venerdì 17 febbraio 2017

Recensione: La mia vita è un paese straniero di Brian Turner

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione sul duro, realistico e poetico La mia vita è un paese straniero di Brian Turner.


Titolo: La mia vita è un paese straniero
Autore: Brian Turner
Editore: NN Editore
Prezzo: €18.00
Data di uscita: 27 ottobre 2016


Trama:
Nel 2003 il sergente Brian Turner è a capo di un convoglio di soldati nel deserto iracheno. Dieci anni dopo, a casa, accanto alla moglie addormentata ha una visione: come un drone sulla mappa del mondo, sorvola Bosnia e Vietnam, Iraq, Europa e Cambogia. Figlio e nipote di soldati, le sue esperienze si fondono con quelle del padre e del nonno, con i giochi da bambino e le vite degli amici caduti in battaglia. Così, tutti i conflitti si dispiegano sotto di lui in un unico, immenso, territorio di guerra e violenza. Nel 2003 il sergente Brian Turner diventa un poeta e quando, dieci anni dopo, la visione torna nella sue notti insonni, grazie alla poesia riesce a raccontarla così da accettarne la memoria - una memoria tanto grande che l'America non basterebbe a contenerla, e che sfrega l'anima fino a scorticarla. Liberata la nostalgia, la compassione e il desiderio di verità, "La mia vita è un paese straniero" racconta in diretta le azioni, le esercitazioni, i vuoti e i rumori, la paura e il coraggio, la tragedia e la gioia dei ritorni. E riconnettendo vita e poesia, orrore e morte, riesce a dire della guerra le parole che mancano, quelle capaci di riallacciare il filo del senso a quello del silenzio.


Recensione:
Un libro a cui mancano il numero delle pagine con le ultime di queste utili per scrivere le proprie note ed i propri pensieri, esattamente come fa Brian Turner, veterano di guerra che ne La mia vita è un paese straniero si abbandona alle sue memorie, ai suoi ricordi ai pensieri che lo hanno accompagnato sin dalla nascita, forse. Perché Brian Turner ha la guerra nel sangue, ha ereditato la divisa da sergente prima ancora di venire al mondo, perché sia il padre che il nonno sono stati impegnati nella guerra prima di lui.

Per essere uomo avrei dovuto camminare nella tempesta e nel tuono di un mondo spogliato di ogni ragionevolezza, come prima di me avevano fatto altri della mia famiglia. E se fossi stato abbastanza forte, e capace, e maledettamente fortunato, un giorno sarei potuto ritornare protetto da un silenzio incrollabile. Tornare al mondo, come dicono.

Sembra che il mondo non riesca a vivere senza la guerra, sembra che la guerra nel mondo sia quasi necessaria, da sempre, sembra che l'uomo non riesca a risparmiarne un altro in nome della sua bandiera e della consapevolezza della sua superiorità rispetto al nemico. Brian Turner lo vive e lo racconta in forma di pensieri sconnessi con un unico ed essenziale filo conduttore: l'atrocità della guerra. Brian Turner, sopravvive, quindi, oggi che è lontano dai luoghi dove il silenzio è effimero e anche da temere. Sopravvive al suo passato, trasmette quello che lui e altri come lui hanno provato e fatto in Bosnia, in Iraq e in tanti altri paesi. Per loro il giusto ha perso senso, a furia di sparare colpi, ci si dimentica del perché si è lì, ci si abitua al conflitto, si è sempre lì per lì per spegnere la propria umanità, la pietà, la compassione.
Brian Turner, alla domanda di quante persone persone ha ucciso, risponde risoluto, senza esitare, con un numero che mi ha fatto sobbalzare. Ma si percepisce la grandezza e la pesantezza del senso di colpa, lo si capisce anche dagli incubi in cui Brian torna a visitare i luoghi colpiti dalla guerra, quando si sveglia senza paura ma con rassegnazione.

C'è un limite alla sofferenza che un corpo può patire, c'è un limite allo sfacelo. Nel giro di qualche giorno cominceranno a morire.Tutto scientificamente documentato su pellicola a colori da 16 millimetri. E' storia. E' avvenuto davvero. Potete vederlo con i vostri occhi. Potete vedere quelle bocche mute imprecare contro Dio.

Con una scrittura vera, Brian Turner, ci spiega cos'è la guerra al di fuori dai libri di testo e dalle nozioni che tutti noi abbiamo ripetuto fino allo sfinimento; lo fa senza nascondere le emozioni, lo fa con sincerità, talvolta in versi di poesia, talvolta solo con poesia. Altre volte, invece, sembra spolverare la sua divisa e si lascia andare a tecnicismi, come per ribadire a se stesso e a chi lo legge che sarà sempre un uomo di guerra, e il passato non si cancella, anche se ripete più volte che Il sergente Turner è morto.
La mia vita è un paese straniero è un libro che apre gli occhi su quello che sta succedendo in alcune parti del mondo, che siano sotto i riflettori quotidianamente o che siano dimenticate, fa riflettere sull'umanità, senza mai essere troppo duro ma neanche troppo delicato. Da leggere lentamente, pian pianino come una raccolta di poesie, per non accumulare troppo malessere esistenziale, La mia vita è una paese straniero è uno di quei libri che deve essere in tutte le librerie dei lettori.

Quando innescammo l'ordigno e facemmo esplodere il napalm, mi sentii carico ed elettrizzato. Faceva un gran freddo. Il caffè fumava nella tazza e il mondo scompariva nella nebbia. E per un attimo pensai che quello era il grande corpo della Morte. Una fetta dell'eredità che ci portiamo dentro. Volevo vederla scoppiare e prendere fuoco. Volevo che il mondo ne fosse sconvolto. E soprattutto, volevo essere io stesso sconvolto.

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