All'università ho imparato più dei concetti

Sono sempre stata diversa dai miei coetanei e ho sempre invidiato la loro spensieratezza, fulcro di molti miei pensieri e molte sere in solitudine a promettermi di lottare sempre per tutto quello che avrei voluto, quelle piccole cose che i miei coetanei facevano e davano per scontate ma di cui io ho imparato ad apprezzare il vero valore, come l'università. Che è vero, proprio piccola non la è ma per me non era assolutamente nemmeno scontata dato che fino all'ultimo pensavo che non l'avrei mai frequentata.
All'università, esperienza unica e decisamente indimenticabile, ho imparato a fare le registrazioni contabili, quali sono le leve del marketing e come funziona un mutuo; ma tutti i manuali studiati, le notti insonni sui libri, l'ansia pre-esame, i crediti conquistati e la laurea ottenuta, non varranno mai quanto quello che ho imparato di reale, di vero e di concreto, quello su cui nessuno ci valuta o ci interroga: le variabili della vita.


Sfidare i miei limiti
Ogni volta che penso di aver raggiunto il massimo delle mie capacità mi sfido a spostare l'asticella ancora un po' più lontano e cercare di superarla ancora una volta aumentando la mia capacità di resistenza. Mi piace sapere di essermi portata un po' più oltre, di poter aver la possibilità di fare più cose diverse dal solito. L'università, infatti, mi ha insegnato che non esiste un limite predefinito se non quello che ci fissiamo noi: in termini di ore dedicate allo studio, di sacrifici, della paura di un discorso pubblico, dell'affrontare qualcuno che temiamo, dell'alzarsi dal letto quando l'unica cosa che si vorrebbe fare è quella di restare accucciati sotto al letto nella nostra comfort zone dove tutto è chiaro e prevedibile. Nulla, alla fine, è chiaro e prevedibile nella vita, sta proprio nella definizione della stessa e allora quei limiti che ci poniamo o che pensiamo di aver raggiunto non sono il capolinea, ma una semplice sfida da accogliere come un primo passo per un nuovo inizio.

Capire, invece, quando mollare
Ci sono però quelle volte in cui spingere sempre di più e sempre più oltre può portare allo sfinimento e all'autodistruzione. Va bene sfidarsi a migliorarsi, ma bisogna avere anche la capacità e il buonsenso di riconoscere quando è il momento di fare una pausa, di capire che quella volta davvero ci sono troppe condizioni in gioco e quel limite è veramente difficile da abbattere; occorre avere la consapevolezza che spesso volere non è potere e che, soprattutto, non si tratta di un fallimento personale ma del nostro essere umani e che spesso le circostanze della vita hanno la meglio: accettarle, abbracciarle e smettere di insistere quando si è sull'orlo di un esaurimento - emotivo, psicologico o fisico - è la cosa più matura che possiamo fare.


Non rinunciare ad amarmi
Durante il mio percorso universitario sono spesso caduta nel circolo vizioso del punto precedente e sono arrivata allo sfinimento senza neanche accorgermene. A quel punto ho visto le cose con una luce diversa, più conforme alla situazione, e mi sono detta che i voti sono voti, che le persone sono sempre le stesse, che tutte quelle questioni che mi stressavano - i conflitti in famiglia, i litigi passati, le persone perse - sono quello che sono: conflitti, litigi, passato, e che a fare la vera differenza nella mia vita sono io: io che decido di prendere le cose in un certo modo oppure in un altro. Non mi riconoscevo più perché avevo smesso di scoprire il mondo, di fare cose nuove, di fare quelle vecchie che mi facevano stare bene e che mi facevano sentire in connessione con me stessa, nel più profondo; sostanzialmente avevo smesso di amarmi e le conseguenze sono state devastanti. Niente varrà mai quanto quel momento di relax totale in cui si smette di pensare o si prova quel piacere immenso nel fare le cose che amiamo. Niente varrà quanto quel che ci fa essere quel che siamo.

Il confronto con gli altri quando diventa ossessivo
Siamo umani e tutti, più o meno, tendiamo a confrontarci con gli altri e a paragonare i nostri risultati con i loro ignorando che ci sono sempre quelle benedette circostanze che sottovalutiamo e quindi finiamo sempre per rimproverarci di non aver dato il massimo, di non essere stati abbastanza. Quante volte e quanti studenti universitari avranno fatto almeno una volta uno dei seguenti pensieri: Ho studiato un mese e ho preso un 22 , mentre Tizio ha studiato una settimana e ha preso 28. Abbiamo iniziato insieme l'uni ma Caio si è laureato e io sono ancora qui, che problemi ho?
E non pensiamo solo agli studi, ma anche ad altri ambiti e situazioni come ad esempio a quella promozione che non si è ancora ottenuta, oppure alle mamme lavoratrici che si colpevolizzano perché non sono perfette in tutto.
Ovunque andiamo e qualsiasi cosa facciamo il confronto sarà inevitabile e l'unica cosa che cambierà sarà l'intensità con il quale lo sentiamo e l'impatto che ha su di noi. Il confronto è sano quando è d'ispirazione, ma non può e non deve diventare ossessione perché ognuno di noi ha un suo percorso, ognuno di noi ha i suoi tempi, ognuno di noi è diverso dall'altro ma tutti, in un modo o in un altro, domani o tra un mese, trionfanti o esausti, raggiungeremo i nostri obiettivi.


L'ottimismo non è tutto, ma fa molto
Se ripenso al mio percorso universitario e ai suoi alti e bassi sorrido al pensiero degli ultimi esami prima della laurea, quando ho iniziato a prenderla con leggerezza e con una maggiore positività. Sorrido perché credo di aver avuto dei risultati più che ottimi con tantissimo impegno e minor fatica, il tutto grazie all'ottimismo. Ci tengo a precisare che io non sono una di quelle persone che dicono che basta volerlo e crederci davvero per ottenerlo, io sono una di quelle che se lo vuoi ti devi spaccare la schiena per prendertelo, credo nell'impegno costante e nel smettere di pensare negativamente indirizzando queste energie verso il sano e il positivo, investendole nel raggiungimento del proprio obiettivo. Spesso la positività è una determinante importante perché fa leva su quella che è la predisposizione della persona nel fare le cose: senza paure, ansie, preoccupazioni, senza immaginare le catastrofi più assurde o di essere una calamita per le sfighe dell'universo. Ecco, l'ottimismo non è tutto, ma fa molto.


Queste sono solo alcune delle cose che l'università mi ha insegnato, insieme alla pazienza, al riuscire a chiedere aiuto quando si è al limite, al saper gestire una competizione non proprio sana e tanto altro ancora.
Insomma, all'università ho imparato più dei concetti, ho imparato a conoscermi e ad adattarmi ai miei stessi cambiamenti, ad accettarli o a modellarli secondo le mie esigenze. Ho imparato, soprattutto, che se non destabilizzano non possiamo chiamarli cambiamenti.

Commenti

  1. Questo post è bellissimo come te! <3
    Ti voglio bene!

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