo di Guille vedrà la luce: dei disegni che esprimono le sue emozioni, quei segreti inconfessabili ma che in fondo non vede l'ora di rivelare come una richiesta disperata di aiuto.

- Ci si mette del tempo a diventare grandi? - Sorrisi. Guille ha due occhioni azzurri che guardano tutto senza alcun pudore.

Un figlio è una storia che sembra un soffio, breve e delicata; una prosa magistrale aiutata dalla traduzione impeccabile. Un romanzo breve che sa di magico e di innocenza infantile, una storia che fa sorridere e commuovere, che fa tremare il cuore di emozione, di tenerezza e anche di molta malinconia. Una malinconia che fa del bene al cuore, complice un finale lento e indimenticabile e una scrittura superlativa. Un figlio è una lettura profonda, singolare, il nuovo "Il piccolo principe", una favola moderna che mi sento di consigliare vivamente e che merita tantissimo.

La verità.
Fanno proprio bene a dire che, quando passiamo molto tempo a cercare la verità, il giorno in cui finalmente salta fuori tutto diventa più difficile.
Come si fa ad accettare la verità?
La cosa strana non è tanto averla avuta davanti agli occhi per tutto il tempo e non averla riconosciuta che all'ultimo momento. La cosa veramente strana è che, quando finalmente la si scopre, la verità non permette scelte a lungo termine. Ci obbliga ad agire, quasi sempre con urgenza.

lunedì 26 settembre 2016

Un salto in libreria #33


Buongiorno, amanti della lettura!
E anche l'ultima settimana di settembre è arrivata alla fine, con il suo freddo leggero e le tante, troppe, novità in libreria.


Titolo: L'imperfetta meraviglia
Autore: Andrea De Carlo
Editore: Giunti Editore
Prezzo: €18.00
Uscita: 30 settembre 2016

Succede in Provenza, d'autunno, stagione che mescola le prime umide nebbie con un lungo strascico di calore quasi estivo. I borghi e le ville si stanno vuotando di abitanti e turisti. Ancora un grande evento però si prepara. Quasi a sorpresa, sul locale campo di aviazione, si terrà il concerto di una celebre band inglese, i Bebonkers, un po' per fini umanitari un po' per celebrare il terzo matrimonio di Nick Cruickshank, vocalist del gruppo e carismatico leader. I preparativi fervono, tutti organizzati dal piglio fermo di Aileen, futura moglie di Nick. In paese c'è una gelateria gestita da Milena Migliari, una giovane donna italiana che i gelati li crea, li pensa, li esperimenta con tensione d'artista. Un rovello continuo che ruota attorno all'equilibrio instabile del gelato, alla sua meraviglia imperfetta perché concepita per essere consumata o per liquefarsi, per non durare...


Titolo: L'imperatrice del deserto
Autore: Anne Lise Marstrand-JØrgensen
Editore: Sonzogno
Prezzo: €19.50
Uscita: 29 settembre 2016

La storia della regina di Saba, figura mitica e meravigliosa, è narrata nella Bibbia, nel Corano e nell'antico libro etiope Kebra Nagast: l'autrice vi attinge a piene mani per costruire un personaggio ricchissimo sia dal punto di vista storico che letterario. Intorno al 1000 a.C., la giovanissima Machedà, donna appassionata del sapere e dell'avventura, lascia la natia Etiopia per spingersi fino a Gerusalemme, dove incontra e ama re Salomone, mettendone alla prova la saggezza. Dopo aver affrontato pericoli e intrighi di palazzo, quando ritornerà in patria porterà in grembo il figlio del re d'Israele, destinato a fondare, col nome di Menelìk, la dinastia dei sovrani etiopi, il regno più longevo del mondo.


Titolo: Connectography
Autore: Parag Khanna
Editore: Fazi Editore
Prezzo: €26.00
Uscita: 29 settembre 2016

Dalla sua città di residenza, Singapore, il famoso stratega geopolitico indiano Parag Khanna si è spostato verso le mete più disparate, dall’Ucraina all’Iran, dalle miniere della Mongolia a Nairobi, dalle coste atlantiche al circolo polare artico. Grazie ai suoi viaggi ha avuto modo di osservare i mutamenti epocali che stanno investendo il mondo. Migrazioni, megalopoli, Zone Economiche Speciali, comunicazioni e cambiamenti climatici stanno ridisegnando la geografia planetaria: gli Stati non sono più definiti dai loro confini, bensì dai flussi di persone e di legami finanziari, commerciali ed energetici che quotidianamente li attraversano. In questo scenario anche lo scontro fra potenze assume nuove forme, trasformandosi in un forsennato tiro alla fune: gli eserciti vengono usati tanto per difendere i territori quanto le risorse e le infrastrutture che vi sono custodite. Sono i prodromi della definitiva scomparsa delle guerre? Connectography, che chiude la trilogia di cui I tre imperi e Come si governa il mondo sono i primi due volumi, è una mappa dettagliatissima che non solo ci offre una lucida analisi del presente, ma ci propone una visione molto ottimistica del futuro che ci attende: un mondo in cui le linee che lo connettono sono molte di più di quelle che lo separano.


Titolo: Ingrossare le schiere celesti
Autore: Franck Bouysse
Editore: Neri Pozza
Prezzo: €15.00
Uscita: 29 settembre 2016

Gus ha più di cinquant’anni e del mondo conosce soltanto i campi della sua isolata fattoria tra i monti, il bosco limitrofo e il paese di Pont-de-Montvert, nel sud della Francia, in cui saltuariamente è costretto a scendere per fare compere e commerciare. È un uomo schivo, diffidente, di poche parole: tutto ciò che gli interessa è continuare la propria vita senza essere disturbato, tra i suoi animali e la natura circostante, fino alla fine dei suoi giorni. Come unica compagnia, oltre all’amato cane Mars, ha Abel, il vicino, di vent’anni più vecchio, con il quale condivide le serate tra bicchieri di vino e reciproci racconti. Un giorno, mentre sta cacciando con Mars, sente dei colpi d’arma da fuoco e delle grida provenire dalla tenuta di Abel. Si precipita dal vicino e si trova davanti un luogo apparentemente abbandonato e tranquillo. Di Abel nessuna traccia. Sulla neve vicino al recinto brillano però inquietanti macchie rossastre.
L’indomani, quando si imbatte finalmente nell’amico, Gus è sorpreso dal suo atteggiamento ostile. Le spiegazioni di Abel trasudano l’odore acre della menzogna. Ha sparato al proprio cane, dice, scambiandolo per una volpe, e non ha altro da aggiungere. 
Parole ambigue, che sono soltanto il preludio di una serie di avvenimenti oscuri. Di lì a poco, infatti, Mars viene ritrovato al margine del bosco, in apparenza ferito orrendamente da un animale più grosso, ma con accanto al corpo delle tracce confuse e il portachiavi di una Volkswagen. Poi, nelle ore in cui l’intero paese è in lutto e in preda alla costernazione per la morte dell’Abbé Pierre, una delle figure più carismatiche del Novecento francese, un gruppo di singolari predicatori si presenta alla porta di Gus alla ricerca di una collega scomparsa. Il turbamento di Gus si muta allora nella fredda certezza che qualcosa di inquietante sta accadendo lì, tra i suoi monti.
Romanzo dall’atmosfera hitchcockiana, nella quale i contorni noti e i volti amici si trasfigurano alla luce macabra del sospetto, Ingrossare le schiere celesti è un noir d’autore magistrale, paragonato per lo stile, crudo e poetico assieme, alle migliori opere di Georges Simenon.


Titolo: Mia nonna saluta e chiede scusa
Autore: Fredrik Backman
Editore: Mondadori
Prezzo: €19.50
Uscita: 27 settembre 2016

Elsa ha sette anni, ma non le riesce granché bene avere sette anni. A scuola dicono che è "molto matura per la sua età" e lei sa che significa "parecchio disturbata per la sua età". Sua nonna ha settantasette anni, e neanche a lei riesce granché bene avere la sua età. Dicono che è "arzilla", ma Elsa sa che vogliono dire "pazza". La nonna è anche il suo miglior amico, il solo, e insieme loro due hanno inventato un mondo alternativo dove non ci sono genitori che si separano, compagni di classe che fanno scherzi cattivi, un luogo dove tutti possono essere diversi e non c'è bisogno di essere normali. Ma un rivolgimento del destino sorprende Elsa lasciandola da sola con una lunga serie di lettere in cui la nonna chiede scusa a molte persone della sua vita. Elsa ha un compito, consegnare ciascuna lettera al suo destinatario. È l'inizio di una grande avventura: lettera dopo lettera, facendo la conoscenza di vicini di casa alcolizzati e vecchietti innamorati e cani isterici, Elsa conoscerà la vera (e sorprendente) vita di sua nonna. Fredrik Backman, con l'ironia tenera e commovente che aveva fatto amare L'uomo che metteva in ordine il mondo ai lettori di più di trenta paesi, ha scritto un altro romanzo dagli indimenticabili protagonisti. Una storia sul più importante dei diritti umani: il diritto di essere diversi, a tutte le età.


Titolo: Breve storia di due amiche per sempre
Autore: Francesca Del Rosso
Editore: Mondadori
Prezzo: €17.50
Uscita: 27 settembre 2016

Un tradimento, come ce ne sono tanti. Ma quando irrompe nel suo matrimonio, Tessa reagisce in modo inaspettato. Senza scenate e senza urla, si trova a riprendere un viaggio in un passato che credeva di essersi lasciata alle spalle. Mentre tenta di fare chiarezza ricompare Clara, la sua amica del cuore, con cui ha fumato le prime sigarette, ha ascoltato fino a consumarle le cassette dei Guns 'n' Roses e trascorso ore al telefono... Quella amica speciale che un giorno è uscita dalla sua vita senza un perché. Lenito il dolore di quella ferita, Tessa aveva smesso di cercarla, ma a volte il destino segue dei percorsi tutti suoi e così, vent'anni dopo, le due amiche si ritrovano. Forse per caso. O forse no. Ora Tessa è mamma, ha un lavoro da editor ed è una donna riservata. Clara è una donna in carriera, sposata ma senza figli. Tante cose sono cambiate, ma i fili di quell'amicizia si intrecciano di nuovo e quando Tessa e Clara tornano nella casa in Abruzzo, dove hanno trascorso tante estati della loro giovinezza, trovano ad accoglierle un melograno in fiore. Lo stesso che a sedici anni avevano piantato per gioco. Lo avevano giurato: "Saremo amiche per sempre, finché morte non ci separi". Ma è possibile rimanere amiche per sempre? Perdersi per anni e poi ritrovarsi? La risposta è nascosta all'ombra di quel melograno diventato grande. Qui, finalmente, proveranno a sciogliere i nodi delle loro esistenze. Con una scrittura fresca e spigliata, che non si sottrae alla dolcezza malinconica del ricordo, Francesca Del Rosso evoca la potenza e le mille sfaccettature dell'amicizia femminile raccontando due donne nelle diverse età della vita: ragazzine inseparabili tra anni Ottanta e Novanta, adulte responsabili ma non meno appassionate vent'anni dopo. Due donne allo specchio, due amiche per sempre.


Titolo: Cleopatra va in prigione
Autore: Claudia Durastani
Editore: Minimum fax
Prezzo: €15.00
Uscita: 29 settembre 2016

Ogni giovedì Caterina va a trovare Aurelio, il suo ragazzo, nel carcere di Rebibbia. Sono entrambi figli dell’estrema periferia romana, e in passato hanno provato a costruire un sogno insieme: gestire un night club. Ma le cose sono andate diversamente dai loro progetti e Caterina, ex ballerina di danza classica, si è ritrovata a lavorare come spogliarellista proprio nel locale di Aurelio. Adesso lui è in prigione, ed è convinto che lo abbiano incastrato. Come reagirebbe se sapesse che, una volta uscita di lì, la sua ragazza si infila tra le lenzuola del poliziotto che lo ha arrestato?
Cleopatra va in prigione è un romanzo struggente, duro, pieno di colpi di scena, ambientato in una Roma molto più vasta e sconosciuta di ciò che si potrebbe immaginare. Claudia Durastanti scatta una fotografia vivida e accorata della periferia urbana, il vero luogo dove in questi anni nascono le storie, e soprattutto racconta chi, nonostante le delusioni e i sogni infranti, continua a vivere e ad amare.
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Saranno anche tante novità, seppur selezionate, ma l'occhio mi cade sull'ultima in particolare: Cleopatra va in prigione. E voi, amanti della lettura?

venerdì 23 settembre 2016

Recensione: Nessuno scompare davvero di Catherine Lacey

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia recensione su un libro per cui avevo altissime aspettative, tutte deluse; anche se devo ammettere la bellezza della penna di Catherine Lacey.


Titolo: Nessuno scompare davvero
Autore: Catherine Lacey
Editore: Edizioni Sur
Data di uscita: 11 febbraio 2016
Prezzo: €16.50

Trama:
Elyria, ventotto anni, ha un lavoro stabile e un marito a New York: ma un giorno, senza dare spiegazioni, molla tutto e parte con un volo di sola andata per la Nuova Zelanda. Passerà mesi a vagare in autostop fra le campagne di quel paese sconosciuto, incrociando le vite di altre persone e tentando di dare un po'di pace alla sua. Scopriamo che Elyria ha un passato difficile (una madre alcolizzata, una sorella adottiva suicida, allieva del professore che è poi diventato suo marito), ma la fuga non è causata da crimini o violenze: nasce da un malessere esistenziale tanto profondo quanto difficile da definire; e il romanzo è, di fatto, un viaggio nella mente della narratrice, capace di osservazioni acutissime sul mondo, ma anche preda di improvvisi squilibri; dentro di lei, dice, si muove un bufalo riottoso che non riesce a placare.


Recensione:

La sottile crepa sul soffitto mi faceva pensare alle ossa e alle colonne vertebrali, e al fatto che prima o poi cedono, e a quello che succede al corpo quando il tempo lo spezza [...]

Un lavoro stabile, un marito apprensivo, una casa nella New York più benestante ma un malessere interiore che le dilania l'anima, Per questo Elyria fugge via dall'altra parte del mondo accettando un invito di cortesia da uno sconosciuto e intraprendendo un viaggio on the road nella Nuova Zelanda piena di mistero e di magia antica. Un viaggio che la metterà in contatto con la natura e l'abbandono che le trasmette, che le fa incontrare tante donne diverse e tutte con la raccomandazione di stare alla larga dagli uomini squartatori e stupratori. Cosa che Elyria ignora e si fa caricare in macchina anche da quelli che hanno proprio l'aspetto di essere dei criminali; perché Elyria è così come l'ho percepita io: è indifferente verso la vita. Quello che inizialmente sembrava un viaggio per ritrovare se stessa e un nuovo inizio, sembra un viaggio alla ricerca di una fine. Tutto quel vagabondare per una paese sconosciuto e farsi portare dalla corrente della vita, tutto quel vivere alla giornata e tutti quei pensieri senza capo né coda sembrano solo un suicidio.

Io ero il tipo di persona (o lo eravamo entrambi, e forse lo siamo tuttora) che non riesce mai a sottrarsi davvero ai propri lutti, il tipo di persona che non ha capito come funziona quel trucco che a molti altri sembra venire facile: come far scomparire il senso della perdita, come sbrogliarselo dalla testa.

Come biasimarla, del resto, con una madre la cui presenza è inutile e un padre la cui assenza invece è ignorata. Come biasimarla se non ha mai superato la morte della sorella adottiva suicida. Come biasimarla se la disperazione l'ha portata ad attaccarsi all'unica cosa che le rimane di lei, il suo professore, e a sposarlo. E forse un matrimonio di cui avevano bisogno entrambi per seguire uno schema che la società impone di seguire, un matrimonio infelice in cui lui viene accusato di essere ossessivo nei confronti di lei e lei che pare una perversa emotiva.
E invece io la biasimo sì, Elyria: la sua vita apatica, il suo stare di fronte a lei con le braccia molli lungo il corpo, lo sguardo perso e una mente che non smette di pensare e che alla lunga inizia ad essere irritante. Pensieri che si rivolgono ad una madre alcolizzata, ad una sorella che si sentiva amputata dalla madre biologica, ad un marito che sembra reprimere odio e manifestarlo nella maniera poi più crudele, ma mai al suicidio. Elyria non pensa mai al suicidio, ma tutto quello che fa in Nuova Zelanda sembra che lo faccia per togliersi la vita o aspettare la morte, perché del resto e con la sua concezione di vita mai avrebbe il coraggio di farlo. Perché per Elyria la sorella Ruby è il dolore dell'arto fantasma.

Non volevo desiderare nulla. Non volevo amare nulla. Non ero una persona, ero solo un indizio di me stessa.

Nessuno scompare davvero mi ha inizialmente conquistata per il titolo e per le prime pagine che ho trovato affascinanti, ma con il loro scorrere sono diventate ripetitive e i pensieri della protagonista erano sconclusionati e girare continuamente intorno ad una vita ingiusta e priva di senso. Elyria è uno di quei personaggi che trovo insopportabili perché passivi e perché è l'esempio meno affascinante del male di vivere. Tanto che spesso l'ho trovato pesante in alcuni passaggi e delle volte addirittura noioso. Il romanzo di Catherine Lacey comincia bene, ma poi abusa della narrazione introspettiva facendo diventare la lettura difficile e lasciando con tantissimi interrogativi, tanti che il finale aperto è poco opportuno e solo un fastidio per il lettore.
Nessuno scompare davvero è stato giudicato come uno dei migliori libri dell'anno dal New Yorker, dall'Huffington Post e da Vanity Fair, tutte testate di grande rilevanza che hanno alzato le mie aspettative alle stelle, ma che sono state tutte deluse. Tuttavia devo riconoscere la bellezza della penna dell'autrice e che vorrei rincontrare in futuro e in un'opera meno cervellotica.

C'era solo una cosa concreta nella mia testa: una scialuppa di salvataggio in un mare dove non era rimasto nessuno da soccorrere.

mercoledì 21 settembre 2016

Recensione: La vita va avanti di Vito Ferro

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia opinione su La vita va avanti, una lettura particolare che racconta il confine tra vita e morte raccontato da quest'ultima.


Titolo: La vita va avanti
Autore: Vito Ferro
Editore: Autori Riuniti
Data di uscita: 1 settembre 2016
Prezzo: €14.00

Trama:
Armando Pittella si sveglia di notte in un prato. È confuso, non ricorda nulla, non sa dove si trovi e come sia arrivato lì. Il cielo è limpido, pieno di stelle. Si alza a fatica, si accende una sigaretta e si incammina verso le luci di una costruzione in lontananza. Non sa ancora che una rivelazione sconvolgente cambierà per sempre la sua esistenza. "La vita va avanti" racconta la storia di una inesorabile presa di coscienza, che obbliga il lettore a fare i conti con se stesso e con le sue più intime convinzioni. È un romanzo originale e struggente, una narrazione contemporanea e universale, che parla delle verità più care: la vita, l'amore, la memoria, la speranza.


Recensione:
Un risveglio diverso dagli altri, la confusione che si impossessa della mente, la colpa che si addossa a quegli amici e ai loro scherzi poco divertenti. Il prato come letto, le lapidi come montagne, urla Armando, urla di smetterla con questo scherzo ridicolo. Nessuno lo sente, fino a quando non incontra quelli che apparentemente sembrano delle losche figure. Di losco non hanno niente quegli uomini, ma solo il compito di dire la verità ad Armando. Lui è morto, come loro e come tutti quelli che incontrerà. Armando non ci crede perché sente il cuore battere, sentire gli odori e il suo corpo. Eppure è così, Armando è morto e lentamente non sentirà più nulla, anche quel briciolo di vita che sembrava avere ancora. Lui e tutti quelli presenti ancora nel cimitero sono in un luogo di transizione, aspettando il momento giusto per vedersi sparire e andare da qualche altra parte, forse in paradiso, forse all'inferno, forse da nessuna parte. Alcuni oltrepassano quel luogo di transizione subito arrivati, altri sono lì da anni e ormai sono rassegnati, alcuni lo accettano, altri si disperano per l'eternità nel ricordare la loro vita terrena.
Fino a che la rabbia divenne molle, e sentì un senso di spossatezza. Si sdraiò sul prato, lo sguardo al cielo. Questo è un incubo tremendo, questo vince su tutti gli incubi che ho mai sognato.
Chiudendo gli occhi, si disse, non apprezzerò mai più un risveglio come il prossimo.
Apri gli occhi!
Apri gli occhi, è ora, è ora di svegliarsi, è ora di svegliarsi, è ora della scuola, del lavoro degli impegni.
Ma Armando non ricorda nulla di sé e del periodo precedente alla morte, la nebbia fitta si posa nella sua testa mentre invece ricorda il mondo, la Juventus, il primo presidente nero degli Stati Uniti. Ricorda però Chiara, la sua fidanzata che tanto amava e che potrebbe essere la chiava di tutto. Armando, quindi, con il suo fare carismatico e deciso spinge alcuni suoi amici a ricercare un modo per transitare, un modo per farsi aiutare e superare la barriera che divide i morti dai vivi. Cosa che potrebbe stravolgere gli schemi del mondo, creare il caos, portare alla fine. Perché chi rimane tra i vivi vuole dimenticare i morti, anche se questi sembrano non darsi pace nell'eternità che li aspetta.
Nel mondo di fuori la gente si preparava a mangiare, chi a casa chi fuori, e poi ci sarebbero state tutte le cose meravigliose stupende incredibili che si fanno la sera: parole televisione risate uscire dormire guardare fuori dalla finestra guidare l'automobile stare in silenzio stare così, semplicemente una creatura come tante nella notte che si lascia abitare.
La vita va avanti è un libro ricco di peculiarità, a partire da una scrittura dai periodi lunghi e spesso senza punteggiatura, grazie alla quale io ho sentito una "fretta" nella lettura, l'assenza di virgole e punti e virgole mette il turbo alla storia mentre un senso di inquietudine ha iniziato a pervadermi. Inquietudine che un po' viene ammorbidita dai tratti poetici della narrazione e dalle numerose citazioni e testi musicali. Tuttavia La vita va avanti rimane una storia che turba l'animo del lettore e forse anche quello di chiunque essere umano, perché affronta di petto una tematica che cerchiamo di evitare se non costretti dai fatti della vita. La morte è un argomento che affrontiamo così poco o che liquidiamo così facilmente che il romanzo di Vito Ferro ci fa sentire a disagio, ma non per questo dovremmo accantonare come già facciamo con tutte le conversazioni tristi o scomode, nonostante la vita vada avanti.
Che cosa stanno dicendo le poche vedove chine sulle tombe dei mariti? I fiori sono macchie tremule in tutto quel marmo. Le ore non hanno più la stessa durata.
Non restano che le parole. Prima che anche quelle secchino e diventino tombe, questione di morti.

lunedì 19 settembre 2016

Un salto in libreria #32


Buongiorno, amanti della lettura!
Torna dopo un sacco di tempo la rubrica delle uscite settimanali; e questa settimana le novità sono poche, ma tutte che fanno faville. A partire dal ritorno di Ruta Sepetys che ci racconta come è continuata la vita di Joana dopo Avevano spento anche la luna con Ci proteggerà la neve.
Una storia che ha del magico, poi, quella di Un figlio di Alejandro Palomas. E, infine, una storia di quelle che io finisco per amare alla follia: Ladivine è un libro che parla di donne e del rapporto tra madre e figlia, come potrei non amarlo?


Titolo: Ci proteggerà la neve
Autore: Ruta Sepetys
Editore: Garzanti Libri
Pagine: 368
Prezzo: €16.90
Uscita: 22 settembre 2016

Il vento solleva strati leggeri di fiocchi ghiacciati. Joana ha ventun anni e intorno a sé vede solo una distesa di neve. È fuggita dal suo paese, la Lituania. È fuggita da una colpa a cui non riesce a dare voce. Ma ora davanti a sé ha un nuovo nemico: è il 1945 e la Prussia è invasa dalla Russia. Non ha altra scelta che scappare verso l'unica salvezza possibile: una nave pronta a salpare verso un luogo sicuro. Eppure la costa è lontana chilometri. Chilometri fatti di sete e fame. E Joana non è sola. Accanto a lei ci sono altre anime in fuga, ognuna dal proprio incubo, in viaggio verso la stessa meta. Emilia, una ragazza polacca che ha soli quindici anni aspetta un bambino, e Florian, un giovane prussiano che porta con sé il peso di un segreto inconfessabile. I due hanno bisogno di Joana. Perché lei non ha mai perso la speranza. Perché la guerra può radere al suolo intere città, ma non può annientare il coraggio e la voglia di vivere. È grazie a questa sua forza che Joana riesce ad aiutare Emilia nella gravidanza e a far breccia nel carattere chiuso e diffidente di Florian. I loro giorni e le loro notti hanno un'unica eco: sopravvivere. E quando la nave finalmente si intravede all'orizzonte, la paura vorrebbe riposare in un porto sicuro. Ma Joana sa che non si finisce mai di combattere per la propria vita, ed è pronta ad affrontare ogni ostacolo, ogni prova, ogni scherzo del destino. Finché guardando in alto vedrà un cielo infinito pieno di neve, saprà che quel candore le darà la forza per non arrendersi.
Appena uscito, Ci proteggerà la neve è salito in vetta alla classifica del «New York Times». Dopo lo straordinario successo di Avevano spento anche la luna, oltre 100.000 copie vendute in Italia, Ruta Sepetys torna a raccontarci un episodio realmente accaduto che dà voce a una pagina dimenticata della storia: lituani, polacchi, prussiani, per la prima volta insieme in fuga verso la salvezza. Passati e persecuzioni diversi uniti dal sogno della libertà. Un libro sul coraggio, sui segreti che danno la forza per lottare, sulla speranza che è in grado di scalfire anche il muro più alto fatto di odio e paura.


Titolo: Un figlio
Autore: Alejandro Palomas
Editore: Neri Pozza
Pagine: 192
Prezzo: €16.00
Uscita: 22 settembre 2016

Guille non ha niente in comune con i suoi compagni di quarta elementare: è taciturno, non ama il calcio e ha sempre la testa tra le nuvole. Sarà perché non si è ancora ambientato nella nuova scuola, dice suo padre, Manuel Antúnez, quando la maestra Sonia lo convoca d’urgenza in aula docenti. Sonia, però, scuote la testa. Quella mattina, prima dell’intervallo, ha chiesto agli alunni che cosa avrebbero voluto fare da grandi. C’è chi ha risposto il veterinario, chi Beyoncé, chi ancora l’astronauta, Rafael Nadal o la vincitrice di The Voice. Guille ha risposto... Mary Poppins. E ha anche motivato la sua scelta: vuole essere Mary Poppins perché è una signora simpatica che sa volare, ama gli animali e, quando non lavora, può nuotare nel mare insieme ai pesci e ai polipi.
Sonia consiglia a Manuel di affiancare al bambino una psicologa scolastica che lo aiuti ad aprirsi con i compagni e a non rifugiarsi in un mondo immaginario e strampalato, e il padre si dice d’accordo.
Nessuno dei due adulti ha, però, intuito il vero motivo della risposta di Guille. Avere i poteri magici di Mary Poppins significa per il bambino risolvere d’incanto tutti i suoi problemi. Gli basterebbe, infatti, cantare Supercalifragilistichespiralidoso e sua madre tornerebbe a casa, suo padre smetterebbe di passare le sere a piangere e la sua amica Nazia non sarebbe costretta ad andare in Pakistan a sposare un signore anziano che neppure conosce...
Guille è stufo che tutto il mondo continui a ripetergli che è soltanto un bambino e che ibambini non possono capire certe cose. Lui, invece, le capisce benissimo. Sa perfettamente che suo padre lo mette a letto e poi va a rimestare in una vecchia scatola nascosta sull’ultimo ripiano dell’armadio. Sa, soprattutto, che è un vero mistero che sua madre sia andata a lavorare a Dubai come hostess di volo e nonsia ancora tornata…
Con la sua prosa lieve, Alejandro Palomas – «un ritrattista dell’animo umano, uno degli scrittori più amati e promettenti della nostra letteratura» (Culturamas) – regala ai lettori una favola tenera e profonda che riflette sulla distanza emotiva che un dolore improvviso può instaurare tra un padre e un figlio. Un romanzo pieno di grazia e di speranza che parla al cuore di chi non vuole smettere di credere ai propri sogni.


Titolo: Ladivine
Autore: Marie NDiaye
Editore: Giunti Editore
Pagine: 400
Prezzo: €18.00
Uscita: 21 settembre 2016

Il primo martedì di ogni mese, Clarisse Rivière lascia il marito e la figlia per prendere in gran segreto un treno per Bordeaux. Lì vive sua madre, Ladivine. Peccato che i suoi familiari siano all'oscuro della sua esistenza, così come Ladivine non sa nulla di loro. Clarisse ha sempre ostinatamente taciuto ogni dettaglio della propria vita a quella donna, una donna che teme, disprezza e compatisce al tempo stesso. Abbandonata dal padre di Clarisse molti anni prima, Ladivine lavora come domestica e ha solo sua figlia al mondo. Ma Clarisse, che in realtà si chiama Malinka, rifiuta il proprio nome almeno quanto rinnega le sue origini e la pelle nera della madre. Adesso, dopo venticinque anni di inganni, l'idilliaca esistenza borghese costruita da Clarisse viene soffocata dalle stesse mura che ha eretto per proteggersi. Sarà sua figlia, una volta cresciuta, a riprendere in mano la storia familiare per scoprire chi fosse davvero sua madre...

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Queste sono le tre uscite che ho selezionato per voi questa settimana, amanti della lettura. Cosa ne pensate? Io sono attirata moltissimo dagli ultimi due, perché non sono una fan della scrittura della Sepetys nonostante i delicati temi che tratta. E voi?

venerdì 16 settembre 2016

Recensione: Viaggio sul fiume di Robert Nathan

Buongiorno, amanti della lettura.
Il gigante della letteratura americana Robert Nathan viene riproposto dalla casa editrice Atlantide dopo Ritratto di Jennie con Viaggio sul fiume, un racconto lungo che si legge tutto d'un fiato abbandonandosi a riflessioni di grande rilevanza.


Titolo: Viaggio sul fiume
Autore: Robert Nathan
Editore: Atlantide Edizioni
Data di uscita: 31 agosto 2016
Prezzo: €20.00

Trama:
Che cosa ricorderanno di noi, alla nostra morte, le persone che amiamo? Ricorderanno le cose che abbiamo fatto per loro, o l’affetto con cui abbiamo punteggiato le loro giornate? Terranno salda la nostra memoria o, piuttosto, il nostro pensiero sarà destinato a svanire con gli anni?
Minerva Parkinson teme che il suo Henry rammenterà solo la casa in ordine, e un piatto caldo sempre a disposizione. Teme che la ricorderà solo come una casalinga, dimenticando tutti i momenti felici, tutto l’amore. Così, quando scopre di avere meno di un anno di vita, decide di non perdere altro tempo e sceglie di creare per Henry un ricordo memorabile, di realizzare per lui un sogno. Vende le sue obbligazioni e acquista una barca per partire insieme in un viaggio lungo il fiume Missouri, fino a St. Louis, e poi a New Orleans. Quella che dovrebbe essere una lunga e serena vacanza che precede l’addio, si trasforma però completamente con l’imbarco a Nebraska City del misterioso e affascinante Mr. Mortimer, esperto navigatore, e della giovane e graziosa parrucchiera Nora, dai grandi occhi chiari e dall’incerta salute.
In Viaggio sul fiume, insieme a Ritratto di Jennie tra i vertici assoluti della sua vasta opera, Robert Nathan traccia i confini della vita e della morte, e dell’amore, fra quello che siamo e quello che avremmo voluto essere, fra il nostro destino e le decisioni che precedono il nostro congedo dal mondo.


Recensione:
Una quotidianità noiosa, ordinaria e rassicurante, quella che hanno condiviso Minerva e Henry Parkinson. Moglie e marito che hanno messo radici nella loro casetta dell'Ohio lasciando da parte i sogni e i desideri per vivere una vita tranquilla e senza troppi imprevisti, una scelta non fatta dai coniugi ma naturale come conseguenza di silenzi religiosi e un rispetto amorevole tra i due. Scelta che, però, non ha escluso del tutto tutti gli imprevisti. La vita noiosa e ordinata di Minerva si fa interessante quando lei procede per strada con un sorriso sereno sul volto e una rassegnazione d'animo che fanno sì che lei acquisti spessore letterario. Minerva, infatti, scopre che è malata gravemente e che le rimane ben poco da vivere, ed è qui che inizia l'Odissea dell'animo umano e Minerva inizia a ripensare alla sua vita, quella di moglie di Henry, di moglie devota e dedita al marito, quella in cui forse ha sbagliato. Si chiede che fine faranno i momenti belli e felici che hanno vissuto, e una domanda rivolta al marito la mette in agitazione perché pare che quei momenti stiano lentamente sbiadendo dalla memoria di Henry, mentre rimangono intatti i ricordi di quelli scanditi dal ritmo del matrimonio.

Se solo Henry l'avesse ricordata; se solo avesse ricordato questo unico e ultimo viaggio insieme, se solo lei avesse potuto in qualche modo legarsi per sempre al suo cuore, prima di essere trascinata via dal fiume, verso il mare in attesa.

Minerva decide di porre rimedio a questo problema in modo che il marito di lei non ricordi soltanto la moglie, i suoi pasti caldi e la casa pulita, ma la donna che ha amato, con cui è stato felice e che ha realizzato il suo sogno più grande. Ed è così che vende le sue obbligazioni per intraprendere con Henry un viaggio lungo il Missouri, per fare poi tappa a St. Louis e New Orleans. Un viaggio che presto si affollerà con altre due presenze: quelle di Mr. Mortimer e la giovane Nora. Il primo è un uomo misterioso che sembra proiettare la sua attenzione su Minerva, attenzione che in qualche modo viene ricambiata. Mentre dall'altra parte ci sono Nora ed Henry, che si lasciano andare a conversazioni apparentemente superficiali e in cui viene a galla la salute cagionevole dell'ingenua Nora.

Pensava alla curiosa longevità delle cose, caratteristica che le rendeva quasi immortali.

L'attrazione tra Minerva e Mr. Mortimer è fatale, non convenzionale, necessaria. Lui ha una missione, durante quel viaggio, e non può non portarla a termine. Ed è così che nel lungo racconto di Nathan si parla di morte e di vita, dell'immortalità delle persone che ormai sono seppellite, del destino che comunque vada deve procedere, del desiderio che scava la mente di tutti gli esseri umani, quello di non essere mai dimenticati, di lasciare un'impronta indelebile in coloro che rimangono. Un desiderio che si trova in bilico tra egoismo e altruismo, che non sappiamo se nasca dal desiderio di tutelare e proteggere chi ha ancora un corpo caldo, o se abbiamo paura di essere dimenticati.

Forse uno dei motivi per cui gli uomini e le donne erano veramente una forma più alta e nobile di vita era che si amavano e continuavano ad amarsi, e ad essere affettuosi e gentili l'uno verso l'altra, fino alla morte.

Viaggio sul fiume è un racconto lungo che si legge tutto d'un fiato; con una trama esile, un'ambientazione unica e tantissimi punti di riflessione, leggiamo di un Nathan che ancora una volta crea una narrazione suggestiva, liberatoria e fluida, mentre la testa si riempie di riflessioni e domande sul senso dell'esistenza umana.

La morte è inevitabile, per tutte le creature viventi; ma la vita è imponderabile. E di tutti gli aspetti della vita, le sue qualità, le sue virtù e i suoi difetti, l'amore è il più imponderabile in assoluto.

mercoledì 14 settembre 2016

Recensione: L'imperfetta di Carmela Scotti

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia recensione di L'imperfetta, una storia molto breve ma che va letta pian pianino e non tutta d'un fiato. L'esordio della giovane Carmela Scotti mi ha conquistata in tutto e per tutto, a partire dalla poeticità che io amo trovare nei libri.


Titolo: L'imperfetta
Autore: Carmela Scotti
Editore: Grazanti Libri
Data di uscita: 25 agosto 2016
Prezzo: €14.90

Trama:
Per Catena la notte è sempre stata un rifugio speciale. Un rifugio tra le braccia di suo padre, per disegnare insieme le costellazioni incastonate nel cielo, imparare i nomi delle stelle più lontane e delle erbe curative, leggere libri colmi di storie fantastiche. Ma da quando suo padre non c'è più, Catena ha imparato che la notte può anche fare paura e può nascondere ombre oscure. L'ombra delle mani della madre che la obbligano al duro lavoro nei campi e le impediscono di leggere, quella degli occhi gelidi e inquieti dello zio che la inseguono negli angoli più remoti della casa. Le sue sorelle sembrano non vederla più, ormai è la figlia imperfetta e il ricordo del calore dell'amore di suo padre non basta a riscaldare il gelo nelle ossa. Catena ha solo quindici anni quando decide che non vuole più avere paura. E l'ultima notte nella sua vecchia casa si colora del rosso della vendetta. Poi, la fuga nel bosco, dove cerca riparo con la sola compagnia dei suoi amati libri. È grazie a loro e agli insegnamenti del padre che Catena riesce a sopravvivere nella foresta. Ma nel suo rifugio, fatto di un cielo di foglie e di rami intrecciati, la ragazza non è ancora al sicuro. La stanno cercando e per salvarsi Catena deve ridisegnare la sua vita, la vita di una bambina che è dovuta crescere troppo in fretta, ma che può ancora amare di un amore forse imperfetto, ma forte come il vento.


Recensione:
Catena è l'imperfetta, la ragazzina tanto legata a suo padre che nella sua morte vede anche la sua fine. Quando prima che lui lasciasse il nostro mondo, lei si sentiva libera tra le parole che il padre le affidava e le regalava sotto forma di libri, tutta la magia di queste che dà vita e fa sopravvivere l'anima. E poi tutte quelle stelle che lui ha spiegato a lei, che le ha indicato nel buio della notte e in cui lei lo cercherà sempre; le stesse a cui ha rivolto il suo ultimo respiro.
Si andava avanti così, mio padre a guadagnarsi i respiri e io a fargli scudo coi libri. Mi bruciavano gli occhi e le mani tremavano. A metà della costellazione di Orione, una sera, mi addormentai con la testa premuta sulle pagine e sognai di leggere per sempre. Sognai anche la voce di mio padre, sognai che leggeva per me da un libro appeso al soffitto. Quando riaprii gli occhi era l'alba, e mio padre mi aveva lasciato.

Da allora il nome di Catena diventa anche un fatto: odiata profondamente dalla madre per il rapporto che lei aveva con il marito, una nullità ai suoi occhi, ignorata dalle sorelle che una sorella sembra che non l'abbiano mai avuta, ma al centro delle attenzioni di uno zio che alla morte del fratello si appropria della sua casa, dei suoi beni, del suo letto, e anche della libertà di Catena. Con il suo corpo pesante e le parole piene di disprezzo, apre per la piccola le porte di un inferno senza fine.
Strinsi le manette e mi abbandonai alla libertà che questi pensieri mi concedevano. Ero appena venuta al mondo, come certi uccellini fatti di pelle tenera: dovevo solo rivolgere al cielo la mia bocca spalancata e aspettare cibo, bastonate e fuoco, e tutto quello che sarebbe arrivato.
Il tempo passa, gli abusi non cessano e la situazione non fa che peggiorare. Catena, come ogni altro essere umano, si ritrova stremata nell'animo e si sporca le mani del suo stesso sangue. Una brutalità che si scopre nuova, una freddezza che pare una benedizione, nessun tentennamento, rimpianto, esitazione: il desiderio di fuga lotta contro tutto, senza guardare in faccia a nessuno. Scappa Catena, si rifugia nei boschi con le parole dei libri che è riuscita a portarsi via. Vive da fuggitiva e assassina, si rivolge alle stelle nel cielo sperando che suo padre la senta, cerca di sopravvivere ad un destino crudele. Catena si libererà. a qualunque costo.
Qui sotto anche il tempo ha i piedi legati ai ceppi. Vorrebbe andare e inciampa, ricade, a volte si rialza a volte no. Ha il passo ubriaco, ha il passo arrugginito, si piega in avanti, ha catene legate e caviglie invisibili. Il tempo si arrende, non passa ma cade, e quando il cuoio scende sulla pelle sembra rotolare da una montagna altissima, e tutto dura anni, rallenta, si ferma; sulle ferite si formano croste dure e marroni.
Il tempo passa e le ingiustizie non finiscono, gli uomini viscidi continuano, i drammi della protagonista non le danno tregua. Una storia, quella di Catena, di quelle brevi ma potenti; quelle che lette tutto d'un fiato possono estenuare e sfiancare. Di quelle che fanno arrabbiare e commuovere allo stesso tempo, quelle che ci fanno sentire impotenti.
L'esordio della giovane Carmela Scotti mi ha totalmente conquistata per la sua poeticità, per la sua capacità di commuovermi e di dettarmi dei tempi di lettura per far sì che io non patisca troppo le ingiustizie e le sofferenze della piccola Catena. Una romanzo toccante, tagliente, che lascia un segno indelebile; un romanzo che ho amato e un'autrice con un grande talento.
La mia vita era già una notte di paura, che differenza poteva fare un'altra manciata di nero?

lunedì 12 settembre 2016

La vita segreta di una BookBlogger - Book tag

Buongiorno, amanti della lettura.
Sul blog non si trovano mai dei tag, per via della mia indecisione e anche del poco tempo che potrei dedicarci, ma questo non sono riuscita a non farlo. E ringrazio Sara del blog My Caffè Letterario - un angolino che visito con frequenza - per avermi pensata. <3 p="">


1) Da quanto tempo sei nella blogsfera?
Tra pochi mesi saranno due anni. Di già? :)

2) Quando pensi di ritirarti?
Spero mai, ma so anche che invece prima o poi accadrà. Ho imparato a riconoscere la parola "fine" nelle cose, nelle persone, in ciò che ci salva e ci fa stare meglio. Allora non mi resta che augurarmi che questa "fine" sia il più lontana possibile, ma mai dire mai, eh.

3) Qual è l'aspetto migliore dell'avere un blog?
Condividere le opinioni sui libri, e ancora di più che sono opinioni contrastanti. Mi piace scoprire cosa ha trovato l'altro lettore che io non ho colto, e viceversa. Ma vuoi mettere quando si hanno le stesse percezioni e finisce tutto in un "stupendo, bellissimo, indimenticabile"? Che meraviglia!
Mi piace anche il fatto che, attraverso il blog, ho conosciuto belle persone e che alcune siano diventate anche persone amiche. Che siano a due passi da me, o che siano dall'altra parte d'Italia.

4) Qual è l'aspetto peggiore dell'avere un blog?
Mmh, così su due piedi non mi viene in mente niente. Forse il fatto di amarlo e tenerci tanto, spesso, quando non riesco ad organizzarmi e quindi a pubblicare in maniera costante, mi stressa come cosa. So benissimo che non si tratta di un lavoro, nessuno mi paga, ma sono una a cui piace l'ordine e le cose portate a termine.

5) Una bookblogger che adori?
Ce ne sono davvero molte e per diverse ragioni. Il modo di scrivere, oppure l'accoglienza del blog, il tipo di letture. Adoro Stefania de La ragazza che annusava i libri, la dolce Adele di The book lawyer, mi piacciono le letture di La libreria di Tessa, le recensioni curate di La sala dei lettori inquieti. la diversificazione e semplicità di Sara di My Caffè Letterario. Sulla sidebar, a destra, c'è l'elenco di alcuni blog di cui cerco di non perdermi nessun post. ;)

6) Con quale blog ti piacerebbe collaborare?
Al momento non sento il desiderio o l'esigenza di collaborare, a prescindere, con alcuna persona. Sono oberata da progetti e idee che non riesco ad applicare per me, lavorare con qualcun'altro, al momento, mi manderebbe fuori di testa :)

7) Cosa ne pensi della comunità dei blogger italiani?
Ammetto che non ho più il tempo la sera di farmi il mio viaggetto per Blogger e altri blog, ma non posso non notare che, come ovunque, c'è un clima di collaborazione e amicizia tra alcuni. Del resto è comprensibile se si crea un gruppetto di amici virtuali con i quali ci si sente bene e bene essendo se stessi. Dall'altra parte noto anche un po' di invidie, di frecciatine tra blogger, di accuse e di coalizioni contro gli autori o altri blog. Insomma, come in tutte le comunità di qualsiasi cosa: c'è il bello e il brutto.

8) Qual è il tuo segreto per avere un blog di successo?
Certamente una domanda che va fatta a chi un blog di successo ce l'ha e da cui io prenderei spunto :) Tuttavia penso che il fine non sia il successo, poi se questo arriva è una conseguenza del proprio operato. Sono una che pensa che ognuno debba concentrarsi su quello che vuole avere e cercare di ottenerlo con l'impegno e la passione, senza scorciatoie o distrazioni. Quindi, se il successo arriva, arriva con impegno, passione, dedizione, cura dei contenuti, creazione di un legame con chi ci legge, cortesia e, un po' di banalità serve, essendo se stessi.

9) Ed ora i tag!
Mh, penso che molti abbiano già fatto questo tag, quindi passo lo scettro a tutti coloro che non hanno ancora avuto la possibilità di farlo :)

giovedì 8 settembre 2016

Recensione: L'importanza di chiamarti amore di Anna Premoli

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi vi propongo la mia recensione di L'importanza di chiamarti amore, che ha per protagonista una delle due amiche di Lavinia di L'amore non è mai una cosa semplice. Onestamente ho preferito la storia di Giada a quella di Lav e Seb; sarà per questa nuova protagonista che ho adorato, oppure sarà per alcune cose che mi hanno toccata da vicino.


Titolo: L'importanza di chiamarti amore
Autore: Anna Premoli
Editore: Newton Compton Editori
Data di uscita: 26 maggio 2016
Prezzo: €9.90

Trama:
Giada sa bene di essere una ragazza dal carattere piuttosto difficile, quindi non si stupisce affatto di trovarsi in una fase della propria vita nella quale non va d'accordo quasi con nessuno: con il suo ragazzo storico la situazione è appesa a un filo e del rapporto con i suoi genitori... meglio non parlare. Ma Giada ha un obiettivo ben preciso: laurearsi con il massimo dei voti e il prima possibile. Il resto dei problemi può passare in secondo piano. Così credeva, almeno finché lo stage presso una prestigiosa società di consulenza di Milano non la mette di fronte a quello che per lei è sempre stato il prototipo dei ragazzi da evitare come la peste: Ariberto Castelli, fiero rappresentante del partito delle camicie su misura e dei pullover firmati. E tra loro c'è un precedente molto imbarazzante che potrebbe crearle qualche complicazione che non aveva assolutamente messo in conto...


Recensione:
Giada aveva già catturato la mia attenzione in L'amore non è mai una cosa semplice, anche se, a pensarci bene, non avrei mai immaginato fosse così. Così come?, chiederete voi. Ma così "Giada"!
Così solare, tenace, ambiziosa, determinata, testarda, indipendente da ogni punto di vista. E qui casca l'asino. Giada tiene troppo alla sua indipendenza emotiva, tanto che cerca di non lasciare mai del tutto i freni con le persone, soprattutto con quelle su cui ha dei pregiudizi. Tipo di bocconiani, i figli di papà con la camicia senza un piega, i bicipiti da urlo, i capelli sempre perfetti, e quel loro fare come se tutto gli fosse dovuto. No, assolutamente no. No, mai. Ma Ariberto, scusa? Ariberto è un elemento appartenente alla specie descritta sopra, un elemento che Giada vuole e deve assolutamente evitare per due motivi.

Lui è la personificazione di un sistema che io non ho mai sopportato, è l'emblema di una vita che non mi potrebbe mai soddisfare, è quanto di peggio possa esserci per una perennemente insoddisfatta come me. Non credo che abbia mai provato fastidio a essere quello che è in vita sua, mentre a me accade di continuo.

Motivo numero uno, nonché dettaglio poco rilevante quasi: Giada è fidanzata da sette anni con Filippo. Il tempo è passato, i due crescono insieme, maturano insieme, ma non fanno niente insieme. Infatti la distanza non permette loro di vedersi tutti i giorni perché lui è a Verona, la città natale di Giada, ma anche se non fosse i due hanno ormai poco da condividere. Lui in una band rock che odia l'ambiente di lei, lei che ambisce al meglio nella sua vita grazie al percorso universitario: la loro storia è alla deriva, e nessuno dei due ha il coraggio di agire.
Motivo numero due, e si salvi chi può: Giada odia l'ambiente da "alta borghesia", dato che la madre ha sempre voluto fare di tutto per lanciarla in società e fare in modo che anche lei sia come i bocconiani ricchi e con la puzza sotto al naso. Giada farebbe di tutto pur di non dare certe soddisfazioni alla sua famiglia, e mettersi con Berta significa che hanno vinto loro, no?

Sento una strana sensazione che sboccia nel mio stomaco e risale più su, invadendo del tutto i miei polmoni. E' qualcosa di terribilmente simile alla felicità.

Insomma, la cosa sembra molto complessa, né Ariberto, battezzato da Giada Berta, né la nostra protagonista sanno come fare. Lui la desidera ed è così dolce che, senti ciccina se non lo vuoi tu me lo prendo io; lei invece ha così paura di affrontare se stessa e le conseguenze del lasciarsi andare che rimane immobile. Giada è una ragazza dal carattere forte, e mi sono trovata in lei per moltissime ragioni, tanto che ad un certo punto mi sono commossa, per la tristezza che quel che leggevo mi ha fatto provare, perché la schiettezza delle parole di Giada mi ha ricordato quello che sono, quello che ero, quello che vorrei essere. Giada è, in poche parole, una forza della natura, uno dei personaggi che più ho adorato di questo genere. Un genere che, ormai si sa, non leggo molto, ma L'importanza di chiamarti amore, come il precedente romanzo di Anna Premoli, sono una ventata d'aria fresca per me, una botta di ironia, un concentrato di belle emozioni positive, di sorrisi e di pensieri per nulla frivoli. Anche se rimane comunque una lettura non impegnativa per staccare dalla routine quotidiana, quel che rimane d'altro è anche lo stile dell'autrice che mi ha conquistata e ammaliata, tanto da dventare una garanzia.

Ognuno di noi è fatto a modo suo. Possiamo sforzarci ma non possiamo cambiare del tutto.

lunedì 5 settembre 2016

Riepilogo mensile di agosto

Buongiorno, amanti della lettura.
Oggi il blog riprende la sua normale attività dopo la pausa estiva. Staccare dal computer e dal calendario editoriale è stato molto rilassante, ma sono felicissima di riprendere in mano il blog con il riepilogo mensile.
Agosto ha chiuso le porte dell'estate per quest'anno, mentre io inizio a rabbrividire al solo pensiero del freddo che temo e soffro da morire. A scaldarmi il cuore, però, rimarrà il ricordo di un'estate che è volata, il suo azzurro color serenità che mi ha lasciato dentro, il desiderio del meglio, in tutto.
Agosto non è stato speciale, non è stato indimenticabile, è stato semplicemente ordinario. L'ordinarietà, in casi come questi e dopo così tanti mesi pieni di emozioni, è stata un sollievo. Agosto è stato tanto relax, tanto tempo per me stessa, tantissime risate e molte belle letture.


Il regista di Elisabetta Cametti è un perfetto giallo/thriller che tiene incollati alle pagine, con l'adrenalina a mille. Ve ne parlo meglio nella recensione.


Non adesso, per favore, di Annalisa De Simone, è un breve romanzo su cui avevo alte aspettative e da cui mi aspettavo una scrittura poetica e intensa. Invece mi sono trovata davanti ad una prosa che fa a botte con lo stile: talvolta formale e all'antica, delle altre di una violenza letteraria che non ci aspetta. Mi ha lasciata con un sacco di domande e l'amaro in bocca. Non me la sentirei di consigliarlo.


Blegravia di Julian Fellowes è meraviglioso, assolutamente uno dei migliori libri dell'anno. Ve ne parlo meglio nella recensione.


#Girlboss è un agglomerato di ispirazione, ed ironia. Sophia Amoruso racconta le sue esperienze di vita, lavorative, l'impegno che ha messo nei suoi obiettivi. Racconta la sua crescita e dà consigli alle aspiranti #Girlboss per la loro di crescita sia personale, che di vita lavorativa.


Si è sentito così tanto parlare di Eleanor & Park! Amato da tutti, anche io sono stata incuriosita e ho desiderato leggere la storia di questi dolcissimi ragazzi, e mi ha tenuto compagnia per qualche pomeriggio. Se mi è piaciuto? Decisamente sì.


Desidero leggere Una stanza tutta per sé da un sacco di tempo e, finalmente, agosto me ne ha dato l'occasione. Un saggio che è un inno alle donne nell'ambito della scrittura e della letteratura, che molti amanti di Jane Austen potrebbero trovare piacevole e che consiglio per le femministe convinte.


Una altro libro che ho sempre desiderato leggere è Jane Eyre della sorella Bronte più famosa. Un classico che ho adorato e che ho trovato colmo di romanticismo. Molto, molto bello!


Dopo Il vino della solitudine, di cui vi ho dato qualche assaggino, e dopo averlo letteralmente amato, non potevo non leggere qualcos'altro della bravissima Nèmirovsky. Due è un libro attualissimo che racconta il rapporto di coppia, nel bene e nel male, dei suoi dolori e delle sue gioie: ogni singola emozione viene scomposta, studiata, spiegata, e poi ricomposta in maniera pulita, lasciando una fine amara, ma vera.
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E voi, amanti della lettura? Com'è stato il vostro agosto? Abbiamo qualche lettura in comune?
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