Recensione: Nuvole di fango di Inge Schilperoord

Scritto in maniera chirurgica, precisa e neutrale, Nuvole di fango è un esordio potente.


Titolo: Nuvole di fango
Autore: Inge Schilperoord
Editore: Fazi Editore
Prezzo: €16.00
Data di uscita: 6 luglio 2017

Trama:
D’estate, in cerca di sollievo dal caldo, la tinca si immerge nella melma dei fondali. Quando poi torna a muoversi, inevitabilmente solleva una nuvola di fango. Come Jonathan: giovane dal passato segnato, ha bisogno di nascondersi, cerca di muoversi il meno possibile e, quando lo fa, solleva una nuvola torbida attorno a sé. Trentenne attratto dalle bambine, Jonathan fa ritorno a casa dopo un periodo trascorso in carcere. La madre è una donna anziana e solitaria e il villaggio di pescatori in cui è cresciuto si sta svuotando. Non c’è quasi più nessuno. Jonathan non ha amici. Una casetta malmessa, il mare a due passi, il cielo sconfinato. Lui, la madre, il caldo estivo soffocante. L’unico barlume di normalità, l’unico attaccamento alla vita vera, è il prendersi cura degli altri: della madre, del cane e di una tinca che ha trovato, ferita, in un laghetto vicino casa. Ma le giornate di Jonathan prendono una piega inaspettata quando Elke, una bambina sempre sola che condivide con lui la passione per gli animali, sembra cercare la sua compagnia… Nuvole di fango è un viaggio vorticoso dentro una mente malata che lotta contro se stessa. Pagine ipnotiche, intrise di umanità, in cui ogni giudizio viene sospeso, costringendoci a vedere il mondo attraverso gli occhi di un criminale che cerca in tutti i modi di non cadere in tentazione. Non di nuovo.
Nel suo sorprendente romanzo d’esordio, accolto dalla critica in maniera entusiastica, la psicologa Inge Schilperoord ha avuto l’audacia di indagare là dove la maggior parte delle persone non osa nemmeno avvicinarsi.


Recensione:
Libri così sono capaci di scuotere il lettore fino alla nausea, di smuoverlo dalle sue certezze fino a creare un buco sotto ai piedi, di parlare di uno di quei temi che incoscientemente, forse, ignoriamo ma che esistono e permangono. Libri come Nuvole di fango, esordio potente di una psicologa forense olandese, non si scordano mai più. Come non si scordano mai quelle storie di cronaca raccapriccianti, di dolore, che diventano oggetto di conversazioni fatte ad alta voce; una voce indignata, sofferente e punitiva. Ma nulla di questo invade le parole della scrittrice che nel suo romanzo si mantiene neutrale senza mai far trapelare le sue emozioni o i suoi pensieri, senza mai essere una giudice con una sentenza di fronte a Jonathan.
Jonathan che è malato e che prova attrazione fisica e sessuale verso le bambine, Jonathan che riconosce di non essere sano mentalmente ma che desidera essere una persona migliore. Se lo scrive, se lo ripete come un mantra, ne è convinto: lui, dopo la sua detenzione in carcere per aver molestato una bambina e tornato libero, può essere una persona migliore. E per esserlo si esercita sul quaderno che lo psicologo gli ha lasciato, ritorna con la mente ai suoi consigli e anche a quei frammenti di ricordi in cui ha perso il controllo si sente terribilmente in colpa. Non so se dalla pedofilia si guarisce ma, come dice lo stesso medico di Jonathan, il rischio di recidiva è alto e lo è ancora di più se la nuova vicina è una piccola bimba trascurata e bisognosa di attenzioni. Ed è qui che si entra nella testa del pedofilo, è qui che inizia un vortice di emozioni capaci di stordire, è qui che il lettore si fa disgustato e arrabbiato mentre legge di come Jonathan trova attraenti i capelli maltrattati di Elke fino a finire a dettagli più intimi e rivoltanti per il lettore.
Quello de Nuvole di fango è un crescendo di pensieri viscerali del protagonista, che prima risulta lucido e ci dà l'illusione del cambiamento e della stabilità allo stesso tempo, fino a che questi non esplodono in un subbuglio dal boato frastornante. Con un ritmo travolgente, quindi, si passa gradualmente dall'ordine, dalla struttura e dalla disciplina al caos, al sovraffollarsi di pensieri indecenti e alla perdita di controllo di Jonathan.

E per la prima volta da molto tempo sembrò esserci solo il presente. Né passato, né futuro. Come se il tempo si fosse gonfiato, rappreso e fermato. Come se dopo di questo non sarebbe mai venuto altro. [...] La battaglia era stata combattuta o persa. Ora Jonathan poteva solo seguire ciò che era dentro di lui.

Nuvole di fango è uno di quegli esordi che superano le aspettative maturate, scritto con una penna chirurgica e precisa, una penna sottile dove si assiste alla guerra emotiva e mentale che si presenta in Jonathan e, volendo, in un pedofilo in generale; dove c'è ampio spazio per il lettore per farsi un'idea e un'opinione senza essere condizionato da quelle della psicologa: è come se Inge Schilperoord ci desse la possibilità di comprendere Jonathan, di andare oltre l'etichetta di "orco" che automaticamente gli abbiamo attribuito. Nuvole di fango è un romanzo intenso, composto e scritto in maniera superba che io consiglierei a chiunque, superata la prima riluttanza, perché sebbene faccia male le cose dolore al mondo esistono ed esisteranno sempre.

Lui doveva fuggire da se stesso, ma rimase dov'era.

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