martedì 21 marzo 2017

Recensione: Il segreto di Leila di Kooshayr Karimi

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi parlo di un libro a cui tengo in modo particolare perché lo reputo come un'arma contro l'ignoranza, anche se Il segreto di Leila non è solo questo.


Titolo: Il segreto di Leila. Un medico coraggioso
sfida i tabù nell'Iran del fondamentalismo
Autore: Kooshayr Karimi
Editore: Giunti Editore
Prezzo: €18.00
Data di uscita: 8 giugno 2016


Trama:
Leila si presenta al dottor Karimi nel suo ambulatorio di Quchan, una città della provincia iraniana, quando nascondersi non le è più possibile. A lui basta uno sguardo per capire che la ragazza è già all'ottavo mese di gravidanza e che esiste un solo modo per salvarla. Non è la prima volta che il dottore aiuta una donna che rischia la lapidazione. Lo fa da anni mettendo in pericolo se stesso e la propria famiglia, lo fa perché antepone la vita all'onore e perché ha imparato, dalla strada che lo ha cresciuto, a occuparsi degli ultimi. Con ferrea volontà è diventato medico, ha scoperto i libri e ha imparato ad amarli. Proprio come Leila, che ha cominciato da autodidatta e in completa clandestinità a conoscere la letteratura. Sognava l'università, per non arrendersi al destino, già scritto per lei, di moglie senza amore. Ora chiede disperatamente aiuto: in pericolo non ci sono le sue aspirazioni, ma la sua vita e quella del bambino che porta in grembo. Nell'incontro, in quelle drammatiche circostanze, il dottore e la ragazza scoprono un'affinità, stringono un legame profondo, che li renderà indimenticabili l'uno per l'altra. Molti anni dopo, rifugiato politico dall'altra parte del mondo, il dottor Karimi ha deciso di raccontare la propria storia e quella di Leila in questo libro a due voci.


Recensione:
Quanta fatica che ho fatto per leggere Il segreto di Leila, quanta angoscia che ho provato a leggere, ancora, della non-vita che conducono le donne dell'Iran. Il paese nel mirino dell'Occidente per tutti quei diritti umani violati e in continua repressione, l'Iran che pratica la lapidazione e la condanna a morte per donne adultere, donne che perdono la verginità prima del matrimonio, uomini che anch'essi tradiscono la moglie, dove si condanna all'impiccagione l'omosessualità e dove è permesso che le donne siano schiave degli uomini a cui appartengono: padri, fratelli e per il resto della vita anche dai mariti. Il libro del dottor Karimi è sconvolgente anche per una come me che sente e vede tutto questo di continuo nei media arabi, eppure ogni volta è come se fosse la prima. Fa rabbia leggere di queste vicende reali, sebbene ogni tanto modificate o usati nomi falsi, perché ci si rende conto anche della contraddizione che questo paese vive e che viene sempre legato all'islam, quando con questa religione non ha nulla a che vedere. Noi che abbiamo la possibilità di leggere e di recarci nelle biblioteche dovremmo informarci per capire esattamente di cosa parliamo e smettere di credere e cadere nel terrore che i media occidentali trasmettono ogni giorno nei nostri TG serali.

Non c'è spazio per la tolleranza in una società dove il valore di una persona è giudicato in base alla fede e al genere. Alle donne è proibito cantare, ballare e scoprire i capelli in pubblico. Non hanno il diritto di divorziare, né di rendere una testimonianza in tribunale. Governi religiosi del genere sono l'espressione politica dell'ignoranza.

Di sicuro in Iran le donne non possono leggere e, infatti, nel libro di Karimi la giovane protagonista una volta al mese ha il permesso di recarsi assieme alla sorella maggiore in biblioteca e tornare a casa con un libro da leggere di nascosto. Ma Leila non vuole solo questo: lei sogna un paese in cui può studiare e diventare un'insegnante, sogna di potersi togliere il chador e sentire l'aria sul viso, sogna di poter essere libera di sorridere per strada, di parlare e guardare un uomo negli occhi senza avere timore di essere punita per questo, sogna di provare quello che ogni essere umano desidera: l'amore, sogna di vivere, semplicemente. Ed è grazie ai libri, grazie alla sue emotività, al proibito che spinge a fare quel che non si deve, che un giorno si innamora. Un fattaccio che cancella il modo con cui guarda il mondo, sopprime la sua ingenuità mentre il pensiero della morte le fa visita sempre più spesso. Sarà proprio questo fattaccio a far incontrare Leila e il dottor Karimi, a far sì che si riconoscano, loro due che amano la letteratura e sognano un paese libero. Soprattutto Karimi che nel suo piccolo decide di reagire al fondamentalismo facendo interventi illegali a donne disperate che vogliono abortire o che vogliono ricostruire la loro verginità.

Dopo aver ascoltato la storia di Leila, mi è sembrato quasi che io e lei avessimo contratto un matrimonio di angoscia e tristezza, un legame rituale che ha lasciato un po' del suo sangue nelle mie vene, e un po' del mio nelle sue.

Storie come questa, di Leila e del dottor Karimi, hanno un finale comune che non è assolutamente lieto. In realtà non lo è mai ovunque si trovi oppressione e fondamentalismo, dove la liberà ha un costo ben preciso che è la vita. Il segreto di Leila è un libro non fiction che più duro e crudo non può essere, ogni pagina è un pugno nello stomaco, un colpo al cuore, un mucchio di emozioni che fanno a botte: rabbia, tristezza, angoscia, indignazione. Un libro che si divora nonostante tutto, ma da leggere quando si è rilassati e liberi da preoccupazioni e pensieri per la testa, altrimenti si rischia di non apprezzarlo appieno, di provare solo un'angoscia infinita. Il segreto di Leila è un libro di quelli che tutti devono leggere per aprire gli occhi e, anche se ci sentiamo impotenti, realizzare di essere liberi e sfruttare al meglio questa libertà, questa democrazia della persona che tutti abbiamo, la possibilità di scegliere e di decidere.

Siamo come due corpi e un'anima, io e lui, entrambi soli in una terra straniera alla ricerca di qualcosa, nel tentativo di capire cose che non sembra abbiano molto senso.

venerdì 17 marzo 2017

Recensione: La fragilità delle certezze di Raffaella Silvestri

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione sul raffinato e bellissimo La fragilità delle certezze di Raffaella Silvestri.


Titolo: La fragilità delle certezze
Autore: Raffaella Silvestri
Editore: Garzanti Libri
Prezzo: €16.90
Data uscita: 23 febbraio 2017


Trama:
Milano. Anna ha trent’anni e da sempre si sente fuori posto. Fuori posto al liceo e all’università che ha frequentato. Fuori posto nella sua famiglia, dove l’hanno sempre fatta sentire ingrata e inadeguata. Fuori posto nella sua relazione con un uomo più vecchio di lei, Valerio, il suo professore di teatro e attore famoso che si fa vivo solo quando vuole lui. Fuori posto a Milano, la città dei vincenti. Fuori posto anche con sé stessa, come se niente potesse cancellare un evento che ha segnato la sua adolescenza. Eppure, nonostante le sue insicurezze e le sue paure, Anna è tenace nell’andare avanti ed è riuscita ad avviare una startup di successo. Teo è il socio di Anna, un trentenne che sembra aver avuto tutto dalla vita e che ha deciso di scommettere sul suo futuro. Dopo la laurea in Bocconi e una carriera rampante, Teo ha abbandonato il pensiero muscolare al quale era stato addestrato nell’azienda in cui ha lavorato. Tra loro nasce qualcosa di impalpabile, che serpeggia nell’elettricità che pervade ogni loro conversazione. Sono divisi da quella che sembra una differenza inconciliabile, eppure devono affrontare insieme le difficoltà quando la loro startup viene travolta da un tracollo finanziario. E la loro personale battaglia si intreccia indissolubilmente alla storia italiana che, dopo aver promesso una crescita culturale, sociale ed economica che non ci sarebbe mai stata, ha dato tantissimo a una generazione, ma ha tolto tutto a un’altra. Il passato e il futuro sono le due forze che spingono Anna e Teo ora verso la rassegnazione, ora verso quella pericolosa parola che è «speranza». La speranza di due anime tradite che nonostante tutto combattono.


Recensione:
Un ossimoro sulla copertina, come poteva non affascinare una come me che i libri li sceglie in base al titolo? Eppure ero titubante, vuoi perché io i trenta non li ho ancora compiuti, vuoi perché non volevo guardare in faccia al mio futuro, non sapevo se dare un'occasione al secondo romanzo di Raffaella Silvestri. Alla fine ho ceduto, perché è l'unica cosa che si fa per darsi pace nella letteratura: abbandonarsi alla tentazione. E, alla fine, il libro di questa talentuosa autrice italiana mi è entrato nel cuore con la prima pagina, e me ne ha rubato un pezzo con l'ultima.
Letto lentamente, perché condensato del male di vivere di una generazione abbandonata a se stessa, La fragilità delle certezze pare proprio una denuncia di una società che ormai conosce solo quel modo di vivere. Tutti quei giovani che dovevano essere il riscatto dei genitori, reduci da un mare di sacrifici per garantirsi una vita da benestanti; tutti quei giovani che sono degli investimenti che devono portare a dei ritorni, tutti quei giovani che scelgono i loro percorsi di studi pensando in termini economici: scegliere l'università che in poco tempo, dopo essersi laureati, possa rimborsare le spese sostenute. Non importa se si diventa degli squali, come Teo, che lui non affronta il problema, affronta i temi: una cosa forse insegnatoli alla Harlington, forse per non creare il panico nei clienti, forse perché davvero ha tutto sotto controllo. Non importa neanche se Anna a trent'anni conosce una dipendenza che forse è meglio del panico della vita.

D'altra parte, proprio ai tempi in cui questi figli facevano l'università - avendo più o meno assorbito e ascoltato i suggerimenti dei genitori - era scoppiata la crisi economica più grande di sempre, più grande ancora ancora d quanto loro ai tempi potessero comprendere o immaginare.None era scoppiata, veramente, perché non c'era stato nessun botto, nessun rumore eclatante. Si era più che altro diffusa, come un contagio, sotto forma di immobilismo, di crescita zero, di incertezza. Le lauree utili poco tempo dopo, avrebbero perso la loro garanzia di utilità.

Si tratta di esistenze giovani, esistenze che dovrebbero conoscere solo la gioia e la luce dei sogni, la serenità di avere delle speranze che non assomiglino a delle illusioni. Si tratta dei giovani italiani dimenticati dallo Stato, si tratta del futuro dello stesso, senza radici, disorientato, che conosce solo la precarietà. La precarietà nel lavoro, la precarietà causata da un presente dove la stabilità sembra un vocabolo ormai privo di senso. Lo sa bene Anna, bella ma trascurata, che da anni è vincolata da Valerio che i suoi anni non li ha più, ma che rimane ancorato alla protagonista e come una sanguisuga si ciba della sua giovinezza, lui che ormai la sua vita l'ha già fatta. E lei, incapace di reagire perché ogni reazione è priva di eco, cade nel vuoto di una società e di un governo sordi.

E ad un tratto le pare di non aver mai desiderato davvero niente di diverso nella vita, se non di essere lasciata in pace, dagli altri, dagli obblighi, dalle responsabilità di crearsi un futuro da persona adulta: un futuro stabile, indipendente, fatto di lavoro e di fatica e di giusto guadagno come era già il presente dei suoi genitori. Da quanto tempo sentiva questa pressione? Quand'è cominciata? Le pareva di averla avuta addosso da sempre.

La fragilità delle certezze è un romanzo corale che alterna passato e presente, dove questi solo alla fine sembreranno incrociati in maniera indissolubile; un romanzo con poca trama ma che è un viaggio nell'essere di Anna, Teo e Valerio. La fragilità delle certezze, scritto in modo così elegante e sofisticato, non per tutti e che richiede attenzione e concentrazione, è un libro introspettivo che nel mio caso ha superato le aspettative regalandomi delle pagine intrise di emozioni che, anche se sono ancora lontana dagli enta, mi sono familiari e la consapevolezza di questo mi ha resa malinconica, come se non ci fosse un futuro diverso e migliore, come se le certezze fossero davvero frangibili. Ma una volta chiuso il libro e aver fatto decantare qualche ora ho invece realizzato che la vita va avanti, l'importante è non perdersi dentro se stessi, liberarsi di tutti quei pesi che condizionano la nostra visione apocalittica di futuro, l'importante è non farsi succhiare via la vitalità e i sogni. Soprattutto loro, i sogni.

Come se il mondo fosse fatto di tormentatori e lei dovesse scansarsi, sopravvivere, sopportare, reagire. Fatica. Energia.

mercoledì 15 marzo 2017

Recensione: La memoria dell'acqua di Mathieu Reynès e Valérie Vernay

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo qualcosa di diverso dal solito parlandovi de "La memoria dell'acqua", una graphic novel cupa con un pizzico di paranormale, nella quale gli occhi del lettore vengono immersi in un blu che, a seconda delle emozioni da trasmettere, assume tantissime sfumature.


Titolo: La memoria dell'acqua
Autore: Mathieu Reynès e Valérie Vernay
Editore: Tunué
Prezzo: €16.90
Data di uscita: 2 febbraio 2017


Trama:
Nell'isoletta dove si è appena trasferita con la mamma, Marion può dare sfogo a tutta la sua curiosità esplorando ambienti per lei del tutto nuovi. Ma cosa sono quelle strane rocce scolpite? E l'inquietante guardiano del faro? Che c'entrino qualcosa le vecchie leggende locali?


Recensione:
Marion è una ragazzina pacata che sostiene la madre nella sua decisione di tornare nella vecchia casa della nonna, per lasciare il passato alle spalle e cominciare daccapo una nuova vita lontano dalla città e, soprattutto, da una padre che ha una crisi di mezz'età. Mentre il trasloco sta avvenendo Marion, con il suo carattere avventuroso, parte alla scoperta dell'isoletta che sarà la sua casa. A colpire Marion sono delle sculture inquietanti che portano delle incisioni scalfite, e l'atmosfera si fa ancora più cupa e misteriosa quando la piccola protagonista inizia a fare domande ai cittadini e ai pescatori, i quali non fanno altro che parlare della grande tempesta che mise in ginocchio la loro isoletta molti anni prima.

Mentre Marion cerca di collegare le parole delle persone coi i fatti realmente esistiti, si sente raccomandare di non avvicinarci al vecchio Virgil, il custode del faro. Però Marion è coraggiosa quanto testarda e più volte si scontrerà con quest'omone all'apparenza scorbutico e dagli occhi infinitamente tristi. Sarà lui a guidarla nella sue ricerche, ma allo stesso tempo sarà la piccola a cambiargli la vita, mentre l'isoletta si vede preoccupata perché non si riesce a pescare nemmeno un pesce e il vento si fa più forte e minaccioso.

In un'atmosfera inquietante, enigmatica ed oscura, si assiste all'evolversi del paranormale, al manifestarsi di un'antica maledizione che cambierà la vita di tutti i personaggi. Parte rilevante nella trasmissione di inquietudine, cupezza e mistero sono le immagini scure, decise e cariche, alcune delle quali ispirate e paesaggi realmente esistiti e frutto di viaggi da parte degli autori. Immagini, sì, prive di troppi dettagli ma che in alcune parti immergono gli occhi in quel blu e in tutte le sue sfumature.
La memoria dell'acqua è una graphic novel consigliata a tutti gli amanti del paranormale e a quelli che preferiscono i finali senza compromessi.

lunedì 13 marzo 2017

Recensione: Vicini alla Terra di Silvia Ballestra

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione su Vicini alla terra, lettura che tocca in profondità l'emotività di ogni lettore e persona.


Titolo: Vicini alla terra. Storie di animali e di uomini che
non li dimenticano quando tutto trema
Autore: Silvia Ballestra
Editore: Giunti Editore
Prezzo: €12.00
Data di uscita: 15 febbraio 2017


Trama:
"Vicini alla Terra" è il nuovo libro di Silvia Ballestra che racconta le storie di veterinari e volontari che negli ultimi mesi del 2016 si sono dedicati al salvataggio degli ultimi, gli animali smarriti e bisognosi, dopo il terremoto che, con le sue scosse, ha devastato la campagna appenninica del centro Italia. Questo romanzo-reportage si sviluppa attraverso le storie di salvataggio degli animali che lo abitano. Infatti, dalle scosse di agosto 2016 l'ENPA, l'Ente nazionale protezione animali, è stato sul campo, per salvare e recuperare gli animali che con la loro presenza contribuiscono a tenere in vita le campagne dell'Appennino: cani, gatti, mucche, cavalli, pecore, galline... E Silvia Ballestra ha voluto raccontarci uno spaccato del loro operato. Sono storie semplici ma fondamentali che ci ricordano l'importanza degli ultimi, di non dimenticarsi nessuno degli abitanti fieri e sfortunati che abitano la nostra terra, perché nelle tragedie è solo rimanendo vicini alla terra che riporteremo alla vita ciò che è stato distrutto.


Recensione:
Norcia, Arquata, Castelluccio, Muccia, Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto non esistono più e i media ormai non li chiamano più per nome, ne parlano con "là dove la terra trema", non esiste più neanche il loro nome. Borghi che per giorni sono stati vittime della terra implacabile, mentre le persone perdevano le loro case, i loro cari, le loro vite ordinarie dove con ordinarie si intende quella normalità che spesso aborriamo. Nel libro di Silvia Ballestra si dà voce a queste vite che sanno di rassegnazione e di una speranza ormai spenta, si dà voce a tutte le persone che hanno perso tutto e il cui primo pensiero, nel sapere di non aver e più nulla, va ai loro piccoli amici a quattro zampe. Sono in particolare gli anziani a chiedere dei loro cani e gatti, compagni di vita, supporto alla loro emotività, sollievo dai loro malesseri. Ma non solo, come il giovane Claudio che a solo ventuno anni non ha più una famiglia e, disperato, ha chiesto di trovare il suo cane, almeno lui, gli rimane solo lui.

Gli amici animali che sopravvivono sono una piccola consolazione, un piccolo sollievo: un ricordo di chi non c'è più ma a quelle bestiole teneva tantissimo.

Cani e gatti, ma non solo, perché l'ENPA si è occupata di salvare e recuperare anche pecore, maiali, galline, mucche, uccelli, tartarughe e pesciolini. Con le poche risorse che l'ente ha e con l'aiuto di quei volontari che si sentivano impotenti di fronte al crollo dei borghi, l'ENPA è stato sul campo quanto i Vigili del Fuoco, perché è vero che la precedenza va data alle persone sotto le macerie, ma è vero anche che spesso gli animali, domestici soprattutto, sono un tutt'uno con queste persone e diventano la ragione per cui andare avanti. Per non parlare, poi, di tutti quei cani che hanno collaborato nell'estrazione dalle macerie delle persone in difficoltà.

- Anche per gli animali il terremoto è un dramma. Come gli umani muoiono, perdono i propri effetti, rimangono feriti, impauriti. - dice l'Enpa. Qualcuno può negarlo?

Vicini alla Terra di Silvia Ballestra è un libro che arriva alla sensibilità di ogni lettore e di ogni essere umano, è stato capace di farmi commuovere più volte e di emozionarmi per tutte le sue centoquaranta pagine. Mi ha emozionata Ulisse, il setter nero, i gatti in cantina, Mariolino che prima ancora del terremoto viveva a stenti per colpa di un padrone senza scrupoli, il gattone bianco Timmi che girando senza la coda ha fatto innamorare anche un burbero padre. Mi hanno emozionata anche quegli anziani che chiedono dove andranno, cosa faranno; come mi hanno emozionata quelle famiglie che si vergognano a dire che dove sono stati sistemati non hanno il bagno. Vicini alla Terra è una panoramica completa e veloce su quello che per mesi ci ha riempito le orecchie, con un particolare focus sugli animali che non dimenticano chi li ha amati e sulle persone che ricambiavano e ricambiano quell'amore.

Gli animali sono vicini alla terra, le persone che si occupano di animali sono vicine alla terra. Non abbandonano, si prendono cura di paesi, borghi e intere montagne.

venerdì 10 marzo 2017

Recensione: Sembrava una felicità di Jenny Offill

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione sul bellissimo Sembrava una felicità di Jenny Offill, libro che non è per tutti, ma che potrebbe conquistare chi sa leggere tra le righe.


Titolo: Sembrava una felicità
Autore: Jenny Offill
Editore: NN Editore
Prezzo: €16.00
Data di uscita: 19 marzo 2015

Trama:
Sembrava una felicità è il ritratto di una donna, ma è soprattutto una riflessione sui misteri dell’intimità di coppia, della fiducia, della felicità e dell’amore. L’eroina creata da Jenny Offill, prima io narrante poi “Moglie”, si confronta con una serie di eventi felici e di catastrofi – le ambizioni personali in stallo, la scoperta dell’altro, la nascita di una bambina, il proprio ruolo di moglie, amante e madre, e infine il tradimento del marito.Con un linguaggio che brilla di arguzia e feroce desiderio, Jenny Offill ha realizzato una storia d’amore venata di suspense che ha la velocità di un treno che sfreccia nella notte a tutta velocità.Sembrava una felicità è un romanzo da divorare in una sola seduta, anche se le intuizioni e le meditazioni che propone continuano a emozionare nel tempo.


Recensione:
Una donna la cui unica ambizione era il lavoro e la cui unica aspirazione era la scrittura, il cui scopo era quello di diventare un mostro dell'arte; una protagonista senza nome ma complicata forse a causa di un passato e di amori deludenti che l'hanno segnata tanto da decidere di non innamorarsi più. Eppure, alla fine, cade in amore, come dicono gli inglesi, cade perché forse non è vera quella cosa che quando ci si innamora ci si sente con i piedi sollevati in aria che non toccano terra, forse si cade perché l'amore non è altro che l'illusione di una felicità perfetta. Ed è questo che desidera la protagonista di Jenny Offil, che diventa prima moglie e poi madre, mentre sullo sfondo una New York sembra celare pericoli ad ogni angolo per quella bambina che tanto fa paura alla madre, mentre la vita quotidiana è fatta di gioie e di dolori, di risate e di lacrime, di paura e di spensieratezza, mentre l''ombra della perdita è anche ingombrante nella vita casalinga della piccola famiglia americana.

Per anni ho tenuto un post-it sopra la mia scrivania: "Pensa al lavoro non all'amore!". Sembrava una felicità più consistente.

Si tratta di vita. Si tratta di vita ordinaria, quella di tutti noi. La stessa che alle volte ci porta al sacrificio, anche della nostra persona, alle frustrazioni che derivano da questa scelta, perché come dice Offill non saremo mai quello che abbiamo sempre immaginato di voler essere. Come la felicità perfetta non esiste, va e viene, è della somma di tante piccole infelicità. Il risultato potrebbe essere anche una solitudine irrazionale che porta paura nel buio della notte, tanto da dove controllare se il cuore del consorte batte ancora, il che è anche una misura dell'amore stesso verso di lui.
Solitudine e paura si amplificano ancora di più quando il corpo pesante e scomodo del tradimento si imbatte nella loro già traballante vita famigliare.

C'è ancora un vuoto nel mio cuore. Pensavo che amare tanto due persone lo avrebbe riempito.

Sembrava una felicità è così: profondo, malinconico, delicato e appassionante come solo tutto ciò che è fortemente emotivo sa essere. Scritto come se fosse un diario, come un'inarrestabile flusso di coscienza, si divide tra citazioni letterarie, risultati di ricerche scientifiche e pensieri sconnessi ed irregolari, tutti raccolti abilmente dalla penna sagace di Jenny Offill e dalla sua prosa poetica capace di stregare il lettore e portarlo a leggere Sembrava una felicità con fame e amore.

Fa girare la testa, questa felicità.

mercoledì 8 marzo 2017

Recensione: L'ultimo dipinto di Sara de Vos di Dominic Smith

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione su L'ultimo dipinto di Sara de Vos, la cui trama rimane un sottofondo a quella è l'arte come passione totalizzante. Non sarebbe stato male se la seconda non si fosse presa tutta l'attenzione, però.


Titolo: L'ultimo dipinto di Sara de Vos
Autore: Dominic Smith
Editore: Giunti Editore
Prezzo: € 16.00
Data di uscita: 22 febbraio 2017


Trama:
Amsterdam, 1635: siamo in pieno Secolo d'oro e Sara de Vos è una delle pochissime donne che dipinge in esterno. Da quando la sua bambina è stata portata via dalla peste, c'è un'immagine precisa che la ossessiona: una ragazza a piedi nudi nella neve, al crepuscolo, che sul limitare di un bosco di betulle osserva i pattinatori su un lago ghiacciato. New York, 1957: l'unico dipinto sopravvissuto di Sara de Vos è appeso nella camera da letto di un facoltoso avvocato, Marty de Groot. Appartiene alla sua famiglia da oltre tre secoli. Mentre l'avvocato fronteggia la depressione della moglie dando ricevimenti di beneficenza nel loro lussuoso attico dell'Upper East Side, non sa che in uno spoglio appartamento di Brooklyn una talentuosa studentessa di nome Ellie sta per riprodurne una copia pressoché identica. Un gesto non privo di conseguenze che legherà in modo imprevedibile il suo destino a quello di Marty. Sydney, 2000: Ellie è ormai un'affermata storica dell'arte e sta allestendo una mostra sull'argomento che da sempre le sta più a cuore: le pittrici del Secolo d'oro. Quando si accorge che stanno arrivando due copie dello stesso dipinto di Sara de Vos, il passato la investe con una prepotenza inaspettata rischiando di mandare in frantumi la reputazione e la carriera che Ellie ha costruito con tanta devozione.


Recensione:
Un dipinto, un secreto centenario che collega in maniera sottile e sostanziale più vite, in particolare quelle di Sara de Vos e di Ellie. La prima è stata la prima donna pittrice olandese ad essere ammessa nella Gilda di San Luca del paese, donna mite e di grande forza, cerca di superare il dolore della perdita della figlia e di affrontare anche i conti in rosso che rischiano di far perseguire lei e il marito. Il dolore del lutto, però, si riversa nel dipinto "Al limitare del bosco", ultima opera attribuita alla pittrice. Circa trecento anni dopo, in un appartamento lurido e disordinato, Ellie guarda le foto del quadro che da anni appartiene alla famiglia dei De Groot, commissionata a farne una replica falsa. Per egoismo, per ego, per riscattarsi come donna pittrice, Ellie non pensa alle conseguenze che le sue pennellate provocheranno; non sa neanche che il legittimo proprietario del quadro la rintraccerà e la farà cadere nella sua trappola. Si può vivere in molti modi, ma non con il rimorso. E il rimorso non passa con il tempo e, così, anni dopo Ellie e Marty si incontreranno nuovamente e sarà l'ora per entrambi fare conti con il loro passato.

E' incredibile che i due dipinti siano coesistiti per quasi mezzo secolo, come un pianeta e il suo satellite. Nel corso degli anni sono state scoperte poche altre opere firmate de Vos, una delle quali autenticata proprio da Ellie, ma Al limitare del bosco è sempre rimasto un gioiello della corona.

Il libro di Domenic Smith, frutto di numerosi studi e ricerche, alterna la narrazione in tre spazi temporali senza disorientare il lettore: una volta siamo nella bellissima e colorata Olanda del Seicento con Sara de Vos, donna tormentata che alla fine non si perde mai d'animo; una volta, invece, siamo nella New York degli anni Cinquanta nell'alta borghesia a cui appartiene Marty de Groot e anche nel vecchio appartamento di Ellie mentre è occupata all'abbandono verso l'arte che tanto ama; ed infine, ancora una volta, siamo nella calda Sydney del 2000 con Ellie ormai anziana pronta a prendersi le responsabilità dei suoi errori.

L'ultimo dipinto di Sara de Vos è caratterizzato da una scrittura elegante e dal linguaggio quasi ricercato, e non a caso affermo con certezza che il libro è il risultato di numerosi e approfonditi studi e ricerche, perché mentre le pagine scorrono velocemente si ha come l'impressione che al centro del romanzo non ci sia una storia e la sua trama, bensì l'arte. L'arte nelle sue numerose descrizioni suggestive piene di fascino, le quali sembrano poi pennellate decise e senza esitazioni nella mente del lettore, tuttavia, però, alla lunga anche un'amante dell'arte come me si è sentita annoiata mentre la storia dei personaggi, in secondo piano ormai, risulta essere priva di coinvolgimento da parte del lettore, povera di empatia con quei personaggi che sembrano solo una esile bozza rispetto alle pennellate date dalle descrizioni dei paesaggi e dell'arte in generale, semplici sconosciuti di cui rimane poco con un finale che sfiora la banalità. In conclusione, L'ultimo dipinto di Sara de Vos mi ha sicuramente affascinata dal punto di vista artistico e se mai ci sarà una mostra d'arte sulla pittura olandese non me la perderò, ma il libro è uno di quelli che invece si dimenticano ben presto.

Sente tutto questo intorno a sé, un altro tempo in un'altra città. E' passata una vita, ma è lì che è cominciato tutto, è lì che le lampade sono state accese e le tende tirate. Ellie la falsaria doveva affondare lì le sue radici, ma dove?

lunedì 6 marzo 2017

Geeko Editor: un salotto letterario nel web 2 .0


In Italia esistono più di quattromila case editrici e sembra quasi una pazzia che ne nascano altre in un paese dove i cittadini non sono proprio dei lettori forti ma non la è se si tratta di case editrici innovative. Ed è con enorme piacere che oggi vi parlo di Geeko Editor una startup, ed un progetto in cui credo molto, nel campo editoria digitale. La neonata casa editrice, mossa con entusiasmo e grande passione dal suo staff, si definisce innovativa perché vuole essere mezzo di incontro tra autori e lettori, focalizzando la maggior parte del loro operato nella socializzazione e nella condivisione. Così scrittura e lettura si incontrano come in un tradizionale salotto letterario ai tempi dell'era digitale coinvolgendo un pubblico giovane e digital friendly.


Tra le tante attività che Geeko Editor svolge, tra cui l'erogazione dei servizi professionali per gli autori e l'organizzazione di concorsi letterari per questi ultimi, la casa editrice offre un nuovo modo di selezione delle opere che vedranno la luce; la selezione, infatti, avverrà dal confronto fra autori e lettori all'interno di una piattaforma molto social: saranno gli utenti a decidere la linea editoriale.
Geeko Editor, quindi, sembra non dare rilevanza al numero delle case editrici presenti nel nostro paese, lanciandosi in un progetto audace che sicuramente darà i suoi frutti e grandi soddisfazioni a tutti gli interessati, i quali possono sostenere la casa editrice su Eppela dove Geeko Editor lancerà un crowdfounding domani martedì 7 marzo.
Geeko Editor è un progetto nuovo, innovativo, fresco e giovane, in un periodo storico dove il lavoro si deve creare e non cercare, in un mondo in cui la letteratura può essere ancora la nostra salvezza anche se in continua evoluzione; un progetto che invito a leggere, conoscere e supportare sul sito web oppure sul blog della neonata realtà editoriale.

giovedì 2 marzo 2017

Riepilogo mensile di febbraio


Buongiorno, amanti della lettura!
Il breve ma intenso febbraio è finito e di questo mese mi rimarrà un brutto ricordo, purtroppo. Sono stata poco bene da tutti i punti di vista: mi sembra di aver fatto degli enormi passi indietro senza motivo, mi sembra di piegarmi senza poter reagire se non ignorare i fatti che mi inquietano pur di andare avanti, seppur illudendomi che sia così. Per la prima volta, poi, mi sento come se dovessi affrontare questo peso da sola perché nessuno potrebbe capire, nessuno potrebbe aiutarmi, perché apparentemente è tutto così perfetto. Febbraio è sempre stato un mese un po' così negli ultimi anni, ma sono fiduciosa per il prossimo anno in una maggiore serenità.
Certo è che per i libri non posso lamentarmi perché ho avuto così tate belle letture che sono così felice!


Leggero come una piuma, La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola è un inno all'ottimismo e alla positività; arme necessarie per prendere le redini della propria vita se questa non ci soddisfa. Ve ne ho parlato in maniera scanzonata nella recensione.


Anche noi l'America è entrato a far parte dei miei libri preferiti in assoluto: perché è meraviglioso, perché la storia dei protagonisti non può non essere anche la nostra. Ve ne ho parlato in maniera sentita nella recensione.


La mia vita è un paese straniero è un libro parla della guerra con poesia e non lascia assolutamente indifferenti. Ve ne ho parlato meglio nella recensione.


Convalescente e esaurita dalla sessione d'esami, 41 perché di dubbio interesse è stata una boccata d'aria fresca in una serata in cui l'attenzione per fare altro era meno di zero. Ironico, divertente, nulla di che, sul blog non credo che arriverà mai.


Il nido di Tim Winton è un libro impegnativo ma ne vale assolutamente la pena: complesso, introspettivo, narrato e vissuto con disillusione e disamore verso la vita. Bellissimo! Ve ne ho parlato meglio nella recensione.


Sembrava una felicità mi è capitato tra le mani per puro caso, e non l'ho più mollato: poetico, apparentemente senza senso e confusionario risulta non essere adatto a tutti, ma per chi lo capisce e riesce a leggere tra le righe, ad andare oltre quei continui capoversi, è una lettura bellissima. Ve ne parlerò presto e in toni entusiastici.


Mi prometto di leggere da mesi l'ultimo libro di Anna Premoli e finalmente, in cerca di relax, è arrivato il suo momento. E' solo una storia d'amore sinceramente mi è piaciuto meno degli ultimi romanzi, L'amore non è mai una cosa semplice e L'importanza di chiamarti amore , ma rimane comunque una lettura divertente e scacciapensieri. Presto vi dirò la mia opinione al riguardo.
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E voi, amanti della lettura? Ditemi che anche voi avete letto solo libri belli che vi hanno fatto battere il cuore a mille. E quali? Magari è un libro comune?
Vi abbraccio :)
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