giovedì 27 aprile 2017

5 cose che voglio migliorare nel mio blogging

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi mi calo esclusivamente nel ruolo di blogger e vi dico quali sono quelle cinque cose che vorrei migliorare nel mio modo di fare blogging, di cui alcune (come la prima) sono addirittura degli ostacoli.


1) Metterci la faccia
Letteralmente. Vorrei riuscire a postare alcune foto di me stessa su Instagram, oppure contagiare chi mi segue con la mia allegria e pazzia tramite Instagram Stories, ma mi pare uno scoglio quasi impossibile da superare al momento. Sarà che sono così introversa per quanto riguarda la mia vita privata che mi sembra una violazione nei miei confronti mostrarla sul web, sarà che nonostante le 5 cose che ho imparato grazie al blogging, tra cui la numero due , rimarrò ancora per molto tempo diffidente verso i social network da questo punto di vista, fatto sta che ci sto lavorando e spero un giorno di lanciarmi e mostrare chi sta davvero dietro al blog, letteralmente.

2) Interagire con gli altri blog
E' una delle più importanti e tacite regole del blogging netiquette, eppure è difficile per me. A partire dal tempo che cerco di sfruttare e gestire al meglio nella vita per poter fare tutto ciò che amo e che, spesso, non è dedicato a passare per un saluto negli altri blog. Però so già che sarebbe bellissimo e d'ispirazione per me seguire alcune blogger che stimo, leggerle più spesso, spulciare i loro blog con pazienza e passione; per ora non riesco ancora a farlo, ma mi impegnerò sicuramente a provarci.

3) Studiare il blogging
Il mestiere del blogger è ormai riconosciuto e non è più sinonimo di una persona che nel buio della sua camera e avvolta dall'anti-socialità scrive un diario personale. Il blogging è soggetto a studi frequenti e a recenti pubblicazioni. E io vorrei studiarlo esattamente come ho studiato, ad esempio, Marketing. Sembra ridicolo studiare dopo essersi cimentati nell'impresa, come studiare dopo aver dato l'esame, ma sono curiosa di conoscere in cosa mi sono realmente buttata con la benda negli occhi e migliorare il modo con cui faccio blogging, indipendentemente dal fatto che lo voglia fare di mestiere o meno. Nel frattempo ho già cominciato ad approfondire il tema con "Manuale per aspiranti blogger" di Anna Pernice.

4) Html, be my friend
A proposito di studiare il blogging, prima o poi, lo so, dovrò dedicare un po' del mio tempo allo studio del linguaggio di blogspot. Perché la piattaforma è molto friendly user e facile da gestire, ma non è neanche tra le più professionali in circolazione e spesso blogspot fa i capricci e non funziona. Sapere scrivere e leggere l'html mi aiuterebbe molto ad affrontare quei momenti di isteria prendendo in mano il controllo.


5) Buttarmi
Spesso vorrei davvero raccogliere più spesso le proposte che mi vengono fatte, smetterla di tentennare e accettare. Che ci perdo?, nulla, lo so, eppure continuo a non aprirmi a certe cose. La cosa mi irrita perché con la scusa che non ho tempo rifiuto cose belle e coinvolgenti. Però qualcosa sta cambiando, perché non solo ho iniziato a studiare il blogging, ma ho anche deciso di buttarmi in qualcosa di diverso e iniziare a leggere e parlarvi di graphic novels. Non esiste il non posso, esiste il ci provo e poi vedo, ecco un mio nuovo motto da blogger.
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Queste sono le cinque cose che pian pianino vorrei migliorare per me stessa e per il blog.Sono anche le vostre? Oppure, se siete esperte, avete consigli su come potrei cimentarmi in una di queste senza fare dei disastri?

Un abbraccio! :)

lunedì 24 aprile 2017

Recensione: È solo una storia d'amore di Anna Premoli

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione sull'ultima fatica di Anna Premoli, mentre attendo con ansia l'uscita del prossimo libro sperando però che l'autrice torni a divertirmi come prima.


Titolo: È solo una storia d'amore
Autore: Anna Premoli
Editore: Newton Compton Editori
Prezzo: €9.90
Data uscita: 3 novembre 2016

Trama:
Cinque anni fa Aidan Tyler ha lasciato New York sul carro dei vincitori, diretto verso il sole e il divertimento della California. Fresco di Premio Pulitzer grazie al suo primo libro, coccolato dalla critica e forte di un notevole numero di copie vendute, era certo che quello fosse solo l’inizio di una luminosa e duratura carriera. Peccato che le cose non stiano andando proprio così: il suo primo libro è rimasto l’unico, l’agente letterario e l’editore gli stanno con il fiato sul collo perché consegni il secondo, per il quale ha già incassato un lauto anticipo. Un romanzo che Aidan proprio non riesce a scrivere. Disperato e a corto di idee, in cerca di ispirazione prova a rientrare nella sua città natale, là dove tutto è iniziato. E sarà proprio a New York che conoscerà Laurel, scrittrice di romanzi rosa molto prolifica. Già, “rosa”: un genere che Aidan disprezza. Perché secondo lui quella è robaccia e non letteratura. E chiunque al giorno d’oggi è capace di scrivere una banale storia d’amore… O no?

Recensione:
Nella grigia New York, in prossimità dell'inverno, si aggira per le strade Aiden, pieno di nostalgia per una California calda e accogliente. New York, poi, gli ricorda le sue responsabilità e il suo impegno quasi alla scadenza, dopo cinque anni, di scrivere il suo secondo romanzo. Ma Aidan, anche se non lo vuole ammettere ha il blocco dello scrittore perché dopo aver vinto il Premio Pulizer per il suo primo libro, vuole tornare nelle librerie con un capolavoro letterario che possa stupire la critica e farlo amare più della prima volta. Egocentrico, narcisista, sicuro di sé e affascinante, Aiden però deve affrontare la realtà e consegnare all'editore un manoscritto: non importa come e se prossimo vincitore di qualche prestigioso premio, l'importante è pubblicare, anche una banale storia d'amore, un romanzo rosa di quelli che lui non sopporta.

Potrà sembrare banale e già visto, eppure ogni volta che due persone si innamorano davvero, e scelgono con cognizione di causa di stare insieme, avviene un piccolo miracolo: la quotidianità cambia e nulla pare più essere lo stesso. Nemmeno il modo in cui concepivi te stesso.

Ma di romanzi rosa ci vive Laurel, donna in gamba, determinata, tenace che si ritiene essere un'eroina del genere rosa, ma è facile essere considerata così anche dagli altri dato che ha già sfornato dodici romanzi. Vuoi perché Laurel e Aidan sono testardi, vuoi perché il destino ci mette lo zampino, Laurel e Aiden devono collaborare per pubblicare insieme un nuovo romanzo, ognuno spinto da un interesse personale: lui deve pubblicare un libro e lei vuole uscire dal genere rosa che le diventa sempre più stretto. I due, tra molti battibecchi e provocazioni, saranno però l'ispirazione l'uno dell'altra e chissà, magari anche qualcosa di più.

«Io non scrivo storie d'amore sdolcinate, Norman», mi tocca ricordargli piccata. E modestamente ne vado fiera. «No, in effetti non lo fai», mi concede. «Ma sono pur sempre storie d'amore». «Perché i libri sono una forma di terapia: una dose di sogni a occhi aperti spesso ti ripaga da molte infelici esperienze reali. Tutti hanno bisogno di dimenticarsi per un attimo la propria vita».

È solo una storia d'amore, l'ultima fatica di Anna Premoli, è un libro che anche una nuova fan come me non fa fatica a collocare fuori dal genere di storie che la scrittrice è abituata a scrivere. Forse perché ha voluto lanciare un messaggio che riguarda i romanzi rosa, considerati prima libri da casalinghe annoiate e oggi da donne frivole, e gridare a grande voce perché questi non sono né uno né l'altro. La Premoli scomoda anche l'emancipazione femminile e il suo tentativo non passa inosservato: lo vediamo nelle lunghe conversazioni e scambi di opinioni sul romance, sugli stereotipi legati a questo, sui cliché che si hanno sugli stessi cliché dei romanzi rosa. Nonostante abbia apprezzato questo cambio di rotta e il messaggio che la Premoli teneva a far arrivare, ho sentito la mancanza del page turner e le emozioni singole dei due protagonisti, ché la Premoli è così brava a dare spessore ai suoi personaggi. In definitiva, È solo una storia d'amore, sebbene lo abbia preferito di meno rispetto a L'amore non è mai una cosa semplice e L'importanza di chiamarti amore , porta comunque l'impronta unica dell'autrice rimanendo un libro perfetto per distrarsi e regalarsi leggerezza.

Nella vita si gioca, si rischia e qualche volta si vince pure. Incredibile ma vero.

martedì 18 aprile 2017

Recensione: Golda ha dormito qui di Suad Amiry

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione su Golda ha dormito qui, il mio primo approccio a Suad Amiry, autrice conosciuta per la sua ironia amara e per i temi che spesso tratta senza mai prendere le distanze dalle sue origini. Inizialmente non volevo recensire Golda ha dormito qui, che non è un romanzo ma una memoria di molte generazioni e di un popolo intero, perché mi sentivo troppo poco obiettiva, ma ho ceduto perché vorrei diffondere questa lettura per spingere le persone ad informatizzarsi e a capire cosa c'è dietro a quelle mamme velate in lacrime che abbracciano i loro bambini e che reclamano i loro rifugi, le loro case.


Titolo: Golda ha dormito qui
Autore: Suad Amiry
Editore: Feltrinelli
Prezzo: €16.00
Data di uscita: 23 ottobre 2013


Sinossi:
Di cosa è fatta la bellezza di una casa, se non della vita di chi la abita? Ma quando accade che un intero popolo si trovi all'improvviso espropriato delle sue dimore, la domanda che passa, amara, di bocca in bocca è soltanto una: che fine fa quella bellezza, e che fine fa l'anima di chi in quelle case, in quei palazzi, in quei giardini, ci ha vissuto, ci ha pianto e ci ha gioito, per una vita intera? Questa storia ha inizio nel 1948, quando gli inglesi, partendo da Israele, lasciarono due popoli in lotta: l'uno con tutto, l'altro con niente. Suad Amiry, palestinese, racconta quella perdita inestimabile, quella dei muri con dentro le anime, la memoria, i gesti, gli affetti. Muri a cui oggi, ai vecchi proprietari di sempre, è addirittura proibito avvicinarsi, è preclusa la vista, la memoria delle sensazioni. Come all'architetto Andoni, che vorrebbe tornare nell'abitazione che ha progettato e costruito, il "suo gioiello", e scopre in tribunale di non poterlo fare in quanto "proprietario assente"; o come a Huda, che preferisce testardamente la cella alla condanna di non poter rientrare nella casa dei genitori. Insieme agli effetti di un conflitto storico che dura da allora, Suad Amiry, con profonda grazia e humour dissacrante, si confronta con un tema universale e potente com'è quello della casa, che finisce per coincidere con la nostra stessa identità, con la nostra stessa, comune, storia.


Recensione:
Mi han detto che la tua casa è dove sei tu. Ci ho provato ma non sempre ci riesco.
Ci sono alcuni libri che sono delle vere e proprie testimonianze di storia e di vita: Golda ha dormito qui parla della storia della Palestina e della vita di tutti quei palestinesi sfrattati dalla loro terra e dalla loro casa. La casa che per Emily Dickinson è dove tu sei, tu famiglia, tu comunità, tu identità, nel caso di Suad Amiry che con il suo libro ci dice marhaba, benvenuti, nella mia casa, in quella che era la mia casa. Ma non è solo lei a vivere e veder vivere una tale situazione, si tratta di tutti quei palestinesi che dopo la legge israeliana del 1950, e dopo le sanguinosa guerra del 1948, sono stati dichiarati proprietari "present absentee" per cui esistono per lo stato di Israele ma non esistono in termini di diritti di proprietà. E allora l'autrice ci racconta di Andoni Barmki, architetto di buona parte di Gerusalemme e della sua amata casa: la casa come amante dalle sinuose forme, la casa che vale più della famiglia, la casa di cui mai si disamorerà. Ci racconta di come lui davanti ad un giudice ebreo rivendica il diritto di tornare a vivere nella sua casa e, al rigetto della sua richiesta, si batte i pugni sul petto e con un ghigno disperato grida; sono qui, signor giudice, come faccio ad essere assente, come faccio ad essere presente quando devo pagare le tasse ma assente per tornare a vivere nella mia casa.

Ed è stato proprio quel giorno che ho fatto un voto: sarei tornata a visitare la nostra casa, finché avevo vita e ci sarei venuta più spesso che potevo. Perché non ci si dimentichi di chi è questa casa. Un voto che da allora è diventato ossessione un'ossessione che si è fatta gravosa come la cita stessa.

La stessa casa sarà poi un museo per cui si dovrà pagare un biglietto per visitarla, e Gabi a saperlo ricorda Andoni e il suo sorriso enigmatico perché scoppia a ridere divertito di dover pagare per vedere la sua casa, mentre gli altri in coda alla biglietteria si girano da un'altra parte, altri scappano via, come se si vergognassero dell'azione di Israele nel voler cancellare ogni traccia del popolo della Palestina. Non solo Gabi, ma anche l'energica e coraggiosa Huda che è pronta a violare la legge ed entrare in carcere pur di vedere la casa che suo padre ha costruito con le sue mani.

A dire il vero abbiamo annoiato il mondo intero con la nostra storia collettiva. Ma per qualche ragione l'individuo palestinese, uomo o donna che sia, evita, o forse ha troppa paura, di condividere la propria storia personale, come se non potesse raccontare come è stato cacciato dalla propria casa, dal proprio salotto o dalla propria camera da letto. Queste storie private restano segrete, persino ai propri figli, persino a se stessi. Credo che la ferita sia ancora aperta.

Si tratta di una cronaca famigliare che è la cronaca famigliare di molti palestinesi di cui Suad Amiry si fa portavoce e, con pazienza e fatica, scrive un libro per raccontare una realtà conosciuta ma poco approfondita. Io stessa non ero a conoscenza della legge israeliana, dei tentativi del paese di allargarsi sempre più e prendersi i territorio palestinese che ormai, con grande amarezza, sembra non esistere più. Eppure non è neanche un fatto sconosciuto dato la recente informazione sul tema e la condanna di alcuni paesi occidentali dell'Israele: parole, soltanto parole, le parole che in generale sono potenti ma che prima o poi, e in questi casi, devono trasformarsi in fatti e azioni.
Impossibile rimanere obiettivi durante la lettura di Golda ha dormito qui, come è impossibile rimanere indifferenti davanti alla scrittura ironicamente amara di Suad Amiry che con questa libro non scrive una storia come sembra apparentemente, ma una dichiarazione storica dolorosa ma mai drammatica su un paese che ancora non ha avuto giustizia.

E' stato molto tempo dopo che ho capito: mentre i palestinesi ce la mettono tutta a dimenticare quando dovrebbero ricordare, gli israeliani ce la mettono tutta a ricordare quando dovrebbero dimenticare.

giovedì 13 aprile 2017

Recensione: Un bene al mondo di Andrea Bajani

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione su Un bene al mondo di Andrea Bajani, un libro che ho amato con tutta me stessa e che non posso non consigliarlo a tutti coloro che del dolore non hanno paura, esattamente come dei libri che parlano di dolore e che ci segnano nel più profondo. Un bene al mondo è semplicemente e assolutamente meraviglioso.


Andrea Bajani

Titolo: Un bene al mondo
Autore: Andrea Bajani
Editore: Einaudi
Prezzo: €16.50
Data di uscita: 13 settembre 2016

Sinossi:
"Un bene al mondo" racconta di un paese sotto una montagna, a pochi chilometri da un confine misterioso. Un paese come gli altri: ha poche strade, un passaggio a livello che lo divide, e una ferrovia per pensare di partire. Nel paese c'è una casa. Dentro c'è un bambino che ha un dolore per amico. Lo accompagna a scuola, corre nei boschi insieme a lui, lo scorta fin dove l'infanzia resta indietro. E ci sono una madre e un padre che, come tutti i genitori, sperano che la vita dei figli sia migliore della loro, divisi tra l'istinto a proteggerli e quello opposto, di pretendere da loro una specie di risarcimento. Ma nel paese, soprattutto, c'è una bambina sottile. Vive dall'altra parte della ferrovia, ed è lei che si prende cura del bambino, lei che ne custodisce le parole. È lei che gli fa battere il cuore, che per prima accarezza il suo dolore. "Un bene al mondo" è una storia d'amore e di crescita; è una storia universale, perché racconta quanto può essere preziosa la fragilità se non la rifiutiamo. Basta cercarsi su una mappa, disseminare parole per trovarsi, provare altre strade e magari perdersi di nuovo.


Recensione:
C'era una volta una fiaba che non è una fiaba, ma una storia la cui bellezza è così lacerante da scuotere l'anima. Quella storia si chiama Un bene al mondo ed è la storia di un bambino senza nome, in un paese senza dove e in un tempo ammalato senza un quando. Il bambino, appena nato, aveva le mani fredde e quando succhiava il latte della madre ingurgitava solo il vuoto. Un giorno la mamma gli consegna il suo dolore, un cucciolo dal muso spelacchiato, privandosene e condannandosi alla freddezza delle emozioni, mentre il bambino da quel dolore non si separerà mai più. Lo alleva, lo addomestica, lo mette al guinzaglio, quel cane dolore fedele e mite, quel dolore che è la prova che si può nascere già soli, già col vuoto in gola e nel petto, già sofferenti.

Scese dal letto, a piedi nudi andò verso la finestra e l'aprì. Se non avesse fatto uscire un po' di quella malinconia, la stanza sarebbe scoppiata. Poi tornò a letto, e capì ancora una volta quanto fa male un pensiero che cade per terra senza che nessuno si chini a raccoglierlo.

Il dolore a quattro zampe, che è un compagno e che subito ho identificato come un elemento negativo di cui il piccolo dovesse liberarsi, è una metafora che strozza il respiro, una metafora che all'inizio si cerca di decifrare, si cerca di darle un senso e di darle un nome e un'origine e, sì, anche una eventuale cura. Con lo scorrere delle pagine, però, questa disperata ricerca cessa di esistere e ci si fa cullare dalla narrazione dell'infanzia, la narrazione dell'essenza, la distanza che spesso divide madri e padri. E poi si legge che non tutti i dolori sono docili, ma ci sono anche quelli rabbiosi che si vogliono scagliare contro chi si ama, come ha fatto il dolore del padre del bambino e che ha fatto scappare via la bambina sottile, la cui forma ha contagiato il mondo del bambino, quella forma e quel mondo che si chiamano amore.

Dentro quel tempo ammalato, il bambino era stato un bambino, poi era stato un ragazzo, cigolando dentro un silenzio assoluto. Aveva pregato ogni notte perché portasse un giorno diverso, ma il giorno che arrivava era sempre lo stesso, solo più stanco di quello che l'aveva preceduto.

Un bene al mondo di Bajani è più di quello che mi aspettassi: una fiaba onirica che disegna un quadro emozionale colmo di pathos e di coinvolgimento emotivo. L'ultimo libro del giovane autore romano, non a caso di ispirazione leopardiana, è scritto con una prosa incantevole, uno stile celestiale, una scrittura sofisticata che è pura poesia. Un storia di formazione profondamente emozionante che nelle sue poche pagine è capace di far venire la pelle sottile a chiunque e di segnarlo se non per sempre, quasi. Un bene al mondo, che ho amato con tutta me stessa, è un elogia al dolore e a come affrontarlo: con delicatezza, con dolcezza, per addomesticarlo ed essergli amico, invece che combatterlo come nemico. Perché alla fine il dolore c'è e ci sarà sempre, è parte di quella che è la vita, sta a noi decidere se farne un compagno di vita fedele o permettergli di essere bavoso e pericoloso pronto a fare del male a chi amiamo, anche a noi stessi. Sta a noi accettare il dolore, esattamente come accettiamo gioie e felicità.

Ma allo stesso modo in cui muoiono, a volte le cose ritornano a vivere. Così anche quelle parole, che sembravano morte, ripresero vita.

lunedì 10 aprile 2017

Le dieci regole del tuo Taccuino del positivo: come essere più positiva

Buongiorno, amante della lettura!
Oggi ti propongo un post diverso dal solito senza però allontanarmi dall'argomento cuore del blog. A febbraio, infatti, ti ho parlato con entusiasmo di "La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola" e l'ho definito come inno alla positività e all'ottimismo. L'esordio dell'autrice non è un libro di self help come alcuni lo definirebbero, ma è semplicemente un romanzo leggerissimo che racconta di una vita che traballa e di come restituirle la sua stabilità indirizzandola verso una soluzione permanente, invece che sostenerla con un pezzo di carta piegato e optare per qualcosa di temporaneo che a lungo andare non fa che peggiorare le cose.
Assieme al libro ho ricevuto il Taccuino del positivo, un quadernetto con dieci passi per adottare la positività come filosofia di vita e una rubrica in ordine alfabetico in cui scrivere quelle cose che ci rendono felici o che hanno molta importanza per noi. Non essendo sicura che il Taccuino fosse in commercio con il libro, ho deciso di proportelo alla mia maniera con la speranza di regalarti per il tempo della lettura tante belle emozioni positive.

Positivo

1) Brontolaio
Hai mai contato le volte che in un giorno facciamo dei pensieri negativi? Io mai, e non voglio provarci perché credo che ne rimarrei sconvolta, soprattutto in quei periodi in cui chissà perché riusciamo a vedere tutto nero. Il principio del brontolaio è il seguente: ogni volta che ti lamenti, mugugni o fai un pensiero negativo infila un euro un un barattolo. Ora, se sei una studentessa universitaria e sei povera come tutti noi della stessa categoria, riduci un euro in anche venti centesimi. Fidati, non sarà quel complessivo ammontare in euro a farti riflettere, ma il dover ogni volta lasciare la monetina nel brontolaio.

2) Fare il gatto
Cioè "essere" senza la pressione del "fare". In altre parole, prenditi del tempo per te stessa per fare ciò che ami e ciò che ti rilassa. La sera dedica più tempo alla tua skin routine, ad esempio, o qualsiasi altra attività che ti permetta di essere te stessa e basta. Io quando posso mi alzo dal letto mezz'oretta prima della vera sveglia per leggere nel totale silenzio e sorseggiando il mio caffè.

3) Istanti di gratitudine
Essere grati per le piccole cose della quotidianità, quelle piccole gioie che fanno la vera felicità, ma anche per festeggiare nella parte più intima di te stessa il raggiungimento di un obiettivo che da tempo ti eri prefissata. Sii grata e goditi questo momento.

4) Macchina fotografica immaginaria
Ovvero cambiare la percezione che hai della realtà fissando l'obiettivo sul bello, sul piacere, sul percorso da fare e sulla meta finale senza mai perdere la bussola della positività.

5) Nutrire i propri ratti
I ratti sono brutti, tutti li disgustiamo e non vorremmo mai averci a che fare, giusto? Ora immagina che quei ratti siano le tue paure, le tue segrete ferite, quelle cose che ti bloccano e che ti portano a chiuderti a riccio a compiangerti e piangerti addosso. Smetti di nutrire i tuoi ratti perché prima o poi saranno così sazi e forti da mangiarti in un solo boccone! Tu sei forte e sei fantastica, credici e sii sicura di questo e di te stessa.

Positivo

6) Power Songs
Prenditi dieci minuti oggi e crea una playlist che ti metta le ali ai piedi, senza bevanda energetica, ma con tanta energia! Seleziono tutte quelle canzoni che ti fanno venire voglia di alzarti e muoverti. Balla, sorridi e scatenati!

7) Staccare i francobolli
O il cerotto, l'importante è che tu riesca ad esprimere le tue contrarietà ogni volta che se ne presenta l'occasione: un conflitto, un contrasto, un battibecco, una frecciatina. Non reprimere le emozioni negative che ne derivano perché sappiamo sia io che te che non ti farà bene e che potresti anche pentirtene.

8) Creatività amorosa
Non limitarti solo a San Valentino per fare qualcosa di diverso con il tuo Lui. Ogni tanto, infatti, sarà molto piacevole per voi fare qualcosa di creativo, fantasioso e diverso dal solito.
Se invece un Lui non esiste e stai bene così, idem! Visita luoghi diversi, mangia in ristoranti etnici, vai a quella mostra che aspetti da un sacco di tempo e abbandonati alla creatività perché lo sai che ti ami.
Ah, dimenticavo, Le due cose non sono assolutamente alternative.

9) Codice rosso
Ovvero un segnale che hai con qualcuno quando senti aria di tempesta, un avviso per evitare di essere aggressivi, di dire qualcosa che non vogliamo dire e di cui potremmo pentirci, alzare la voce e magari rendere qualcosa di piccola in una gigantesca montagna.

10) Taccuino del positivo
Una rubrica in cui annotarti in ordine alfabetico i tuoi piccoli e grandi successi, le tue piccole ma grandi gioie. Pensa ad una parola chiave e scrivila nel taccuino del positivo, senza dimenticare di descrivere nel dettaglio le emozioni che quella cosa ti ha provocato: rievoca il tutto e scrivilo. Si tratta di una specie di diario (te la ricordi l'ultima volta che ne hai scritto uno?) ma che puoi scrivere mentre aspetti di tirare fuori quella teglia di biscotti o quando ti aspetta un'ora di treno per tornare a casa da lavoro.


Ricordati però, che anche la giornata più brutta ha i suoi lati positivi e che non puoi cancellarla semplicemente via, ma cerca di fotografare quegli attimi in cui quella emozione negativa ti ha insegnato qualcosa e tu devi essere fiera. Vivi, sii positiva e sii felice!

giovedì 6 aprile 2017

Recensione: Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato) di Virginia Bramati

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione sull'ultimo romanzo di Virginia Bramati, che l'ultima volta è stata sul blog con Meno cinque alla felicità e che sboccia con la sua ultima storia proprio l'8 marzo; quando si dice belle coincidenze.


Titolo: Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato) 
Autore: Virginia Bramati
Editore: Giunti Editore
Prezzo: €14.90
Data di uscita: 8 marzo 2016


Sinossi:
Il nuovo romanzo di Virginia Bramati, che racconta di Agnese, l'adorabile protagonista a cui improvvisamente muore la madre, e che si ritrova a fare i conti con i ritmi lenti della campagna, sullo sfondo di una Brianza sorprendente e rigogliosa, non lontano dal magico borgo di Verate che le sue lettrici hanno imparato ad amare. Agnese è una ragazza esuberante, autonoma, insofferente verso tutto ciò che frena la sua corsa, ma improvvisamente, la vita prende una piega terribilmente dolorosa e si ritrova scaraventata dal centro di una metropoli che non dorme mai, in una grande casa lungo un fiume, immersa nei ritmi immutabili della campagna. Una grande casa in campagna. Una madre morta troppo presto. Un giovane medico dagli occhi buoni e misteriosi. E un'estate in cui tutto sta per cambiare. Pagina dopo pagina, scopriamo insieme ad Agnese la saggezza nascosta nei gesti semplici della cura dei fiori: perché la felicità è più vicina di quanto pensiamo, se solo sappiamo rallentare e guardarla negli occhi.


Recensione:
È sempre molto bello osservare la maturità che vive uno scrittore che hai conosciuto sin dall'esordio. E bello è stato anche con Virginia Bramati che passando da Mondadori a Giunti ha cambiato editore ma anche modo di raccontare, il quale si è fatto più profondo e approfondito per quel che riguarda la psicologia dei personaggi che hanno abbandonato quella patina superficiale che spesso dava loro poco spessore e sono diventati più reali, più umani, più facili da conoscere e da amare. Prima fra tutti la dolce e impaziente Agnese che si vede affrontare la perdita della madre così giovane e, quindi, a vedere il mondo con una diversa prospettiva senza mai lamentarsi e senza diventare un ostacolo per il dolore inconsolabile del padre. Agnese imparerà l'arte della pazienza mentre i fiori di casa inizieranno a sbocciare richiedendo la massima cura e a sbocciare, quell'estate, non sono solo i fiori, ma anche quel semplice e tenero sentimento che si chiama amore, mentre l'esame della maturità è sempre più vicino. Poi c'è Adelchi, un ragazzo "orsacchiotto" tutto versi e poesia, uno di quelli che sembrano aver sbagliato epoca e affascinano sempre i loro interlocutori. C'è la zia di Agnese ancorata ai suoi ideali di alta borghesia e che ancora dà importanza ai titoli come duca e conte, come quello del Conte che sembra proteggere tutto Terzi. E poi c'è lui, Marco, l'uomo che qualunque donna vorrebbe avere al suo fianco ma che rimane distante e impenetrabile.

Si andava dal giallo deciso dei fiori di tarassaco a quello più leggero dei ranuncoli, fino alla sfumatura fluo della colza, vero shock per gli occhi.Poi il bianco delle margherite, tutte le sfumature del rosa dei viali fioriti (dal confetto al fucsia), i colori tenui delle magnolie giapponesi che mostravano la loro leggiadria al di là dei cancelli e muretti. Primule e viole del pensiero nei giardini e sui davanzali. Di nuovo i rosa e i bianchi delle piante da frutto in fiore.E la forsizia, la prima a riempire di sole gli angoli di corti e giardini.

Tutta colpa della mia impazienza è un romanzo che è una boccata d'aria fresca per i lettori che vogliono prendere un bel respiro profondo, ma anche per quelli che come me hanno avuto un'anticipazione della primavera con l'ultimo romanzo di Virginia Bramati. Infatti l'autrice ha questa grandissima e notevole capacità di saper evocare, attraverso le sue descrizioni, la natura che si risveglia. Ed è un attimo che si sente l'erba solleticare le gambe e il fresco degli abiti floreali addosso, un attimo e si sente l'aria piena di pigrizia durante i pomeriggi caldi, l'odore dell'estate nella sua più affascinante manifestazione e, sì, è un attimo e si è lì, nella provincia lombarda che mai abbiamo visto ma che conosciamo come se ci fossimo stati. Questo è il punto forte del romanzo di Virginia Bramati che con la storia di Agnese, la sua crescita personale, un mistero da risolvere e un segreto da svelare, si supera trattando temi delicati senza essere mai pesante, anzi, leggerezza è il suo secondo nome, ma senza essere nemmeno superficiale. Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato) è quel libro che tutti noi vorremmo leggere per abbandonare il qui e il adesso per viaggiare con la mente nella maniera più spensierata possibile grazie ad uno stile ed una scrittura che più scorrevoli di così non si può.

martedì 4 aprile 2017

Riepilogo mensile di marzo


Buongiorno, amanti della lettura!
Marzo è terminato con il suo brutto tempo dopo averci dato l'illusione di una primavera anticipata. Questo è il periodo che più preferisco dell'anno perché mi innamoro ciclicamente della primavera: sono con la testa sulle nuvole, sono sempre felice e succede sempre qualcosa che cambia la mia vita. Amo questi mesi e il risveglio della natura, come amo prendermi molto tempo per me stessa e dedicarlo a ciò che mi fa sentire bene. In primis leggere, leggere tantissimo. Ecco qui le prove del mio marzo letterario.

 


Avevo alte aspettative su L'ultimo dipinto di Sara de Vos, sperando che fosse come La ragazza delle fragole. E invece alla fine l'ho trovato "troppa arte, poca trama" oltre che un po' noiosetto.
Vicini alla terra è uno di quei libri che sciolgono il cuore anche al più insensibile degli animi.
La memoria dell'acqua è stata una lettura lampo di una domenica mattina uggiosa: una graphic novel carina e perfetta per gli amanti del paranormale.

 

La fragilità delle certezze è stata una bellissima lettura che mi ha fatta riflettere molto sull'alternarsi delle generazioni oltre a farmi fare degli interrogativi sul nostro futuro di giovani italiani.
Il segreto di Leila è stata una lettura angosciante perché è impossibile non arrabbiarsi, commuoversi e indignarsi di fronte alle atrocità psicologiche e fisiche che certe persone subiscono in alcune aree del mondo.
Banche: possiamo ancora fidarci? è un saggio economico molto interessante che mi ha fatto rivalutare Federico Rampini come scrittore.

 

Finalmente noi è assolutamente una di quelle letture che nessuno di noi, o almeno credo, vorrebbe fare.
Golda ha dormito qui, invece, è uno di quei libri che tutti dobbiamo leggere per approfondire meglio la questione politica tra Israele e Palestina e, soprattutto, chiedersi chi si sta riscattando nella storia a spese di un altro popolo. A presto con la recensione.
Un bene al mondo è una fiaba struggente e meravigliosa che ho amato con tutta me stessa. Ve ne parlerò meglio nella recensione.

 

Il salto è stata una lettura straziante e uno sfogo controllato e per niente drammatico di un dolore mai superato, quello della perdita.
La femmina nuda è il racconto di un'ossessione che mi ha affascinata moltissimo, complice la scrittura limpida di Elena Stancanelli. Spero di parlarvene presto nella recensione.
Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore sbocciato) è stata uno quelle letture che portano una ventata di aria fresca oltre che tanta voglia di primavera e di innamorarsi. A presto con la recensione.
Nel giardino dell'orco, infine, è un libro da cui mi aspettavo di più: più passione, più pathos, più soddisfazione. Ve ne parlerò meglio nella recensione.
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Un mese ricchissimo che non credo replicherò per via dello studio e di altri progetti che vorrei seguire senza sovraccaricarmi, ma che mi rimarrà impresso per delle bellissime letture come Un bene al mondo e Il salto. Quali sono invece le vostre migliori letture di marzo? :)
Un abbraccio enorme!
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