Vorrei che tutte le donne ballassero


Qualche notte dopo aver sognato una pioggia di stelle cadenti, ho sognato di ballare. Con addosso un fresco e corto vestito bianco, i capelli leggeri, i piedi scalzi a contatto con un terreno sabbioso e caldo dopo aver assorbito i raggi del sole per un'interna giornata, quel sole che lentamente si nasconde dietro a delle spoglie montagne. Il cielo che pian pianino si dipinge dei colori caldi, i colori dell’amore, dell’estate, dei sogni, della meraviglia. Attorno a me percepisco la presenza di numerose figure femminili che, senza volto, mi trasmettono emozioni di accettazione, di solidarietà, di fascino nascosto, di armonia e di serenità. 
Come guidata da una musica interiore e senza preavviso, comincio a ballare. Le donne mi guardano mentre io mi lascio andare senza controllo ad uno sfogo emotivo inarrestabile. Giro su me stessa, tendo le mani ad un cielo variopinto, un cielo che sembra sorvegliarci tutti, lo stesso cielo che ascolta le nostre preghiere e manda ad ognuno di noi una stella che custodisce i nostri desideri. Quel cielo che mi osserva nonostante io distolga lo sguardo per poi chiudere gli occhi e sentire con forza 
quell'energia che è il motore delle emozioni. Con euforia si scatenano e con eleganza si muovono e si esprimono. Ed è come se permettessero una connessione tra corpo, spazio e universo. Il corpo come mezzo per mettere in relazione quella profondità in cui ci perdiamo quotidianamente e che ci spaventa avvicinare. 


Io non so cosa significhi questo sogno esattamente, ma di una cosa sono sicura: vorrei che tutte le donne ballassero. In sogno o nella realtà poco importa, ma vorrei che tutte le donne si lasciassero andare, in pubblico o in privato poco importa, ma vorrei che ballassero. Vorrei che esplodessero la loro sensazione di felicità, con braccia, gambe, occhi, pance, testa e capelli. Vorrei che non avessero paura di urlare al mondo che sono felici e che sapessero che gridarlo non farà scappare via la felicità, ma che vedano in questo una manifestazione dello stato d’animo. Vorrei che tutte le donne ballassero libere di esprimere il loro potenziale, libere di essere libere. Vorrei che tutte le donne ballassero per riconnettersi con i loro sogni, per rifare le conoscenze e promettersi che si farà il possibile per realizzarli, che si farà il possibile per non abbandonarli. Per sentirsi ancora intere, per smettere di credere di essere sbagliate, che manca loro qualche pezzo, che quel pezzo non tornerà più; per credere di essere parte di qualcosa e parte di tutto. 
Vorrei che tutte le donne ballassero per scoppiare la loro creatività e ristabilire un contatto con il mondo, che toccassero con mano le infinite possibilità che hanno se solo dessero un’occasione a se stesse, alle loro incredibili capacità, alla loro magnifica imperfezione. 
Vorrei che tutte le donne ballassero per scuotere e risvegliare alcuni tratti delle loro personalità, quelli bloccati, quelli repressi, quelli nascosti per paura dei giudizi altrui, quelli di cui ci vergogniamo, quelli che crediamo siano anormali. Vorrei che tutte le donne celebrassero se stesse nella loro interezza, che si mostrassero per quello che sono senza timore. 
Vorrei che tutte le donne ballassero in cerca di nuove esperienze, nuove relazioni, nuove prospettive, nuove visioni della realtà; vorrei che si dessero una seconda possibilità; vorrei che tutte le donne ballassero per costruire la loro felicità, per darle forma e per viverla. 
Vorrei che tutte le donne sognassero di ballare, vorrei che tutte le donne del mondo ballassero e guardassero quel cielo ormai scuro e lentigginoso di stelle con sicurezza, celebrando la loro danza della felicità con assolutezza e straordinarietà.

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